ATTUALITÀ POLITICA - 30 settembre 2026, 12:00

Carburanti: tutti parlano, tranne chi dovrebbe farlo

In Valle d’Aosta il silenzio è diventato una forma di governo non dichiarata

Carburanti: tutti parlano, tranne chi dovrebbe farlo

Da giorni l’Italia discute di carburanti come se fossero un nuovo capitolo della legge di bilancio: code ai distributori, price cap, accise che vanno e vengono, associazioni dei consumatori che si dividono tra chi applaude e chi denuncia la beffa.

Nel frattempo, il gasolio costa quasi il 40% in più rispetto a sette mesi fa. Ma il dibattito nazionale, almeno, esiste: si muove, litiga, produce posizioni.

In Valle d’Aosta, no.

Qui, dove l’auto non è un vezzo ma un obbligo di sopravvivenza, dove ogni aumento non è un fastidio ma una tassa quotidiana, il silenzio è totale.

Non una nota, non un comunicato, non un semplice “così non va”.

CGIL Vallée, CISL, UIL, SAVT, associazioni dei consumatori: tutti presenti sulla carta, tutti assenti nella voce.

E colpisce, perché proprio qui il carburante pesa più che altrove.

Chi vive a Cogne, Valgrisenche, Val Ferret, Saint-Rhémy, Gressoney o La Thuile non ha alternative: non ha una metropolitana, non ha un tram, non ha un servizio pubblico capillare che possa sostituire l’auto.

A Torino o Milano, per un pendolare che vive e lavora lungo una direttrice servita dal trasporto pubblico, una scelta, almeno in molti casi, esiste. Qui purtroppo no.

Troppe piccole frazioni sparse lungo vallate che rendono quasi impossibile affidarsi ai mezzi pubblici. Ma questo è un discorso vecchio come le nostre montagne, trito e ritrito, che sembra non trovare mai una soluzione.

Eppure, proprio qui, nessuno sembra sentirsi chiamato in causa.

ENI annuncia il “mega regalo”: tetto a 2,19 euro per il diesel e a 1,99 per la benzina. IP segue con 300 distributori calmierati su 3.400. Le code si formano ovunque, anche in Valle d’Aosta.

Ma il primo giorno il prezzo medio nazionale del gasolio scende di meno di un centesimo, lo sconto sulle accise viene dimezzato e Federconsumatori calcola che, dall’inizio del conflitto, le compagnie avrebbero applicato rincari speculativi per quasi 20 centesimi al litro: oltre 275 euro a famiglia in costi diretti e altri 224 euro in rincari indiretti.

Il taglio annunciato, secondo l’associazione, è persino inferiore al sovrapprezzo.

In Italia si discute, si protesta, si applaude, si contesta, si minaccia lo sciopero.

In Valle d’Aosta, no.

Qui si fa la fila, si ringrazia per lo sconto, si risparmia qualche euro e poi si smette di chiedere conto del resto.

È un’abitudine che racconta una resa: quando i cittadini non si aspettano più nulla dai corpi intermedi, i corpi intermedi smettono di sentirsi responsabili.

E il paragone è inevitabile: questo silenzio somiglia terribilmente a quello di certi partiti che da anni sembrano aver rinunciato a rappresentare i cittadini per rappresentare direttamente aziende, lobby, multinazionali.

Partiti che non governano più: eseguono.

Partiti che non parlano più: attendono.

Partiti che non disturbano il manovratore: si adeguano.

Ecco, il silenzio dei sindacati, valdostani e italiani, e delle associazioni dei consumatori sembra la stessa cosa: un silenzio incomprensibile.

Nessuno chiede loro di abbassare il prezzo del gasolio. Non è il loro mestiere.

Si chiede qualcosa di molto più semplice e molto più importante: alzare la voce, pretendere dati, chiedere trasparenza, portare il tema al tavolo regionale, dire almeno una volta: “Così non va”.

Perché il silenzio non è mai neutro.

Il silenzio è un messaggio.

Il silenzio è una scelta.

E questa volta è un brutto segno: quando il prezzo del gasolio diventa un problema sociale e nessuno parla, significa che qualcosa si è rotto.

E quando nessuno difende più i cittadini, significa che i cittadini devono ricominciare a difendersi da soli.

Ebbene sì: è un’accusa, e un’accusa pesante.

Perché basta volgere lo sguardo al passato per ricordare che il cittadino poteva contare su di loro. E gli esempi non mancano.

C’erano i sindacati, le associazioni, i movimenti civici: baluardi veri contro il potere politico e le lobby.

C’erano organizzazioni che trascinavano in piazza migliaia di persone, capaci di far tremare un governo con una sola convocazione.

Oggi, invece?

Sembra che abbiano alzato bandiera bianca.

Non c’è più la forza collettiva, non c’è più la voce unitaria, non c’è più quella capacità di dire: “No, questo non lo accettiamo”.

E il risultato è che il cittadino si ritrova solo, mentre chi dovrebbe rappresentarlo si limita a comunicati, tavoli tecnici, dichiarazioni prudenti che non spostano nulla.

La verità è semplice e amara: quando i corpi intermedi smettono di fare il loro mestiere, il potere non trova ostacoli.

E chi paga il prezzo è sempre lo stesso: il cittadino.

Vittore Lume-Rezoli

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