ECONOMIA - 09 ottobre 2026, 15:45

Cooperazione e sviluppo, la Valle d’Aosta guarda al futuro con il Manifesto di Legacoop

Una delegazione valdostana ha partecipato a Milano alla Biennale dell’Economia Cooperativa, promossa da Legacoop in occasione dei 140 anni dalla nascita dell’associazione. Al centro del confronto il ruolo della mutualità nello sviluppo economico, nella creazione di lavoro, nell’abitare, nei servizi alla persona e nel sostegno alle comunità locali. Una riflessione che interessa da vicino anche la Valle d’Aosta, alle prese con le sfide delle aree montane, dell’invecchiamento demografico e della tenuta del tessuto produttivo

Da sn: David Catani, Nadia Romeo, Laura Raspino, vicepresidente di Legacoop Valle d’Aosta, e Noella Semeria

Da sn: David Catani, Nadia Romeo, Laura Raspino, vicepresidente di Legacoop Valle d’Aosta, e Noella Semeria

La cooperazione come strumento di sviluppo economico, coesione sociale e valorizzazione dei territori. È attorno a questa prospettiva che si è sviluppata a Milano la Biennale dell’Economia Cooperativa di Legacoop, appuntamento che quest’anno assume un significato particolare in occasione del 140° anniversario della nascita dell’associazione. All’iniziativa ha partecipato anche una delegazione valdostana composta da David Catani, Nadia Romeo, Laura Raspino, vicepresidente di Legacoop Valle d’Aosta, e Noella Semeria.

L’incontro ha rappresentato l’occasione per rilanciare il ruolo dell’impresa cooperativa in una fase caratterizzata da profonde trasformazioni economiche e sociali. Un tema che riguarda da vicino anche la Valle d’Aosta, dove la dimensione delle imprese, le caratteristiche del territorio montano e la necessità di garantire servizi diffusi richiedono modelli organizzativi capaci di mettere in rete risorse, competenze e persone.

Ad aprire i lavori è stato il presidente nazionale di Legacoop, Simone Gamberini, che ha presentato un Manifesto per un nuovo modello di sviluppo, fondato sul rapporto tra istituzioni e cooperazione. «Abbiamo bisogno di un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Ma noi diciamo che da centoquarant’anni questo modello esiste già. Oggi è il momento di sceglierlo», ha affermato, indicando nella mutualità una risposta concreta alle fragilità del sistema economico e alle nuove esigenze delle comunità.

Il messaggio ha una valenza particolare per una regione come la Valle d’Aosta, nella quale la sostenibilità economica delle attività produttive si intreccia con la necessità di contrastare lo spopolamento delle località più periferiche, mantenere servizi di prossimità e favorire nuove opportunità occupazionali. In questo contesto, la cooperazione può rappresentare una leva per aggregare piccoli operatori, rafforzare le filiere locali e trattenere sul territorio una quota maggiore del valore prodotto.

Il Manifesto di Legacoop individua infatti nella mutualità uno strumento per affrontare alcune delle principali criticità nazionali: l’accesso alla casa, l’invecchiamento della popolazione, la crescita della produttività, le disuguaglianze territoriali e le trasformazioni del lavoro. Questioni che assumono caratteristiche specifiche nei territori alpini, dove la dispersione degli insediamenti e i costi legati alla gestione dei servizi possono rendere più complessa la risposta ai bisogni di cittadini e imprese.

Tra gli ambiti indicati come prioritari figurano l’abitare cooperativo, il rafforzamento delle reti di assistenza e cura, lo sviluppo di filiere agroalimentari più eque e il sostegno alle aree interne. Per la Valle d’Aosta, si tratta di temi che chiamano in causa la capacità di costruire collaborazioni tra imprese, lavoratori, amministrazioni pubbliche e comunità locali, valorizzando le specificità dell’economia di montagna.

Particolare attenzione è stata riservata anche alla politica industriale e alla capacità delle imprese di affrontare insieme le trasformazioni del mercato. «La competitività non nasce soltanto dagli incentivi alla singola impresa, ma dalla capacità di costruire filiere, consorzi, reti di conoscenza e collaborazione», ha sottolineato Gamberini. Una considerazione che si presta a una riflessione sul sistema produttivo valdostano, composto anche da realtà di dimensioni contenute che possono trovare nell’aggregazione uno strumento per condividere investimenti, competenze e innovazione.

Un altro capitolo riguarda il ricambio generazionale e la continuità delle attività economiche. Tra gli strumenti richiamati da Legacoop figurano i Workers Buy Out, operazioni attraverso le quali i lavoratori possono rilevare un’impresa in difficoltà o destinata alla chiusura, trasformandosi in soci e contribuendo a salvaguardare occupazione e competenze. Una possibilità che, in determinate condizioni, può offrire una prospettiva anche ai territori in cui la scomparsa di una piccola impresa rischia di impoverire l’intera comunità.

La trasformazione digitale e l’intelligenza artificiale costituiscono un ulteriore terreno di confronto. Secondo Legacoop, l’innovazione deve essere accompagnata da strumenti capaci di tutelare le persone e impedire che i benefici delle nuove tecnologie si concentrino esclusivamente nelle mani di pochi soggetti economici. «La rivoluzione digitale non può ridurre le persone a semplici fornitori inconsapevoli di informazioni per piattaforme lontane», ha osservato il presidente nazionale, richiamando la necessità di una maggiore consapevolezza nella gestione dei dati e nella distribuzione del valore generato dall’economia digitale.

Il progetto di Legacoop punta inoltre a rafforzare gli strumenti di finanza mutualistica, semplificare la nascita di nuove cooperative e sostenere innovazione, aggregazioni e ricambio generazionale. Alla base vi è la richiesta di un rapporto più strutturato tra istituzioni e imprese cooperative, nel quadro del riconoscimento costituzionale della funzione sociale della cooperazione, sancito dall’articolo 45 della Costituzione.

Per la Valle d’Aosta, la partecipazione della delegazione alla Biennale costituisce dunque un’occasione di confronto sulle prospettive di un modello d’impresa che può affiancare le forme tradizionali di attività economica. La sfida consiste nel tradurre i principi generali in progetti concreti, capaci di rispondere alle esigenze delle comunità valdostane: dalla disponibilità di alloggi accessibili al mantenimento dei servizi nelle località più distanti dai centri principali, fino alla valorizzazione delle produzioni locali e alla creazione di opportunità per i giovani.

Resta centrale, come ha ricordato Gamberini, la necessità di distinguere la cooperazione autentica da modelli che utilizzano la mutualità soltanto formalmente. Legalità, qualità del lavoro, rispetto dei diritti e democrazia interna sono condizioni essenziali affinché l’impresa cooperativa possa svolgere una funzione economica e sociale credibile.

«La solitudine non è un destino. Nessuno ce la fa da solo e nessuno deve essere lasciato da solo», ha concluso il presidente di Legacoop, sintetizzando il senso del Manifesto. Una visione che richiama anche la dimensione comunitaria dell’autonomia valdostana: la capacità di affrontare le trasformazioni economiche facendo leva sulle risorse del territorio, sulla collaborazione tra soggetti diversi e sulla responsabilità condivisa.

La partecipazione valdostana alla Biennale si inserisce in questo confronto, nel quale la cooperazione viene proposta non come un modello del passato, ma come uno degli strumenti possibili per affrontare le sfide del futuro. Perché, soprattutto in una regione di montagna, lo sviluppo non si misura soltanto nella crescita delle imprese, ma anche nella capacità di mantenere vivi i territori, creare lavoro e garantire alle comunità condizioni concrete per continuare a viverci.

pi.mi.

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