La sicurezza della Casa circondariale di Brissogne entra nel dibattito politico del Consiglio Valle con un'interrogazione che mette sul tavolo non soltanto le recenti aggressioni ai danni degli agenti della Polizia penitenziaria, ma anche una serie di problemi che da tempo accompagnano la vita dell'istituto: la carenza di personale, l'assenza di una direzione stabile e la gestione dei detenuti con patologie psichiatriche.
A portare la questione in aula, nella seduta del 7 ottobre 2026, è stata la capogruppo de La Renaissance Valdôtaine, Eleonora Baccini. Il punto di partenza sono le notizie relative a una nuova aggressione ai danni di un agente. «Secondo quanto denunciato dall’Organizzazione sindacale autonoma Polizia penitenziaria e riportato dagli organi di informazione, nelle scorse settimane un agente sarebbe stato nuovamente aggredito da un detenuto», ha riferito la consigliera.
Per Baccini non si tratta di un episodio isolato. «L’episodio si aggiunge ad altre situazioni critiche già segnalate nell'Istituto e desta preoccupazione per la sicurezza degli agenti, degli operatori e dei detenuti», ha sottolineato in aula, richiamando anche le prese di posizione dell'Osapp, che ha parlato di una situazione «fuori controllo».
Nel mirino del sindacato, secondo quanto riportato dalla consigliera, ci sarebbero soprattutto «la mancanza di un Direttore titolare sempre presente», «la carenza di personale» e la presenza di detenuti con patologie psichiatriche per i quali «mancherebbero risorse per una presa in carico adeguata».
È su questo intreccio di sicurezza e assistenza sanitaria che Baccini ha chiesto conto alla Giunta. «Vogliamo sapere se siano state acquisite informazioni sulle recenti aggressioni e quali iniziative siano state intraprese nei confronti del Ministero della giustizia e degli organismi competenti», ha detto, sollecitando anche «un confronto con la direzione e le organizzazioni sindacali» per arrivare a «interventi urgenti» e garantire «un’adeguata presa in carico sanitaria dei detenuti psichiatrici».
La risposta del Presidente della Regione Renzo Testolin parte da un dato istituzionale: la Casa circondariale di Brissogne dipende dal Ministero della giustizia. «Abbiamo appreso dei recenti fatti avvenuti nella Casa circondariale di Brissogne dalle notizie di stampa», ha spiegato Testolin, ricordando che «gli istituti di pena non riferiscono alle autorità territoriali e sono direttamente incardinati sotto il Ministero della giustizia».
Ma questo, ha precisato il Presidente, non significa che la Regione sia estranea alla vicenda. Anzi, Testolin ha ricordato una collaborazione istituzionale che affonda le proprie radici nei primi anni Duemila. «Fin dai primi anni 2000, la Presidenza della Regione, in raccordo con il Difensore civico, oggi anche Garante dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, ha promosso e rinnovato il protocollo d’intesa tra Regione e Ministero della giustizia relativo alla Casa circondariale di Brissogne».
Il problema, secondo il Presidente, è che per rendere realmente operativo quel rapporto serve una condizione che oggi non c'è: una direzione stabile dell'istituto. «Per renderne effettive le iniziative è però necessario un rapporto stabile con la direzione dell’Istituto, che attualmente manca», ha affermato Testolin.
La Presidenza della Regione, ha aggiunto, avrebbe più volte sollecitato il Ministero «ad assicurare una direzione stabile e continuativa in Valle d’Aosta», ottenuta finora «solo per brevi periodi».
Sul terreno sanitario, invece, la risposta della Regione è stata più puntuale. Testolin ha assicurato che per i detenuti con problemi psichiatrici «la loro presa in carico è garantita dai servizi di salute mentale dell’Usl, integrati dall’assistenza medica e infermieristica e, quando necessario, da specialisti ospedalieri».
Il modello, ha spiegato il Presidente, «sarà rafforzato con particolare attenzione alle situazioni più fragili e al raccordo tra Usl e direzione del carcere». E proprio il raccordo tra istituzioni diventa uno dei passaggi centrali della risposta della Giunta.
Testolin ha infatti richiamato la Commissione paritetica prevista dal protocollo tra Regione e Ministero della giustizia, che si è riunita il 2 ottobre «per monitorare le situazioni più complesse e individuare eventuali interventi organizzativi».
Non solo. Il Presidente ha ricordato anche un'iniziativa della Presidenza regionale datata 29 luglio, quando, «in attesa della prossima convocazione dell'Osservatorio previsto dal protocollo di intesa», è stata inviata una nota al provveditore regionale del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta. L'obiettivo era ottenere «osservazioni, esigenze e proposte riferite alle problematiche o comunque alle situazioni generali dell'Istituto».
La conclusione di Testolin lascia però aperto un tema sul quale maggioranza e opposizione sembrano poter tornare a confrontarsi: quello della frequenza dei rapporti con il carcere. «Sottolineo la necessità di un confronto più frequente con la direzione del carcere, per garantire interventi tempestivi e un supporto più efficace», ha affermato.
Ed è proprio qui che si è concentrata la replica di Baccini. La consigliera non ha accettato l'idea che la questione possa essere ricondotta prevalentemente alle competenze del Ministero. «Liquidare le aggressioni nel carcere di Brissogne come una questione di esclusiva competenza ministeriale è riduttivo», ha replicato.
Secondo la capogruppo de La Renaissance Valdôtaine, infatti, una parte significativa delle criticità riguarda direttamente la Regione. «Una parte delle criticità riguarda infatti competenze regionali, in particolare sul fronte sanitario», ha sottolineato Baccini, tornando a mettere insieme i diversi tasselli del problema: «La carenza di personale e di una direzione stabile, insieme alla sofferenza degli organici della Polizia penitenziaria, richiedono interventi urgenti».
Da qui la richiesta politica alla Giunta di alzare il livello dell'interlocuzione con Roma. «Chiediamo quindi alla Regione di assumere un ruolo più attivo nei confronti del Ministero», ha concluso Baccini, indicando tre fronti: «direzione, organici e sicurezza», ma anche «assistenza sanitaria e socio-sanitaria».
Il caso Brissogne, dunque, resta sul tavolo del Consiglio Valle. La discussione ha evidenziato da un lato i limiti delle competenze regionali su una struttura direttamente dipendente dal Ministero della giustizia, dall'altro la necessità di un raccordo più stretto su sanità, detenuti fragili e condizioni complessive dell'istituto. E dopo le nuove aggressioni denunciate, il tema della sicurezza della Polizia penitenziaria torna inevitabilmente a chiedere risposte anche sul piano politico valdostano.





