ATTUALITÀ POLITICA - 08 ottobre 2026, 13:53

Legge elettorale, Manes accusa la maggioranza: «Sacrificata l’Autonomia senza garantire neppure la governabilità»

La Camera approva definitivamente la nuova legge elettorale. Per la Valle d’Aosta resta il collegio uninominale, ma i voti valdostani entreranno anche nei conteggi nazionali per le liste proporzionali e per l’eventuale premio di maggioranza. Manes attacca la scelta della maggioranza: «Governabilità e rispetto dell’Autonomia potevano e dovevano stare insieme»

Franco Manes

Franco Manes

Quando una riforma elettorale pretende di garantire la governabilità mettendo però in discussione le garanzie riconosciute a un territorio autonomo, il problema non è soltanto tecnico. È politico. E per la Valle d’Aosta rischia di diventare anche una questione di identità, rappresentanza e tutela della propria specialità.

Con il voto definitivo di giovedì 8 ottobre, la Camera ha approvato la nuova legge elettorale, chiudendo un percorso che lascia però sul terreno valdostano una modifica tutt’altro che secondaria. Il collegio uninominale resta, ma viene meno uno degli elementi di salvaguardia che nelle prime versioni della riforma sembrava destinato a essere mantenuto: i voti espressi in Valle d’Aosta entreranno anche nei conteggi nazionali delle liste proporzionali e dell’eventuale premio di maggioranza.

Una scelta che Franco Manes contesta duramente, soprattutto per il metodo con cui la maggioranza ha affrontato il rapporto tra sistema elettorale nazionale e specificità delle autonomie speciali. Il parlamentare valdostano chiarisce innanzitutto che la sua posizione non nasce dalla volontà di proporre a Roma un modello elettorale costruito sulle esigenze della Valle. «Non abbiamo mai chiesto di imporre all’Italia il modello valdostano», sottolinea Manes, rivendicando invece un principio che considera decisivo: «Abbiamo chiesto che la maggioranza potesse scegliere il sistema ritenuto migliore per garantire governabilità e stabilità, nel rispetto però della Costituzione, degli Statuti speciali e della particolarità della Valle d’Aosta».

È proprio quel rispetto, secondo Manes, a essere venuto meno. E qui la critica alla maggioranza diventa particolarmente pesante. Perché, nella sua lettura, il Parlamento avrebbe scelto di perseguire un obiettivo nazionale scaricandone una parte dei costi proprio su una realtà che la Costituzione e lo Statuto tutelano nella sua specificità.

«La specificità valdostana non è un privilegio, ma una previsione statutaria», ribadisce Manes. Una distinzione tutt’altro che formale, perché proprio da questo principio discende la possibilità di costruire sistemi elettorali capaci di tenere insieme due esigenze che, secondo il parlamentare, non sono affatto incompatibili: la stabilità dei governi e la tutela delle autonomie.

«Governabilità e rispetto delle autonomie potevano e dovevano stare insieme», afferma. «Con questa legge, così non sarà». È questa, per Manes, la contraddizione centrale della riforma: la maggioranza avrebbe avuto la possibilità di costruire un sistema capace di garantire la governabilità senza alterare gli equilibri politici e istituzionali della Valle d’Aosta, ma avrebbe scelto una strada diversa.

Il rischio, secondo il parlamentare valdostano, non riguarda soltanto il meccanismo con cui verranno conteggiati i voti. La conseguenza potrebbe essere molto più profonda e incidere direttamente sulla competizione politica tra forze nazionali e movimenti autonomisti. «Si aprono nuove disuguaglianze tra Valdostani», avverte Manes, parlando di un possibile «conflitto asimmetrico fra i partiti nazionali e i movimenti autonomisti».

È un passaggio particolarmente delicato perché, nella sua analisi, la nuova legge potrebbe modificare anche il valore percepito del voto espresso in Valle. L'elettore potrebbe essere portato a considerare diversamente la convenienza del proprio voto, soprattutto nel caso di chi guarda alla politica nazionale più che alla dimensione autonomista.

«L’elettore valdostano, almeno quello ideologizzato, può essere indotto a dare il proprio voto a una forza nazionale sapendo così di pesare di più nel quadro complessivo», sostiene Manes. E proprio qui, aggiunge, si annida il rischio politico più serio: «Allo stesso tempo» quel meccanismo potrebbe «insidiare e indebolire lo spirito autonomista che da sempre anima le scelte dei Valdostani».

Una prospettiva che rende ancora più aspra la critica nei confronti della maggioranza. Per Manes, infatti, non si tratta semplicemente di una diversa tecnica elettorale, ma della possibilità che una modifica apparentemente circoscritta finisca per cambiare gli equilibri di una comunità politica che ha costruito la propria rappresentanza attorno alla difesa dell’Autonomia.

E proprio sul terreno della governabilità, che dovrebbe essere la principale giustificazione della riforma, Manes individua quello che considera il paradosso più evidente. «Con questa riforma si sacrifica l’Autonomia in nome della governabilità, ma non si assicura neppure che qualcuno vinca», afferma senza mezzi termini.

È una bocciatura politica che colpisce direttamente la ratio della legge. Se l'argomento utilizzato dalla maggioranza è la necessità di garantire stabilità, osserva Manes, allora quella stessa maggioranza dovrebbe essere in grado di dimostrare che il sacrificio imposto alle specificità territoriali produce almeno il risultato promesso. Ma, secondo il parlamentare, questa certezza non esiste.

Anzi, il rischio è quello di approvare una legge destinata a essere sottoposta a una nuova stagione di contenziosi. «Il rischio è ritrovarsi ora con una legge elettorale ancora più fragile, esposta ai numerosi ricorsi giudiziari già annunciati», avverte Manes. E lo scenario che prospetta è tutt’altro che rassicurante: una riforma pensata per chiudere la stagione dell’instabilità potrebbe invece aprire una nuova fase di incertezza.

Fino al paradosso finale evocato dallo stesso Manes: una legge approvata per rafforzare la governabilità potrebbe «riportare l’Italia alla stagione del proporzionale, senza la certezza che si potrà fare un Governo».

Il giudizio sulla maggioranza, dunque, è netto. Nella lettura di Manes, il Parlamento non avrebbe semplicemente scelto una nuova legge elettorale: avrebbe accettato di mettere sul piatto l'Autonomia valdostana per un risultato sulla governabilità che resta tutt'altro che garantito. E il punto politico, per la Valle d’Aosta, è proprio questo: quando una maggioranza nazionale considera l’Autonomia una variabile sacrificabile, il problema non si esaurisce con un voto in Parlamento.

Perché una legge elettorale può cambiare in una notte, mentre gli equilibri istituzionali costruiti in decenni possono essere molto più difficili da ricostruire. E il timore espresso da Manes è che, questa volta, la maggioranza abbia deciso di attraversare il confine dell’Autonomia senza accorgersi che, dall’altra parte, il terreno non è quello della semplice matematica elettorale, ma quello della storia politica della Valle d’Aosta: un equilibrio delicato che rischia ora di essere trattato come una pedina su una scacchiera nazionale.

pi.mi.

SU