FEDE E RELIGIONI - 05 ottobre 2026, 08:00

Il Cardinale Zuppi: "La fede di San Francesco non è contro qualcuno ma amore per tutti"

Alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Cardinale Matteo Maria Zuppi ha presieduto nella Basilica di San Francesco ad Assisi la celebrazione per la festa del Patrono d’Italia. Nell’omelia il presidente della CEI ha richiamato il messaggio del Santo sulla pace, il dialogo, la fraternità e l’attenzione ai poveri, mettendo in guardia dalla «cultura della potenza» e dai nazionalismi

Il Cardinale Zuppi: "La fede di San Francesco non è contro qualcuno ma amore per tutti"

Ad Assisi, nel giorno dedicato a San Francesco, il Cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo metropolita di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha presieduto la Messa nella Basilica di San Francesco alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accompagnato dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.

Una celebrazione dal particolare valore simbolico, anche perché quest’anno ricorre l’800° anniversario della morte di San Francesco e, per la prima volta dalla sua reintroduzione, l’Italia celebra la giornata dedicata al proprio Patrono come festa nazionale, dopo la decisione del Parlamento.

Tra i concelebranti erano presenti Monsignor Felice Accrocca, Vescovo di Assisi, e il Cardinale Francois Xavier Bustillo, francescano conventuale e Vescovo di Ajaccio. Alla celebrazione ha preso parte anche il Cardinale Angel Fernandez Artime, Pro-Prefetto del Dicastero per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica e Legato Pontificio per le basiliche di San Francesco e di Santa Maria degli Angeli ad Assisi. Nel corso della Messa è stato inoltre benedetto l’olio destinato alla lampada votiva che sarà posta davanti alla tomba del Santo.

È stato soprattutto il messaggio di San Francesco sulla pace e sulla fraternità a guidare l’omelia del Cardinale Zuppi. Partendo dal celebre «Laudato si’, mi Signore», il presidente della CEI ha presentato Francesco come «immagine viva di Cristo, tuo Figlio», capace ancora oggi di mostrare il volto del Padre e di richiamare ogni persona alla responsabilità verso l’altro. Anche verso chi viene percepito come nemico, perché, ha ricordato Zuppi, nessuno deve essere perduto.

Il riferimento è andato anche all’episodio del lupo, simbolo di una fraternità che non esclude chi è considerato avversario. «Nostro fratello lupo ha bisogno di pace e di pane», ha detto il Cardinale, sottolineando come la capacità di donare possa diventare anche una via per ritrovare la pace.

Francesco, ha aggiunto Zuppi, «è pieno di gioia e tutti noi la cerchiamo». Una gioia che il Santo non trasmette attraverso lezioni astratte o giudizi, ma attraverso la propria vita, i gesti e le parole. È proprio questa concretezza, secondo il presidente della CEI, a rendere ancora attuale la sua testimonianza.

Il tema della pace è quindi diventato centrale. San Francesco, ha spiegato Zuppi, insegna a essere «operatori di pace», capaci di portarla là dove esistono violenza, odio e incomprensione. La scelta della povertà e del disarmo, ha osservato, non significa debolezza o arrendevolezza, ma rappresenta una forza diversa, fondata sulla capacità di incontrare l'altro senza imporre la propria superiorità.

Da qui il richiamo alla situazione contemporanea e a quella che Zuppi ha definito «cultura della potenza», alimentata da nazionalismi, interessi economici e campagne che finiscono per costruire il nemico anziché individuare ciò che può unire. Un passaggio nel quale il Cardinale ha contrapposto alla logica della forza quella della fraternità e del dialogo.

Con la sua umiltà, ha sottolineato il presidente della CEI, Francesco «sgonfia, sempre con tanta cortesia e senza nessuna supponenza, l’arroganza dei forti». E lo fa parlando con tutti, perché «la sua fede non è contro qualcuno ma amore per tutti». Una fede che, nella lettura proposta da Zuppi, non nasce dalla contrapposizione ma dalla capacità di guardare la realtà con gli occhi di Dio e di riconoscere la dignità di ogni persona.

Anche la semplicità francescana, ha aggiunto, non deve essere confusa con la superficialità o con la schiavitù dell’apparenza. San Francesco «non rincorre la retorica vuota», ma canta la bellezza del creato anche in un tempo segnato da conflitti e sofferenze. Ed è proprio davanti alle guerre che il suo messaggio, secondo Zuppi, acquista una particolare forza: «La guerra non è un destino e la pace inizia da noi».

Il Cardinale ha quindi richiamato la necessità di non considerare la pace come un obiettivo lontano o irraggiungibile. «È l’unico futuro possibile», ha affermato, ricordando come San Francesco scrivesse ai governanti perché scegliessero la pace. «Non c’è tempo da perdere», ha aggiunto, sottolineando l’enormità delle sofferenze provocate dai conflitti e il rischio che la logica della guerra finisca per condizionare anche il modo di pensare le soluzioni.

Nel messaggio di San Francesco trova spazio anche l'attenzione ai poveri, legata a una concezione dell’amore come dono. «Amare è donare e non c’è gioia senza rendere contento il prossimo», ha detto Zuppi, indicando nel povero non un oggetto di interesse o di assistenza, ma un fratello da accogliere nella sua dignità e nella sua concretezza.

È questa apertura verso l’altro, ha osservato ancora il presidente della CEI, che permette a Francesco di incontrare persone diverse senza paura. «Non aveva paura di incontrare tutti e di essere vicino a chiunque, non con la spada, ma con il dialogo», ha affermato Zuppi, proponendo così la figura del Santo come riferimento per un tempo segnato da divisioni e tensioni.

Nella parte conclusiva dell’omelia, il Cardinale ha insistito sulla necessità di costruire una pace che non sia parziale o riservata soltanto ad alcuni. «Solo insieme troviamo la risposta e solo se la pace è con tutti è davvero pace», ha detto, richiamando la responsabilità di diventare «operatori umili e architetti umili di pace».

Una pace da costruire con coraggio, ha concluso Zuppi, facendo riferimento al diritto e non al «diritto della forza». Il messaggio di San Francesco, nella sua lettura, non propone infatti un amore astratto o semplicemente rassicurante, ma un amore concreto, esigente e universale: «Totale, per tutti, radicato nella vera sicurezza che è Cristo».

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