ATTUALITÀ ECONOMIA - 13 ottobre 2026, 16:00

Carrefour Market, è codice rosso: chiusure a catena e lavoratori senza certezze

La possibile liquidazione giudiziale dei punti vendita di Aosta, in via Festaz, e Saint-Christophe accende l’allarme sul futuro di oltre 40 lavoratrici e lavoratori. La Coalizione Uniti a Sinistra denuncia l’assenza di garanzie occupazionali e punta il dito contro la mancanza di programmazione commerciale e urbanistica in Valle d’Aosta, mentre la politica sembra guardare più alle nuove aperture che alla tenuta delle attività esistenti

Delegazione Coalizione Uniti a Sinistra – Area Democratica Gauche Autonomiste, Movimento 5 Stelle, Partito della Rifondazione Comunista e Risorgimento Socialista, alla proiezione del documentario NAZA

Delegazione Coalizione Uniti a Sinistra – Area Democratica Gauche Autonomiste, Movimento 5 Stelle, Partito della Rifondazione Comunista e Risorgimento Socialista, alla proiezione del documentario NAZA

Il commercio valdostano assomiglia sempre più a un domino: quando cade una tessera, le altre iniziano a vacillare, fino a mettere in discussione un intero equilibrio economico e sociale. E mentre le saracinesche rischiano di abbassarsi, la politica sembra ancora impegnata a preparare il terreno per l’arrivo di nuovi marchi, come se bastasse cambiare insegna per risolvere i problemi strutturali del settore. Ma un territorio non si misura soltanto dalla capacità di attrarre investimenti: si misura anche dalla volontà di proteggere il lavoro, valorizzare le attività presenti e governare le trasformazioni economiche.

È in questo scenario che si inserisce l’allarme lanciato dalla Coalizione Uniti a Sinistra – Area Democratica Gauche Autonomiste, Movimento 5 Stelle, Partito della Rifondazione Comunista e Risorgimento Socialista, che apprende con amarezza e preoccupazione l’intenzione della proprietà di avviare la liquidazione giudiziale, in assenza di garanzie concrete sul futuro dei punti vendita Carrefour Market di Aosta, in via Festaz, e Saint-Christophe. Due realtà dalla posizione commerciale strategica, il cui destino coinvolge direttamente oltre 40 lavoratrici e lavoratori, oggi alle prese con un’incertezza che rischia di trasformarsi in una crisi occupazionale.

La questione valdostana si inserisce in una riorganizzazione più ampia della rete Carrefour in Italia, dopo l’acquisizione del 100% di Carrefour Italia da parte del gruppo italiano NewPrinces, guidato dall’imprenditore Angelo Mastrolia. La nuova proprietà ha annunciato un piano di rilancio industriale da oltre 400 milioni di euro, con l’obiettivo di sostenere il gruppo e scongiurare uno smembramento della rete commerciale. Eppure, la transizione sta accompagnando una profonda ristrutturazione, con la chiusura di diversi negozi.

La proprietà ha sostenuto che non si tratterebbe di una chiusura generalizzata, ma di interventi selettivi su punti vendita già in difficoltà economica sotto la precedente gestione francese. Una distinzione che, sul piano industriale, può avere una sua logica, ma che non cancella le conseguenze sociali delle decisioni assunte. Per chi gestisce i supermercati in franchising, infatti, l’uscita di Carrefour dall’Italia ha comportato la necessità di rivedere contratti di fornitura, royalty e condizioni commerciali. Anche le garanzie di approvvigionamento e la riorganizzazione della logistica incidono sulla capacità dei singoli esercizi di restare competitivi e sostenere i costi di gestione.

È proprio in questo passaggio che si misura la distanza tra le strategie elaborate ai vertici dei gruppi industriali e la realtà quotidiana dei territori. Le operazioni di riorganizzazione possono rispondere a esigenze di efficienza e sostenibilità economica, ma non possono essere considerate neutre per le comunità che ne subiscono gli effetti. Dietro ogni punto vendita ci sono persone, famiglie, competenze professionali e servizi che contribuiscono alla vita economica locale.

La riflessione della Coalizione investe così un tema più ampio: la mancanza, in Valle d’Aosta, di una programmazione commerciale e urbanistica capace di tenere insieme sviluppo, concorrenza e tutela dell’occupazione. In un mercato che presenta già segnali di saturazione, la chiusura di attività consolidate e l’autorizzazione di nuove aperture rischiano di produrre uno squilibrio difficile da governare. «Continuare ad autorizzare nuove aperture mentre quelle esistenti falliscono non è libero mercato: è accanimento terapeutico sulla pelle dei lavoratori», denuncia la Coalizione, sintetizzando una critica che chiama direttamente in causa le responsabilità della politica.

Il punto, naturalmente, non è negare il valore della concorrenza né impedire a nuovi operatori di investire in Valle d’Aosta. Il problema è stabilire se lo sviluppo commerciale possa essere lasciato alla sola dinamica delle aperture e delle chiusure oppure richieda una visione d’insieme, capace di valutare gli effetti sull’occupazione, sulla distribuzione dei servizi e sulla tenuta del tessuto economico. La libertà d’impresa è un principio fondamentale, ma governare il territorio significa anche interrogarsi sulle conseguenze delle scelte e sulle condizioni che permettono alle attività di sopravvivere.

Come ricordava Antonio Gramsci, «il pessimismo dell’intelligenza, l’ottimismo della volontà». Una frase che invita a guardare la realtà senza illusioni, ma anche a non considerare inevitabile ciò che può essere affrontato attraverso la responsabilità e l’iniziativa politica. Nel caso dei Carrefour Market valdostani, il pessimismo nasce dall’assenza di certezze per decine di lavoratori; l’ottimismo della volontà dovrebbe tradursi in un intervento concreto delle istituzioni, nella ricerca di soluzioni industriali e nella costruzione di garanzie per chi rischia di pagare il prezzo più alto della ristrutturazione.

La preoccupazione è particolarmente forte ad Aosta e Saint-Christophe, dove oltre 40 persone attendono risposte sul proprio futuro professionale. Per loro, la crisi non è una questione astratta di strategie aziendali o di equilibri commerciali, ma un problema immediato che riguarda il reddito, la stabilità familiare e la possibilità di continuare a lavorare. Per questo la Coalizione auspica il coinvolgimento delle istituzioni pubbliche e considera indispensabile un confronto che metta al centro la salvaguardia dei posti di lavoro.

La politica, dunque, non può limitarsi a osservare gli eventi da bordo campo, intervenendo soltanto quando una crisi è ormai esplosa. Deve assumersi la responsabilità di convocare i soggetti interessati, verificare le prospettive dei punti vendita e cercare ogni soluzione utile a preservare l’occupazione. Allo stesso tempo, occorre aprire una riflessione seria sulla programmazione commerciale, affinché le autorizzazioni e le scelte urbanistiche non siano valutate isolatamente, ma nel quadro delle esigenze complessive del territorio.

La Coalizione Uniti a Sinistra assicura che resterà al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori dei Carrefour Market di Aosta e Saint-Christophe, impegnandosi nella difesa dell’occupazione, delle professionalità e dei diritti. Una presa di posizione che si accompagna a una richiesta precisa: trasformare la preoccupazione in iniziativa politica e istituzionale, prima che l’incertezza diventi una perdita irreversibile.

Perché le saracinesche che si abbassano non raccontano soltanto la crisi di un’impresa. Raccontano anche la capacità, o l’incapacità, di una comunità di governare i cambiamenti economici senza lasciare indietro chi lavora. E in una Valle d’Aosta che rivendica autonomia e responsabilità nelle proprie scelte, la tutela dell’occupazione e una programmazione commerciale lungimirante dovrebbero essere parte integrante di qualsiasi idea credibile di sviluppo.

pi.mi.

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