CRONACA - 05 ottobre 2026, 22:00

Fentanyl, bufera sul Parini: indagato un neurochirurgo

3.720 compresse di Fentanyl e 1.668 di Lyrica prescritte a se stesso e ai familiari in due anni e mezzo. La Squadra mobile ha perquisito l’ufficio e l’abitazione di un neurochirurgo di 53 anni. Sequestrati ricettari, documenti e un computer. L’ipotesi della Procura è di prescrizione abusiva di sostanze stupefacenti. Gli investigatori valutano anche la destinazione dei farmaci, mentre dai primi riscontri prende corpo l’ipotesi dell’uso personale. L’Azienda Usl: «Collaboriamo da mesi con forze dell’ordine e magistratura»

Fentanyl, bufera sul Parini: indagato un neurochirurgo

Fentanyl, migliaia di compresse e un’indagine che scuote l’ospedale Parini. La notizia, diffusa questa mattina dall’Ansa, porta al centro della cronaca giudiziaria valdostana un medico dell’ospedale regionale e soprattutto un farmaco diventato negli ultimi anni simbolo della lotta all’abuso degli oppioidi.

È un’inchiesta ancora nella fase iniziale, ma i numeri che hanno fatto scattare gli accertamenti sono pesanti: tra il 1° gennaio 2024 e il 31 maggio 2026, secondo quanto emerso dagli atti investigativi, il neurochirurgo di 53 anni avrebbe prescritto a se stesso e ai propri familiari più stretti 3.720 compresse di Fentanyl, o medicinali contenenti lo stesso principio attivo. A queste si aggiungono 1.668 compresse di Lyrica.

Da quelle prescrizioni è partita l’attività della Squadra mobile di Aosta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Aosta. L’ipotesi di reato è quella di prescrizione abusiva di sostanze stupefacenti. Un’accusa che dovrà essere verificata nel corso dell’inchiesta e che non equivale, evidentemente, a una responsabilità già accertata.

La mattina della perquisizione, poco dopo le 9.30, gli investigatori sono arrivati al Parini insieme agli uomini della Polizia scientifica. Sono entrati nell’ufficio del medico e hanno acquisito documentazione e ricettari. Alcune delle prescrizioni contestate sarebbero state intestate allo stesso professionista, altre ai genitori.

Poi gli agenti si sono spostati nell’abitazione del medico, dove hanno sequestrato un computer e altra documentazione. Gli investigatori avrebbero inoltre verificato se il professionista fosse ancora in possesso dei medicinali oggetto degli accertamenti.

È proprio sulla destinazione delle compresse che si concentra ora una parte significativa dell’indagine. Una volta acquistati in farmacia, quei farmaci venivano effettivamente utilizzati dal medico e dai familiari ai quali erano intestate le ricette? Oppure una parte poteva essere stata ceduta ad altre persone? Sono domande alle quali dovranno rispondere gli accertamenti della Polizia e della magistratura.

I primi riscontri, tuttavia, sembrerebbero orientare l’inchiesta verso l’ipotesi dell’uso personale. Un elemento che non esclude, di per sé, la possibile rilevanza penale delle modalità con cui le prescrizioni sarebbero state effettuate e che dovrà essere valutato alla luce della normativa che disciplina i medicinali contenenti sostanze stupefacenti.

Il caso è particolarmente delicato anche perché coinvolge un professionista sanitario e riguarda farmaci sottoposti a specifici controlli. Il Fentanyl è un oppioide sintetico estremamente potente, utilizzato in medicina soprattutto per il trattamento di forme di dolore intenso e in ambito anestesiologico. La sua potenza comporta però anche un elevato rischio di abuso, dipendenza e overdose se assunto al di fuori delle indicazioni e dei dosaggi previsti.

La vicenda valdostana si inserisce quindi in un tema più ampio: quello della capacità del sistema sanitario di individuare anomalie nelle prescrizioni e di impedire che farmaci sottoposti a particolare controllo possano essere utilizzati in modo improprio. Ma sarà l'inchiesta a stabilire se, nel caso specifico, vi siano state violazioni e quale sia stata l'effettiva destinazione dei medicinali.

Sul caso, l’Azienda Usl della Valle d’Aosta mantiene una linea di assoluta prudenza. Il direttore generale pro tempore Mauro Occhi sottolinea che l’azienda è da tempo in contatto con gli investigatori: «In questa fase di indagini, come azienda preferiamo non commentare. Ma possiamo dire che non solo abbiamo piena fiducia nell’operato delle forze dell’ordine e della magistratura, ma sono mesi che collaboriamo in stretto contatto con loro».

Occhi rivendica inoltre l’esistenza di procedure interne di sorveglianza sul personale sanitario e amministrativo: «L’azienda da sempre mette in atto un sistema di sorveglianza sul personale sanitario e amministrativo che viene periodicamente esercitato dai cosiddetti medici competenti e le valutazioni e i controlli vengono fatti su tutti a turno».

Sul piano amministrativo, l’Azienda dovrà ora valutare le eventuali conseguenze della vicenda anche in relazione all’attività professionale del medico. Qualsiasi provvedimento dovrà naturalmente confrontarsi con l’evoluzione dell’indagine giudiziaria e con gli accertamenti ancora in corso.

La Procura, intanto, mantiene il massimo riserbo. Saranno soprattutto i documenti sequestrati, i ricettari, il materiale informatico e la ricostruzione degli acquisti a consentire agli investigatori di capire che cosa sia realmente accaduto.

Per il momento c’è un dato certo: 3.720 compresse di Fentanyl e 1.668 di Lyrica al centro di una vicenda che porta dentro il principale ospedale valdostano una questione delicatissima, a cavallo tra medicina, controlli sulle prescrizioni e giustizia. Il resto dovrà essere accertato dall’inchiesta.

je.fe.

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