CRONACA - 02 ottobre 2026, 22:06

Argirò, dalla guida di Cva all’inchiesta di Palermo: il manager valdostano nel dossier sulle autorizzazioni ambientali in Sicilia

Il manager Giuseppe Argirò, 57 anni, figura tra i nove indagati nell’inchiesta della Procura di Palermo sul presunto sistema corruttivo legato alla Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali. Per tutti sono state chieste misure cautelari: otto agli arresti domiciliari e una con divieto di dimora. Tra gli indagati anche l’ex vicepresidente della Regione Siciliana Gaetano Armao e Marco Malacarne Gentile, manager di Cva Eos. Al centro del filone che riguarda il gruppo valdostano ci sarebbe una consulenza da circa 147 mila euro che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe avuto una funzione diversa da quella formalmente indicata. Argirò, assistito dall’avvocata Sabrina Franzone, non avrebbe però ancora ricevuto gli atti contenenti nel dettaglio le contestazioni a suo carico

Giuseppe Argirò

Giuseppe Argirò

La notizia arrivata da Palermo nella giornata di venerdì 2 ottobre 2026 porta in primo piano un nome che negli ultimi anni è diventato familiare nel mondo dell’energia italiana e, soprattutto, nella Valle d’Aosta: Giuseppe Argirò. Manager ligure, 57 anni, una lunga esperienza nel settore delle utilities e degli investimenti infrastrutturali, Argirò è stato per anni uno dei volti della Compagnia Valdostana delle Acque, società strategica del sistema economico regionale. Oggi il suo nome compare in un'inchiesta della Procura di Palermo che ruota attorno alle autorizzazioni ambientali per grandi progetti industriali ed energetici in Sicilia e che coinvolge, oltre a imprenditori e professionisti, anche una figura di primo piano della politica siciliana come Gaetano Armao.

Il quadro giudiziario è ancora in una fase iniziale e questo è un elemento essenziale per leggere la vicenda. La Procura ha chiesto misure cautelari per tutti i 9 indagati, ma la decisione non spetta agli investigatori: dovrà essere il gip, dopo gli interrogatori preventivi, a stabilire se e quali misure applicare. Le ipotesi di reato sono, a vario titolo, la corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e la corruzione per l’esercizio della funzione. La Procura ha inoltre ribadito il principio della presunzione di innocenza.

È proprio il meccanismo delle autorizzazioni ambientali a rappresentare il punto di contatto fra la Sicilia, il gruppo Cva e l’inchiesta. Al centro dell'indagine c'è la Commissione tecnica specialistica regionale per le autorizzazioni ambientali, organismo chiamato a esprimersi su procedimenti che riguardano anche grandi iniziative industriali, energetiche e impianti da fonti rinnovabili. A presiedere la Commissione fino ad agosto 2026 era stato Armao. Secondo la ricostruzione investigativa, alcuni pareri tecnici e il loro iter avrebbero potuto essere condizionati attraverso un sistema di rapporti e presunti pagamenti illeciti.

Per quanto riguarda specificamente Argirò e il gruppo Cva, le cronache siciliane e valdostane hanno fatto emergere un filone particolarmente delicato. Secondo quanto ricostruito da La Prima Linea, gli investigatori contesterebbero l'esistenza di un contratto di consulenza del valore complessivo di circa 147 mila euro, dei quali 138 mila euro di imponibile, affidato all'avvocato Pietro Luigi Matta. L'ipotesi della Procura è che quel contratto potesse rappresentare la copertura formale di un rapporto corruttivo e che una parte delle somme, attraverso successive movimentazioni in contanti, sarebbe stata destinata ad Armao. Si tratta, va sottolineato, della ricostruzione accusatoria riportata dalla cronaca e non di fatti accertati con una sentenza.

Secondo questa ricostruzione, Matta avrebbe svolto un ruolo di collegamento tra il gruppo Cva e gli ambienti regionali siciliani, occupandosi dei rapporti con Armao e degli incontri necessari a seguire l'iter delle pratiche. La Procura, sempre secondo quanto riportato, attribuirebbe ad Argirò e a Marco Malacarne Gentile la partecipazione alla stipula, ai rinnovi e ai pagamenti della consulenza. Il punto investigativo decisivo, tuttavia, sarebbe un altro: capire se i due manager fossero consapevoli soltanto dell'attività professionale affidata al consulente oppure se fossero a conoscenza di un eventuale utilizzo illecito di quel rapporto. È una distinzione sostanziale, che dovrà essere chiarita dagli interrogatori e dagli atti dell'indagine.

Gli interventi che gli investigatori attribuirebbero ad Armao sarebbero stati indirizzati ad accelerare o facilitare l'iter di alcune pratiche: dai contatti con dirigenti generali regionali dell'Ambiente e dell'Energia alla definizione delle modalità e dei tempi di esame, fino all'individuazione dei funzionari di riferimento e all'anticipazione di contenuti relativi a note e comunicazioni. Le pratiche, secondo la ricostruzione pubblicata, avrebbero riguardato valutazioni di impatto ambientale, autorizzazioni uniche regionali e verifiche sull'osservanza delle prescrizioni.

È questo il passaggio che rende particolarmente sensibile la posizione di Argirò. Non si tratta infatti di un'inchiesta genericamente collegata al mondo dell'energia, ma di un'indagine che tocca il delicato punto d'incontro tra investimenti industriali, autorizzazioni pubbliche e sviluppo delle rinnovabili. In Sicilia il settore fotovoltaico ed eolico è cresciuto rapidamente negli ultimi anni, accompagnato da un acceso confronto politico e amministrativo sulla trasformazione del territorio, sui tempi delle autorizzazioni e sull'equilibrio tra transizione energetica, tutela ambientale e interessi economici.

La vicenda ha avuto un'accelerazione proprio il 2 ottobre 2026, quando la Squadra Mobile di Palermo ha eseguito una serie di perquisizioni dopo la notifica agli indagati dell'invito a comparire davanti al gip per l'interrogatorio preventivo. Sono stati interessati, tra gli altri, gli studi professionali e l'abitazione di Armao, a Palermo e Roma, oltre ad alcuni uffici pubblici. La Procura ha spiegato che l'attività era finalizzata a evitare la possibile dispersione delle prove dopo la discovery dell'indagine determinata dalla notifica degli atti agli indagati.

Per Argirò, invece, la Squadra Mobile ha perquisito l'abitazione di Milano e ha sequestrato il telefono cellulare. L'avvocata Sabrina Franzone, che lo assiste, ha invitato alla prudenza proprio perché, al momento della dichiarazione resa a RaiNews, gli atti dell'inchiesta non erano ancora stati notificati alla difesa nel dettaglio. La legale ha spiegato che non era quindi possibile conoscere con precisione la contestazione formulata nei confronti del manager né quale specifica misura cautelare fosse stata richiesta per lui.

La procedura giudiziaria introduce inoltre una scansione temporale precisa. Gli interrogatori preventivi sono destinati a precedere la decisione del gip sulle misure cautelari richieste dalla Procura. Per Argirò e Malacarne Gentile, secondo quanto riportato da La Prima Linea, l'interrogatorio sarebbe fissato per 12 ottobre 2026. Solo dopo quel passaggio il giudice potrà valutare le richieste dei pubblici ministeri e decidere se applicare, modificare o respingere le misure.

Il nome di Argirò arriva dunque dentro un'indagine molto più ampia, che coinvolge Gaetano Armao, avvocato amministrativista ed ex assessore e vicepresidente della Regione Siciliana, Giuseppe Geremia Lombardo, deputato regionale dell'Mpa, Benedetta Veruska Pierpaola Costanzo, Mario Lupo, Sergio Vella, Luigi Zancla, Pietro Luigi Matta, oltre a Marco Malacarne Gentile. Le diverse posizioni dovranno naturalmente essere valutate separatamente, perché l'iscrizione nel registro degli indagati e la richiesta di una misura cautelare non equivalgono a una responsabilità accertata.

Per capire perché il coinvolgimento di Argirò abbia avuto un'eco particolare in Valle d'Aosta bisogna però ripercorrere la sua carriera. Nato professionalmente nel mondo manageriale ligure, Argirò ha costruito in oltre 25 anni un percorso tra società private, partecipate e grandi utility. Ha ricoperto ruoli nel sistema Confindustriale, arrivando alla direzione di Confindustria Imperia e alla vicedirezione di Confindustria Liguria, e ha avuto incarichi amministrativi in società come Area 24 e Porto di Imperia. La sua esperienza si è progressivamente spostata verso i grandi progetti infrastrutturali, l'energia, l'acqua e i procedimenti autorizzativi.

È proprio questa specializzazione ad accompagnarlo prima nel gruppo Acea e poi in Iren. In Acea, dal 2017, ha assunto responsabilità nell'ambito delle infrastrutture idriche, degli affari istituzionali e della sostenibilità dei progetti strategici. Tra le attività citate nelle ricostruzioni della sua carriera figura anche il lavoro sul progetto di raddoppio del Peschiera, una delle grandi infrastrutture per l'approvvigionamento idrico di Roma. Nel 2019 è passato a Iren come responsabile dei Progetti strategici e del Permitting del gruppo, con competenze direttamente legate alla realizzazione di grandi investimenti e ai complessi procedimenti autorizzativi.

Il passaggio in Valle d'Aosta arriva nel settembre 2021, quando il consiglio di amministrazione della Compagnia Valdostana delle Acque lo nomina amministratore delegato. CVA, controllata attraverso Finaosta dalla Regione Autonoma Valle d'Aosta, rappresenta uno degli asset industriali più importanti del sistema regionale e ha costruito la propria identità sulla produzione di energia da fonti rinnovabili, in particolare sull'idroelettrico. La società spiegò allora che la scelta di Argirò era legata anche alla necessità di rafforzare la capacità di affrontare le sfide normative e industriali legate al rinnovo delle concessioni idroelettriche.

Sotto la gestione di Argirò, la strategia di CVA ha puntato però anche alla diversificazione oltre l'idroelettrico. Uno dei passaggi più significativi è stata l'acquisizione del gruppo Sistema Rinnovabili, operazione che la società presentò come funzionale all'espansione nella generazione da fonti rinnovabili e alla crescita della potenza installata. Nel 2023 CVA indicava una potenza installata superiore a 1 GW e un percorso di crescita che comprendeva anche progetti di agrivoltaico.

La traiettoria industriale di CVA era stata ulteriormente definita dal Piano strategico-industriale 2023-2027, che fissava l'obiettivo di arrivare a 2 GW di potenza installata da fonti rinnovabili entro la fine del piano e di aumentare la diversificazione tecnologica del gruppo. Nel maggio 2023, Argirò ricevette inoltre il premio “Manager Utilities Andrea Gilardoni 2022” per il settore energia, con una motivazione legata proprio all'accelerazione impressa alla crescita di CVA e delle rinnovabili.

Anche il rapporto tra Argirò e il tema delle autorizzazioni è quindi parte integrante della sua esperienza professionale: non un elemento estraneo alla sua attività manageriale, ma una delle competenze maturate negli anni nei grandi gruppi dell'energia e delle infrastrutture. È proprio questo elemento a rendere particolarmente delicato il capitolo siciliano dell'indagine: gli inquirenti dovranno stabilire se i rapporti professionali contestati rientrassero nell'ordinaria attività di gestione di progetti e autorizzazioni oppure se, come sostiene l'ipotesi accusatoria, alcuni rapporti e consulenze avessero una funzione ulteriore e illecita.

C'è poi un dettaglio societario che aiuta a fotografare la fase di transizione vissuta da CVA proprio mentre l'indagine esplode. Le informazioni ufficiali disponibili sul sito societario indicano ancora Giuseppe Argirò come amministratore delegato di CVA, con nomina del 27 giugno 2025, mentre per CVA Eos risultava amministratore delegato e direttore generale. Le cronache del 2 ottobre 2026, invece, lo definiscono ormai ex amministratore delegato e riferiscono del passaggio di consegne in CVA Eos a Marco Malacarne Gentile. Le pagine societarie ufficiali non sembrano ancora riflettere integralmente gli ultimi cambiamenti intervenuti a settembre 2026, per cui su questo punto è opportuno attenersi alla distinzione temporale delle fonti.

Il coinvolgimento di Malacarne Gentile rende inoltre il dossier ancora più direttamente collegato al gruppo valdostano. Il manager, 47 anni, indicato dalle cronache come successore di Argirò alla guida di CVA Eos, compare infatti nella stessa inchiesta. Anche per lui la Procura ipotizza condotte corruttive, ma gli elementi disponibili pubblicamente non consentono di attribuire automaticamente ai due manager le medesime condotte o lo stesso grado di responsabilità. La posizione di ciascun indagato dovrà essere ricostruita sulla base degli atti e delle singole contestazioni.

La partita giudiziaria è quindi appena cominciata. Da una parte c'è la Procura di Palermo, che ritiene di aver individuato un possibile sistema di rapporti illeciti intorno alla Commissione tecnica specialistica e alle procedure ambientali; dall'altra ci sono gli indagati e le loro difese, che avranno ora la possibilità di confrontarsi con le contestazioni davanti al gip. Nel caso di Argirò, il passaggio decisivo sarà comprendere quale fosse esattamente il suo ruolo rispetto alla consulenza affidata a Matta, quali rapporti avesse con il professionista e con gli interlocutori siciliani e, soprattutto, se gli investigatori siano in grado di dimostrare una sua eventuale consapevolezza del presunto meccanismo corruttivo.

Per la Valle d'Aosta il caso assume inevitabilmente una dimensione particolare. CVA non è una società qualsiasi, ma uno dei principali strumenti industriali attraverso cui la Regione gestisce e valorizza il proprio patrimonio energetico. Per anni Argirò ne è stato uno dei principali rappresentanti pubblici, protagonista di una fase di espansione del gruppo e della sua proiezione nel mercato nazionale delle rinnovabili. Oggi il suo nome compare in un'inchiesta giudiziaria che nasce a centinaia di chilometri di distanza, in un settore — quello delle autorizzazioni agli impianti energetici — strettamente collegato alla strategia di crescita che lo stesso manager ha perseguito negli anni.

Il dato più importante, allo stato, resta però quello processuale: non esiste una responsabilità accertata. Esiste un'inchiesta, esistono ipotesi di reato, esistono richieste di misure cautelari e dovranno esserci gli interrogatori preventivi. Sarà il gip a valutare gli elementi raccolti dalla Procura e, successivamente, l'eventuale evoluzione giudiziaria del procedimento. Nel frattempo, la vicenda siciliana apre un interrogativo preciso sulla natura dei rapporti tra società energetiche, consulenti, professionisti e amministrazione pubblica: un interrogativo che, nel caso di Argirò, dovrà essere sciolto distinguendo con attenzione l'attività manageriale lecita dalle condotte che gli investigatori ritengono invece riconducibili al presunto sistema corruttivo.

j.fe.

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