ATTUALITÀ POLITICA - 09 ottobre 2026, 10:59

Testolin e Bertschy, la Giunta regionale nel mirino: AVS alza il livello dello scontro

Alleanza Verdi e Sinistra attacca il presidente della Regione e il suo vice sulla permanenza in Giunta, contestando il rispetto delle norme sui mandati e denunciando ritardi e responsabilità politiche su CVA, concessioni idroelettriche, comunità energetiche e trasporti. Sullo sfondo, l’attesa per le decisioni della Corte d’Appello di Torino e le manovre nei palazzi della politica valdostana

Testolin (sn) e Bertschy alla recente nassembela della Féderatio des Cooperatives

Testolin (sn) e Bertschy alla recente nassembela della Féderatio des Cooperatives

Gran fibrillazione a Palazzo regionale. Tra piazza Deffeyes e Avenue des Maquisards, le manovre politiche si intensificano mentre il futuro della Giunta guidata da Renzo Testolin e del suo vicepresidente, Luigi Bertschy, torna al centro dello scontro. A innescare la nuova offensiva è Alleanza Verdi e Sinistra Valle d’Aosta, che in una nota diffusa ad Aosta il 9 ottobre 2026 chiede di fare chiarezza sulla legittimità della permanenza dei due esponenti nell’esecutivo regionale e mette sotto accusa, più in generale, il metodo di governo dell’Union Valdôtaine e dei suoi alleati.

La partita si gioca anzitutto sul terreno giudiziario. Il Tribunale di Aosta, il 2 maggio scorso, ha dichiarato l’ineleggibilità del presidente della Regione, che ha presentato ricorso alla Corte d’Appello di Torino. Ora l’attenzione è concentrata sulle decisioni attese il 13 ottobre, una data che potrebbe rivelarsi decisiva per gli equilibri politici regionali. Secondo AVS, la permanenza di Testolin e Bertschy nella Giunta potrebbe concludersi nel giro di poche settimane, con conseguenze potenzialmente rilevanti per la maggioranza autonomista.

Ma è proprio l’attesa del pronunciamento dei giudici a diventare, nella lettura di AVS, il principale bersaglio politico. «Quello che sorprende è la totale dipendenza dell’Union Valdôtaine e dei suoi alleati dalle decisioni dei giudici, senza un ragionamento concreto e responsabile sulle conseguenze politiche e istituzionali di questa vicenda», osserva il movimento nella nota. Una critica che va oltre la questione giuridica e investe direttamente la capacità della maggioranza di assumersi le proprie responsabilità, evitando di affidare interamente alle aule di tribunale la soluzione di una crisi dagli evidenti risvolti politici.

Il nodo, per AVS, riguarda anche il comportamento tenuto dai due esponenti dell’esecutivo. Il movimento contesta a Testolin e Bertschy la volontà di ricoprire incarichi in Giunta per una quarta legislatura consecutiva, richiamando anche il parere negativo delle tre principali dirigenti della Presidenza del Consiglio regionale. Nella ricostruzione di AVS, la questione avrebbe richiesto un passo indietro già a maggio, anziché proseguire lungo una strada che il movimento giudica segnata da forzature e incoerenze amministrative. Si tratta di valutazioni politiche espresse da AVS, mentre la vicenda giudiziaria resta affidata alle decisioni degli organi competenti.

L’attacco, tuttavia, non si ferma alla composizione dell’esecutivo. AVS allarga il campo e punta il dito sulla gestione di CVA, la società energetica regionale, denunciando l’assenza per anni di indirizzi da parte della Regione. Secondo il movimento, questa situazione avrebbe consentito all’amministratore delegato di operare senza un adeguato controllo politico, fino all’approvazione di un piano strategico giudicato pericoloso per gli interessi valdostani. La nota richiama inoltre l’inchiesta della Procura di Palermo nella quale l’amministratore delegato risulterebbe indagato, circostanza che non equivale a un accertamento di responsabilità.

La questione energetica assume un peso ancora maggiore guardando alle scadenze che si avvicinano. Fra poco più di due anni scadranno 29 concessioni idroelettriche riconducibili a CVA e, secondo AVS, non sarebbe ancora chiaro quale strategia intendano adottare il presidente della Regione e l’assessore competente per garantire alla società regionale la continuità delle concessioni. È un passaggio decisivo per il futuro di uno dei principali asset economici della Valle d’Aosta, sul quale la maggioranza è chiamata a fornire risposte politiche e industriali, oltre che rassicurazioni sulla tutela dell’interesse pubblico.

Nel mirino finisce anche la gestione delle scelte istituzionali. AVS attribuisce a Testolin la responsabilità di aver modificato la legge elettorale alla vigilia delle votazioni e di aver portato i valdostani a esprimersi su un importante referendum a ridosso di Ferragosto. Una scelta che, secondo il movimento, avrebbe contribuito a far scendere la partecipazione al 16%. Il dato viene utilizzato per contestare un metodo politico che, nella lettura di AVS, avrebbe finito per indebolire il coinvolgimento dei cittadini proprio su questioni di rilievo per la comunità regionale.

Non meno duro il giudizio sul vicepresidente Bertschy, titolare delle deleghe ai trasporti e all’energia. Sul fronte delle comunità energetiche rinnovabili, AVS parla di un fallimento: nonostante una legge regionale dedicata e la disponibilità di risorse finanziarie, in due anni e mezzo non sarebbe stata realizzata neppure una comunità attraverso lo specifico strumento regionale. Un’accusa che investe direttamente la capacità dell’amministrazione di tradurre le norme e gli stanziamenti in risultati concreti per cittadini, imprese ed enti locali.

Ancora più delicato il capitolo ferroviario. Il cronoprogramma per l’elettrificazione della tratta Ivrea-Aosta, sottolinea AVS, non verrebbe rispettato nonostante la sospensione del servizio per tre anni, decisa per consentire l’avanzamento dei lavori. A dicembre la linea sarebbe ancora inagibile e, denuncia il movimento, non sarebbe stata comunicata neppure una nuova data per la riapertura. Il tema non è soltanto quello dei ritardi: la ferrovia rappresenta un collegamento strategico per la mobilità dei valdostani e per i rapporti della regione con il Piemonte, con ricadute quotidiane su pendolari, studenti e lavoratori.

Sul futuro della Aosta-Pré-Saint-Didier emerge poi quella che AVS considera una contraddizione politica particolarmente significativa. Il movimento ricorda che nel dicembre 2015, quando si trovava all’opposizione, Bertschy partecipava alle manifestazioni contro la sospensione del servizio ferroviario. Oggi, invece, secondo la ricostruzione contenuta nella nota, il vicepresidente sosterrebbe la prospettiva dello smantellamento della tratta. Un cambiamento di posizione che AVS porta come esempio di una distanza crescente tra le battaglie condotte all’opposizione e le scelte compiute una volta entrati nelle istituzioni.

Il quadro delineato dal movimento è dunque quello di una maggioranza chiamata a fare i conti contemporaneamente con l’incertezza giudiziaria, le tensioni politiche e una serie di questioni amministrative che investono settori strategici per l’autonomia valdostana. Dalla governance dell’energia alle concessioni idroelettriche, dalla mobilità ferroviaria alla partecipazione democratica, AVS prova a trasformare la controversia sui mandati in una contestazione più ampia dell’azione di governo.

La conclusione della nota è netta: «Un modo di amministrare insoddisfacente e incoerente, un atteggiamento sprezzante nei confronti della legge, che non può continuare». Parole che segnano un attacco politico frontale all’Union Valdôtaine e ai suoi alleati, in una fase nella quale il pronunciamento della Corte d’Appello potrebbe ridisegnare gli equilibri ai vertici della Regione.

Il 13 ottobre si avvicina e, con esso, un passaggio potenzialmente determinante per il futuro della Giunta. Resta da capire se la maggioranza sceglierà di attendere il verdetto dei giudici senza modificare la propria linea oppure se, nel frattempo, matureranno valutazioni politiche capaci di anticipare gli effetti della decisione. Per AVS, il problema non è soltanto chi possa restare al proprio posto, ma quale credibilità possa conservare un esecutivo chiamato a governare scadenze strategiche e servizi essenziali mentre il suo assetto istituzionale rimane al centro della contesa.

pi.mi.

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