A un anno dagli Stati Generali dell’Agricoltura Alpina, Cia Agricoltori delle Alpi torna a interrogarsi sul futuro dell’agricoltura di montagna e lo fa ad Aosta, nel corso dell’incontro “Agri28”, che si è svolto questa mattina nella Sala Viglino del Palazzo regionale. Un confronto dedicato soprattutto alle prospettive della futura Politica agricola comune, la Pac 2028-2034, e alla necessità di costruire strumenti capaci di rispondere alle caratteristiche specifiche dei territori alpini.
Ai lavori hanno partecipato il vicepresidente di Cia Agricoltori delle Alpi Gianni Champion e il direttore Luigi Andreis, insieme a rappresentanti delle istituzioni, della Commissione europea, del Masaf e delle amministrazioni locali. Al centro del dibattito le difficoltà e le opportunità che attendono l'agricoltura nei prossimi anni, con particolare attenzione alla sostenibilità economica delle imprese, alla permanenza degli agricoltori sul territorio e al ricambio generazionale.
È proprio il tema del reddito a rappresentare, secondo Champion, il punto di partenza per qualsiasi ragionamento sul futuro dell’agricoltura alpina. «A un anno dagli Stati Generali dell’Agricoltura Alpina – sottolinea il vicepresidente Gianni Champion – resta centrale il tema della sostenibilità economica delle imprese. Come è stato ricordato anche nel corso dell’incontro dall’assessore Girod, se il reddito non regge, la passione non basta». Una considerazione che, per Cia Agricoltori delle Alpi, assume un significato ancora più rilevante in territori dove fare agricoltura significa spesso affrontare maggiori costi, difficoltà logistiche e condizioni produttive più complesse.
Sostenere l’agricoltura di montagna, dunque, significa anche creare le condizioni perché gli imprenditori agricoli possano continuare a vivere e lavorare nei propri territori. «Sostenere la montagna significa garantire agli agricoltori il diritto di restare sui propri territori – aggiunge Champion – e, nello stesso tempo, creare le condizioni affinché le nuove generazioni possano tornare, investire e costruire qui il proprio futuro».
Una prospettiva che supera i confini del comparto agricolo e investe la tenuta complessiva delle comunità alpine. «Non si tratta di una priorità del solo settore agricolo, ma di una sfida che riguarda la tenuta di tutta la società», osserva Champion, indicando nella collaborazione tra istituzioni, imprese e comunità una delle condizioni necessarie per affrontare le trasformazioni in corso. «Per questo è necessario che istituzioni, imprese e comunità interagiscano e collaborino in modo sinergico. Il futuro dell’agricoltura alpina passa inevitabilmente attraverso la resilienza climatica, il ricambio generazionale e il rafforzamento della competitività delle nostre aziende».
Sul tavolo c’è però soprattutto la futura Pac 2028-2034, che Cia Agricoltori delle Alpi considera un passaggio strategico per il destino delle aree montane. La richiesta di Champion è quella di superare una visione della Politica agricola comune legata esclusivamente alla distribuzione delle risorse. «La Pac non deve essere ridotta a una mera linea di pagamento del bilancio europeo, ma deve rappresentare una politica strategica per il futuro dei nostri territori», afferma il vicepresidente.
Da qui la necessità di riconoscere pienamente le peculiarità delle aree alpine e montane, evitando che strumenti e criteri pensati in modo uniforme finiscano per penalizzare territori caratterizzati da condizioni economiche, ambientali e sociali differenti. «Le specificità della montagna richiedono strumenti adeguati e la possibilità di assumere decisioni coerenti con le caratteristiche economiche, ambientali e sociali delle diverse aree», sottolinea Champion.
Una maggiore capacità decisionale dei territori è anche uno dei punti messi in evidenza dal direttore di Cia Agricoltori delle Alpi Luigi Andreis, secondo il quale la prossima programmazione dovrà trovare un equilibrio più efficace tra indirizzo nazionale e autonomia regionale. «Le Regioni devono poter far valere la propria voce nelle sedi opportune e le scelte strategiche devono rimanere il più possibile in capo ai territori», sostiene Andreis, indicando come possibile strada quella di «piani economico-politici differenziati e gestiti direttamente a livello regionale».
Un’impostazione nella quale allo Stato dovrebbe rimanere una funzione di coordinamento sui temi di carattere generale. «Al livello nazionale deve invece spettare la regia dei macrotemi sovraordinati, come la gestione del rischio», precisa il direttore.
Accanto alla questione delle competenze e della programmazione, resta poi quella della burocrazia, che per le imprese agricole di montagna rappresenta un ulteriore elemento di difficoltà. Per Andreis, la nuova Pac dovrà necessariamente affrontare anche questo nodo, rendendo più semplici le procedure e modificando il modo stesso di valutare l’efficacia delle politiche agricole.
«Le aziende agricole di montagna non possono essere gravate da procedure burocratiche sempre più complesse», afferma il direttore di Cia Agricoltori delle Alpi. Da qui la richiesta di «interventi concreti di semplificazione e una rendicontazione che sappia misurare i risultati effettivamente ottenuti sul territorio, e non soltanto verificare formalmente le risorse finanziarie erogate».
È, in definitiva, una richiesta di attenzione alle condizioni concrete nelle quali le aziende agricole operano. Per Cia Agricoltori delle Alpi, la sfida della Pac 2028-2034 non sarà soltanto quella di distribuire risorse, ma di costruire una politica capace di mantenere vivo il tessuto produttivo e sociale delle montagne. Perché, come sintetizza Champion, senza una prospettiva economica sostenibile anche la passione rischia di non essere sufficiente a garantire il futuro dell’agricoltura alpina.





