AMBIENTE - 09 ottobre 2026, 12:06

Caccia: Fauna alpina, scontro in Consiglio Valle: Viérin punta il dito sul lupo, AVS chiede più tutele

La mozione di Alleanza Verdi e Sinistra per limitare il prelievo venatorio delle specie più vulnerabili viene respinta con 32 astensioni e 3 voti favorevoli. Il capogruppo del Centro Autonomista, Marco Viérin, sposta il confronto sul ruolo dei grandi predatori: «Il problema è soprattutto il lupo». La maggioranza rivendica il quadro scientifico del Piano faunistico-venatorio, mentre AVS insiste sul principio di precauzione, sull’indipendenza dei censimenti e sulla necessità di rafforzare la tutela della biodiversità

Caccia: Fauna alpina, scontro in Consiglio Valle: Viérin punta il dito sul lupo, AVS chiede più tutele

La gestione della fauna alpina torna al centro del confronto politico in Consiglio Valle, mettendo a confronto due priorità: da una parte la conservazione delle specie più vulnerabili e la revisione delle regole della caccia, dall’altra la necessità di affrontare gli effetti della presenza dei grandi predatori sugli equilibri della fauna selvatica e sulle attività di allevamento. È su questo secondo aspetto che si concentra l’intervento di Marco Viérin, capogruppo del Centro Autonomista, che contesta l’impostazione della mozione presentata da Alleanza Verdi e Sinistra perché, a suo giudizio, non affronta in maniera adeguata una delle questioni più rilevanti per il territorio valdostano: il lupo.

«Parliamoci chiaro: nella gestione della nostra fauna c’è anche un tema sfuggito al controllo, ed è il lupo», ha affermato Viérin in aula. Il consigliere ha richiamato le segnalazioni di chi frequenta i boschi e incontra carcasse di animali predati, denunciando quella che considera una progressiva riduzione della presenza di alcune specie. «Chi va per funghi trova purtroppo con frequenza carcasse di animali sbranati, e i cerbiatti, come altre specie, non si vedono più», ha dichiarato, escludendo che il fenomeno possa essere ricondotto soltanto alle condizioni meteorologiche. «Non è la neve, non è la pioggia, non è la siccità: è un fenomeno che da noi non c’era da decenni, ed è chiaro che porta all’impoverimento di tutta la nostra fauna».

La posizione del capogruppo del Centro Autonomista è netta: parlare di protezione della biodiversità senza affrontare gli effetti della predazione rischia, secondo Viérin, di lasciare fuori dal dibattito una componente essenziale del problema. Il consigliere ha esteso la propria denuncia anche agli allevamenti, sottolineando che gli attacchi non riguarderebbero soltanto ovini, caprini e vitelli, ma anche bovini adulti. «Non solo pecore e capre, non solo vitellini, ma anche la mucca di grossa stazza, attaccata, sventrata e lasciata lì», ha riferito. A sostegno delle preoccupazioni ha richiamato i dati regionali relativi al 2025, che registrano 44 attacchi del lupo agli allevamenti, contro i 33 del 2024, il valore più alto dell’ultimo quinquennio.

Per Viérin, la questione non può essere marginalizzata nel momento in cui si discute di conservazione della fauna. «Quando non si vuole affrontare questo tema, è difficile parlare di protezione della fauna», ha sostenuto, chiedendo che il quadro conoscitivo tenga conto in modo realistico anche degli effetti esercitati dai predatori sulle altre popolazioni animali. Il suo intervento introduce così un elemento di contraddittorio rispetto all’impostazione di AVS: prima di limitare ulteriormente il prelievo venatorio, occorre, nella prospettiva del Centro Autonomista, considerare l’insieme dei fattori che incidono sugli equilibri degli ecosistemi alpini, compresa la presenza del lupo.

La mozione di AVS, presentata dalla capogruppo Chiara Minelli, aveva però un obiettivo specifico: impegnare il Governo regionale a verificare la possibilità di sospendere o limitare, già dalla stagione venatoria 2026-2027, il prelievo delle specie considerate maggiormente vulnerabili. Nel testo erano indicate in particolare la lepre variabile, la pernice bianca, la coturnice e il gallo forcello. La proposta chiedeva inoltre di escludere queste specie dal prossimo calendario venatorio, salvo la disponibilità di dati scientifici indipendenti e pubblicamente verificabili in grado di dimostrare la compatibilità del prelievo con il loro stato di conservazione.

La richiesta di AVS non si fermava alla definizione dei contingenti di caccia. Il gruppo proponeva anche di valutare misure più restrittive sull’uso e sulla detenzione di munizioni contenenti piombo e di riorganizzare i censimenti faunistici secondo criteri di terzietà e validazione scientifica, evitando che la raccolta dei dati dipendesse prevalentemente da soggetti direttamente interessati all’attività venatoria. Una linea politica che mette al centro il principio di precauzione e la necessità di disporre di informazioni verificabili prima di autorizzare il prelievo di specie particolarmente esposte ai cambiamenti ambientali.

«Le decisioni in materia venatoria devono fondarsi su solide evidenze scientifiche, ispirate al principio di precauzione e orientate alla tutela delle specie maggiormente vulnerabili ai cambiamenti climatici», ha dichiarato Minelli (nella foto), ricordando le iniziative già presentate dal suo gruppo sul tema. Per la capogruppo di AVS, la gestione della fauna selvatica non può ridursi alla determinazione del numero di animali abbattibili, ma deve interrogarsi anche sull’opportunità stessa di autorizzare il prelievo di specie che rappresentano una componente qualificante della biodiversità alpina.

Minelli ha collegato la questione ambientale anche all’identità e all’attrattività turistica della Valle d’Aosta, sostenendo che la conservazione del patrimonio naturale rappresenta un elemento importante per il territorio. Sul piombo, la consigliera ha chiesto un percorso più ampio e tempi certi per il superamento delle munizioni contenenti questo metallo, oggi soggette a divieti in specifici ambiti, fra cui le zone umide e le aree Natura 2000. Nella sua argomentazione, la dispersione del piombo nell’ambiente costituisce un rischio di contaminazione degli ecosistemi e di avvelenamento della fauna, in particolare degli uccelli rapaci e necrofagi.

La replica della maggioranza è arrivata dall’assessora alle Risorse naturali Speranza Girod, che, annunciando l’astensione, ha contestato la necessità di introdurre nuovi impegni attraverso la mozione. Secondo l’assessora, gli strumenti richiesti da AVS sono già disciplinati dal Piano regionale faunistico-venatorio e le decisioni sui prelievi non vengono assunte sulla base di valutazioni ideologiche, ma attraverso parametri tecnici e scientifici.

«Gli impegni proposti sono già disciplinati dal Piano regionale faunistico-venatorio», ha spiegato Girod (nella foto), precisando che i piani di prelievo si basano su modelli scientificamente validati, recepiti nelle linee guida del Piano e approvati con il parere favorevole di Ispra. I contingenti, ha aggiunto, vengono determinati considerando la consistenza e la densità delle popolazioni, oltre al loro successo riproduttivo. L’assessora ha inoltre richiamato il sistema dei centri di controllo, presidiati dal Corpo forestale, per la raccolta dei dati sugli abbattimenti e il monitoraggio delle popolazioni.

Sul fronte delle munizioni, Girod ha ricordato che la Valle d’Aosta ha esteso l’obbligo delle munizioni atossiche a tutti i siti Natura 2000. Ha quindi riferito che è in corso una riorganizzazione dei censimenti, anche attraverso l’impiego di nuove tecnologie, fra cui droni e sistemi video georeferenziati. Una risposta che punta a valorizzare gli strumenti già esistenti e gli aggiornamenti in corso, senza accogliere la richiesta politica di AVS di introdurre ulteriori vincoli al prelievo venatorio sulla base delle condizioni poste dalla mozione.

La stessa assessora ha tuttavia riconosciuto la rilevanza della questione sollevata da Viérin, affermando che «con il lupo abbiamo dei problemi di tutela degli animali domestici, di allevamento e di alcune specie della fauna selvatica». Un passaggio che evidenzia un punto di contatto fra le diverse posizioni: la necessità di considerare l’impatto dei predatori, pur all’interno di strategie e priorità politiche differenti.

I numeri relativi al 2025 contribuiscono a definire la dimensione del problema sul versante degli allevamenti. Oltre ai 44 attacchi registrati, i bovini colpiti sono stati 69, contro i 31 del 2024. La Regione ha inoltre sostenuto spese per 300.052,95 euro per la prevenzione e riconosciuto 44.471,50 euro in indennizzi agli allevatori. Sul piano della presenza del predatore, il quadro regionale indica almeno 12 branchi e altre 2 coppie. Dati che documentano l’entità delle attività di prevenzione e dei danni registrati, ma che, da soli, non consentono di attribuire al lupo tutte le variazioni osservate nelle popolazioni selvatiche.

È proprio su quest’ultimo punto che il confronto politico resta aperto. Viérin (nella foto)richiama l’attenzione sugli effetti della predazione e sulla necessità di non trascurare il rapporto fra grandi carnivori e fauna selvatica; AVS insiste invece sulla vulnerabilità di alcune specie e sulla necessità di fondare le decisioni venatorie su censimenti indipendenti e dati scientifici verificabili. La maggioranza, dal canto suo, difende l’impianto del Piano faunistico-venatorio e gli strumenti di monitoraggio già previsti, riconoscendo al tempo stesso le difficoltà legate alla presenza del lupo.

Il risultato della votazione ha confermato la distanza fra le posizioni: la mozione di AVS è stata respinta con 32 voti di astensione e 3 voti favorevoli, questi ultimi espressi dai consiglieri di Alleanza Verdi e Sinistra. Si sono astenuti Union Valdôtaine, Centro Autonomista, Forza Italia, PD-FP, Lega Vallée d’Aoste, La Renaissance, Fratelli d’Italia e Autonomisti di Centro.

La discussione, al di là dell’esito dell’aula, lascia dunque sul tavolo una questione politica che riguarda il modello di gestione della fauna in Valle d’Aosta: come conciliare la tutela delle specie più vulnerabili, la regolamentazione dell’attività venatoria, la conservazione degli equilibri naturali e la protezione degli allevamenti. Per Viérin il lupo deve entrare pienamente in questo ragionamento; per Minelli la priorità è rafforzare le garanzie scientifiche e il principio di precauzione; per Girod, gli strumenti regionali esistono già e sono in fase di aggiornamento. Tre impostazioni diverse, chiamate a misurarsi con lo stesso nodo: trasformare i dati disponibili in decisioni capaci di tenere insieme biodiversità, attività umane e specificità del territorio alpino.

pi.mi.

SU