CULTURA - 29 settembre 2026, 21:11

Carcere, Costituzione e legalità: dalle testimonianze l’impegno che continua

Una giornata nel segno della legalità, della giustizia e della responsabilità civile, tra Novara e Borgomasino. Dalla testimonianza di Marco Sorbara davanti agli studenti del liceo Carlo Alberto al confronto sul sistema carcerario, fino all’impegno de “La Tazzina della Legalità” con Mauro Esposito, Luigi Pelazza e Valentina Sandroni: storie ed esperienze diverse unite dalla volontà di trasformare la testimonianza in consapevolezza e partecipazione

Carcere, Costituzione e legalità: dalle testimonianze l’impegno che continua

Oggi a Novara si è parlato di carcere e Costituzione, ma soprattutto di persone, esperienze e responsabilità. Una giornata costruita attraverso momenti diversi, capaci di parlare a pubblici differenti e di affrontare il tema della legalità da prospettive complementari: quella dei giovani, quella del mondo professionale e istituzionale e quella di chi ha vissuto direttamente sulla propria pelle le conseguenze di un sistema giudiziario o della criminalità organizzata.

La Camera Penale di Novara, grazie alla disponibilità di Marco Sorbara, ha organizzato due momenti formativi di particolare importanza. Al mattino Sorbara, introdotto da Alessandro Brùstia, già presidente della Camera Penale, ha incontrato un centinaio di studenti del liceo classico e linguistico Carlo Alberto di Novara. Nell’aula magna, pur gremita, durante il suo racconto non volava una mosca: i ragazzi hanno ascoltato la sua esperienza di detenzione da innocente, confrontandosi con una vicenda personale capace di rendere concreti principi costituzionali che spesso rischiano di rimanere confinati alle pagine dei libri.

Un momento particolarmente significativo è stato quello della riproduzione di una cella di 4 metri per 2, che Sorbara porta con sé proprio nelle occasioni di incontro e sensibilizzazione. Gli studenti hanno così potuto avere un’esperienza diretta, seppur necessariamente simbolica, degli spazi nei quali una persona detenuta può trovarsi a vivere. Lo stupore e le domande dei ragazzi si sono trasformati in una riflessione sulla presunzione di non colpevolezza e sul principio di umanità della pena, riportando il dibattito dal piano astratto dei principi a quello concreto delle persone.

Nel pomeriggio il confronto è diventato più tecnico, pur mantenendo una significativa partecipazione anche da parte dei cittadini. L'incontro, dal titolo “Il carcere com’è, come lo vorremmo”, ha messo a confronto lo stesso Marco Sorbara, il Garante comunale dei detenuti del Comune di Novara Nathalie Pisano e l’ex Garante regionale Bruno Mellano. A moderare il dibattito è stato il presidente della Camera Penale Federico Celano, che ha accompagnato il confronto tra esperienze e competenze diverse.

Ne è emerso un quadro caratterizzato da difficoltà profonde e questioni complesse, ma anche dalla volontà di non fermarsi alla constatazione dei problemi. Proprio al termine dell'incontro Sorbara ha rivolto ai presenti un invito all'impegno e all'ottimismo, sintetizzato in una frase che rappresenta anche il senso più ampio della giornata: “se ognuno di noi fa la sua parte si possono ottenere risultati impensabili”. Un messaggio che dalla realtà carceraria può essere esteso alla legalità nel suo significato più generale.

Ed è proprio sul terreno della responsabilità individuale e collettiva che si inserisce l’esperienza de “La Tazzina della Legalità”, protagonista di un altro momento particolarmente significativo dell’incontro “Legalità in Canavese”, svoltosi a Borgomasino. Una tazzina può apparire un oggetto semplice, quotidiano, quasi banale. Eppure, proprio attraverso la sua semplicità, diventa il simbolo di un messaggio preciso: la legalità non deve rimanere una parola pronunciata durante i convegni, ma deve entrare nella quotidianità delle persone e trasformarsi in comportamento, responsabilità ed esempio.

Con questo spirito Marco Sorbara e Mauro Esposito, delegati de “La Tazzina della Legalità”, hanno consegnato personalmente le tazzine a tutti i partecipanti all’iniziativa. Non soltanto un oggetto simbolico, dunque, ma un messaggio da portare fuori dalla sala e dentro la vita di ogni giorno.

La legalità, del resto, non appartiene esclusivamente alle istituzioni, alle forze dell’ordine, alla magistratura o alle associazioni. È una responsabilità che riguarda l’intera comunità e che si costruisce attraverso le scelte quotidiane, nel rispetto delle altre persone, nella consapevolezza delle proprie responsabilità e anche nella capacità di non voltarsi dall’altra parte.

Particolarmente importante è stata la presenza del Sindaco di Borgomasino e dell’Amministrazione comunale, che hanno accolto l’iniziativa contribuendo a creare un momento di confronto aperto alla comunità. È proprio nei Comuni, nelle realtà istituzionali più vicine ai cittadini, che una cultura della legalità può trovare terreno concreto per crescere e trasformarsi in partecipazione. Un sindaco rappresenta ogni giorno la propria comunità e l'apertura di uno spazio di confronto su questi temi contribuisce a rafforzare consapevolezza e responsabilità.

Un ruolo centrale nel corso della serata è stato affidato a Luigi Pelazza, conosciuto dal grande pubblico per il suo lavoro con Le Iene, che ha moderato il confronto accompagnando testimonianze ed esperienze differenti. Il suo modo diretto di comunicare ha contribuito a rendere accessibili anche temi complessi, mantenendo alta l'attenzione su criminalità, giustizia e legalità.

Anche l’informazione, infatti, ha una responsabilità importante quando affronta questi argomenti: raccontare, approfondire, porre domande e mantenere viva l’attenzione dell’opinione pubblica. La presenza di Pelazza si è inserita in questo percorso, dando voce alle diverse esperienze e contribuendo a trasformare l’incontro in un momento di riflessione.

Di particolare significato è stata poi la testimonianza di Mauro Esposito, imprenditore e vittima della ’ndrangheta. La sua storia rappresenta quella di una persona che ha conosciuto direttamente il peso della criminalità e che ha scelto di trasformare un’esperienza difficile in un impegno pubblico per la legalità.

È anche attraverso testimonianze come questa che “La Tazzina della Legalità” prova a costruire il proprio percorso, raggiungendo territori, amministrazioni, associazioni, scuole e cittadini. Le storie personali possono essere profondamente differenti, ma possono incontrarsi intorno a valori comuni: verità, giustizia, responsabilità e coraggio.

Nel confronto ha portato il proprio contributo anche l’avvocato Valentina Sandroni, referente di Libera in Piemonte, mettendo al centro il valore dell’impegno civile e della prevenzione culturale. Perché contrastare le mafie significa certamente perseguire i reati e chi li commette, ma significa anche intervenire prima, attraverso l’educazione, la consapevolezza, la cittadinanza attiva e la costruzione di quegli anticorpi culturali che consentono a una comunità di riconoscere e respingere prevaricazione, illegalità e indifferenza.

Dalle diverse esperienze emerse nel corso degli incontri si è così delineato un messaggio comune: la legalità ha bisogno di tutti. Ha bisogno delle istituzioni e degli amministratori, che ogni giorno rappresentano le proprie comunità. Ha bisogno dell’informazione e di chi racconta, domanda e porta determinati temi all’attenzione dell’opinione pubblica. Ha bisogno delle testimonianze di persone come Mauro Esposito, che hanno conosciuto direttamente le conseguenze della criminalità e hanno scelto di impegnarsi. E ha bisogno del lavoro di professionisti e realtà associative, come Valentina Sandroni e Libera, che operano sul terreno dell’educazione, della prevenzione e della responsabilità civile.

In questo percorso si colloca anche il lavoro di Marco Sorbara e Mauro Esposito, che, in qualità di delegati de “La Tazzina della Legalità”, hanno voluto consegnare le tazzine ai partecipanti, coinvolgendo direttamente i protagonisti dell’incontro e le persone presenti.

Non una semplice consegna celebrativa, ma il tentativo di lasciare qualcosa che continui a parlare anche quando le luci del convegno si spengono. Un oggetto quotidiano che, magari utilizzato il giorno successivo davanti a un caffè, possa riportare alla mente una domanda semplice ma tutt’altro che scontata: “Io, oggi, cosa posso fare per contribuire alla legalità?”.

È forse questo il senso più profondo dell’iniziativa: mettere idealmente allo stesso tavolo istituzioni, informazione, testimonianza, associazionismo e cittadini. Esperienze diverse, ruoli differenti, ma una responsabilità che può essere condivisa.

Per Marco Sorbara e Mauro Esposito, essere delegati de “La Tazzina della Legalità” significa portare questo messaggio fuori dalle sale dei convegni, dentro le comunità, nei Comuni, nelle scuole, nello sport, nelle associazioni e soprattutto tra i giovani.

Perché la legalità non può essere delegata a qualcun altro. Può essere invece costruita, giorno dopo giorno, attraverso comportamenti concreti e una consapevolezza che parte dalla persona e arriva alla comunità.

Una tazzina per ciascuno, dunque, ma un messaggio per tutti: la legalità appartiene alla comunità, comincia dalle scelte quotidiane e diventa più forte ogni volta che qualcuno sceglie di assumersi la propria parte di responsabilità.

pi.mi.

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