Non una semplice sigla in più nel già affollato panorama politico italiano, almeno nelle intenzioni dei promotori, ma il tentativo di dare una forma organizzata a un disagio che attraversa una parte dell’elettorato: la distanza crescente tra cittadini e politica. Sabato 10 ottobre, al Salone delle Colonne dell’Eur, è stato presentato ufficialmente Più Uno, il nuovo soggetto politico fondato da Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli, accompagnato da una parola d’ordine che richiama direttamente i principi della Repubblica: «Uguali per la Costituzione».
La nascita del partito era stata preparata il 6 ottobre con la firma dell’atto costitutivo da parte dei due promotori. Ruffini, avvocato ed ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, assume il ruolo di riferimento politico di un progetto maturato attraverso comitati territoriali e iniziative civiche. Gabrielli, già capo della Polizia e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla sicurezza nel governo Draghi, porta nel nuovo percorso la propria esperienza nelle istituzioni e nella gestione della sicurezza pubblica. Due profili differenti, uniti dall’ingresso in una formazione che intende misurarsi direttamente con la competizione politica.
La questione da cui parte Più Uno è quella dell’astensionismo. «Bisognava aspettare così tanto tempo per fare una nuova offerta politica, oppure rinunciare ad avere metà degli italiani a votare?», ha osservato Ruffini presentando il progetto. La sfida dichiarata è raggiungere chi non vota più, oltre agli elettori che non trovano una rappresentanza convincente nelle forze esistenti.
Ruffini (sn) e Gabrielli
Il nome vuole esprimere questa ambizione: ogni cittadino può aggiungere qualcosa alla vita democratica, purché la partecipazione non si esaurisca nella delega ai dirigenti di partito. Il richiamo all’articolo 3 della Costituzione, che sancisce l’uguaglianza e impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli economici e sociali, indica invece il riferimento ideale del movimento. Sul terreno delle proposte, Ruffini ha richiamato crescita, imprese, scuola, sanità, lavoro e un utilizzo più efficace delle risorse pubbliche.
La collocazione politica è esplicita: Più Uno nasce nel centrosinistra, con l’obiettivo dichiarato di ampliarne il perimetro verso elettori moderati e riformisti. Non si presenta, dunque, come una formazione equidistante tra gli schieramenti. Il confronto con le altre componenti della coalizione, le possibili alleanze e il percorso verso eventuali primarie restano passaggi decisivi. Il nuovo partito dovrà dimostrare di saper trasformare una rete di comitati in una presenza politica riconoscibile, radicata e capace di formulare proposte concrete.
È qui che si misurerà la distanza tra l’ambizione e i risultati. In un sistema segnato dalla frammentazione e dalla disaffezione elettorale, la nascita di Più Uno apre un nuovo capitolo, ma non risolve automaticamente il problema che denuncia. La Costituzione offre un riferimento comune; la partecipazione, la credibilità delle proposte e la capacità di incidere sulle condizioni di vita dei cittadini saranno il banco di prova.
Per Ruffini e Gabrielli, la partita comincia adesso: convincere gli italiani che la politica possa tornare a essere uno strumento di rappresentanza, e non soltanto una contesa tra gruppi dirigenti.





