C’è un momento, alla fine della stagione degli orti, in cui ci si accorge di avere prodotto più di quanto si riesca a consumare. Pomodori, zucchine, insalate, patate e altri prodotti della terra possono diventare un’eccedenza difficile da utilizzare, ma non necessariamente uno spreco. È proprio da questa semplice considerazione che prende forma “Orto per tutti”, un’iniziativa che nelle comunità di Doues e Allein ha scelto di trasformare ciò che avanza in una possibilità concreta di aiuto.
Il progetto, promosso dall’Unità Parrocchiale e dal PUA, invita infatti chi coltiva un orto a condividere le verdure in più, mettendole a disposizione di chi può averne bisogno. Un gesto quotidiano che acquista un significato particolare in un periodo nel quale il costo della vita rende più difficile, per alcune famiglie, affrontare anche le spese essenziali.
L’appuntamento di giovedì 1° ottobre rappresenta l’ultimo giovedì di raccolta previsto dall’iniziativa. Le verdure possono essere portate nelle chiese di Doues e nella saletta parrocchiale di Allein, entro le ore 14. La raccolta viene curata dalle operatrici del PUA secondo il calendario dell’iniziativa, mentre negli altri appuntamenti sono stati i volontari a garantire il recupero dei prodotti.
La formula è semplice e proprio per questo facilmente accessibile. Non servono grandi quantità e non occorre trasformare la donazione in qualcosa di eccezionale: anche una piccola parte di ciò che un orto ha prodotto può essere utile a qualcun altro.
Dietro ogni prodotto raccolto, però, c’è molto più di un alimento. C’è il lavoro di chi ha preparato la terra, seminato, irrigato, seguito le piante e infine raccolto. C’è una cultura contadina nella quale il cibo conserva un valore che va oltre quello economico e nella quale buttare ciò che può ancora essere utilizzato viene considerato, semplicemente, uno spreco da evitare.
Il messaggio di “Orto per tutti” parte proprio da qui: ciò che per una famiglia è un’eccedenza può diventare una risorsa per un’altra.
È un principio elementare, ma particolarmente significativo in una comunità di montagna. A Doues e Allein la dimensione della comunità continua infatti a rappresentare una risorsa importante, fatta di relazioni personali, volontariato e attenzione alle situazioni di fragilità. In questo contesto, anche una cassetta di verdure può diventare uno strumento attraverso il quale una persona mette a disposizione degli altri una parte del proprio lavoro.
L’iniziativa affronta così contemporaneamente due questioni: lo spreco alimentare e il bisogno sociale. Recuperare un prodotto fresco significa evitare che finisca tra i rifiuti e, nello stesso tempo, permettere che quel prodotto arrivi a qualcuno che può utilizzarlo.
Non è soltanto una questione economica o ambientale. È anche un modo per mantenere vivo un principio antico, quello della condivisione. Una cultura che nelle comunità alpine è stata per generazioni parte della vita quotidiana e che oggi può trovare nuove forme anche attraverso iniziative organizzate e coordinate.
“Hai prodotto più del necessario? Non buttarlo via” è, in fondo, l’invito alla base del progetto. Un messaggio diretto, che non chiede sacrifici straordinari, ma soltanto di guardare in modo diverso a ciò che rimane.
La solidarietà, in questo caso, non passa da un gesto lontano dalla vita quotidiana. Passa dalla terra e dai suoi prodotti. Passa dal tempo dedicato a un orto e dalla scelta di condividere una parte del raccolto. Passa dai volontari che raccolgono e organizzano e dalle realtà del territorio che intercettano le situazioni di necessità.
Ed è forse proprio questa concretezza a rendere significativa l’esperienza di Doues e Allein. Non ci sono grandi gesti da esibire, ma tanti piccoli contributi che, messi insieme, possono produrre un risultato importante.
L’ultimo appuntamento di giovedì 1° ottobre chiude la raccolta di questa stagione, ma lascia anche un messaggio che può andare oltre il calendario dell’iniziativa: ciò che abbiamo in più non deve necessariamente diventare uno spreco. Può diventare un’occasione per aiutare qualcuno.
In un’epoca nella quale si parla spesso di sostenibilità, recupero e contrasto allo spreco, “Orto per tutti” riporta questi concetti alla loro dimensione più concreta. Non attraverso campagne complicate, ma attraverso un gesto che chiunque abbia un orto può comprendere: raccogliere ciò che serve e condividere ciò che avanza.
È una solidarietà discreta, che non ha bisogno di grandi parole. Ha il profumo della verdura appena raccolta, il lavoro di chi ha coltivato la terra e la disponibilità di chi decide di non buttare ciò che può ancora essere utile.
E forse è proprio da gesti così semplici che una comunità riesce a riconoscersi: quando quello che abbiamo in più smette di essere soltanto nostro e diventa, anche solo per un momento, una risorsa per tutti.





