La sicurezza lungo la frontiera alpina passa sempre più dalla capacità di lavorare insieme. È questo il messaggio emerso ad Aosta al termine di due giornate di confronto dedicate alla cooperazione transfrontaliera nei settori della sicurezza, del soccorso e della protezione civile. Un appuntamento tecnico e operativo che ha riunito esperti, soccorritori, rappresentanti delle amministrazioni e portatori di interesse di diversi Paesi, con l’obiettivo di affrontare le criticità che possono emergere quando un evento di particolare gravità supera i confini nazionali.
I lavori si sono conclusi sabato 26 settembre, al polo dell’Università della Valle d’Aosta, e rappresentano una delle tappe di preparazione dell’esercitazione europea EU-ALPEX 2027, cofinanziata dall’Unione europea nell’ambito del meccanismo unionale di Protezione civile. L’esercitazione, prevista nella primavera del 2027 nell’area del Monte Bianco, servirà a mettere alla prova la capacità di risposta coordinata delle strutture di soccorso davanti a uno scenario emergenziale particolarmente complesso.
Il progetto coinvolgerà il Dipartimento nazionale della Protezione civile, la Regione autonoma Valle d’Aosta, componenti del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco di Piemonte e Lombardia, la Direzione generale della Sicurezza civile francese e autorità di Svizzera, Belgio, Grecia, Cipro e Armenia. Una dimensione internazionale che rende necessario affrontare in anticipo non soltanto gli aspetti strettamente operativi, ma anche le differenze normative, organizzative e procedurali tra i diversi sistemi di soccorso.
Durante la prima giornata, le delegazioni tecniche e i gruppi di soccorritori si sono confrontati su cinque ambiti ritenuti strategici per la riuscita dell'esercitazione. Il primo ha riguardato il soccorso in montagna, con particolare attenzione alle emergenze connesse agli impianti a fune, all'utilizzo dei mezzi aerei, alle comunicazioni e alle operazioni di evacuazione, comprese quelle da effettuare in condizioni notturne.
Il secondo tavolo ha affrontato il soccorso tecnico e le modalità di ricerca e intervento in scenari complessi, compresi quelli di tipo sismico. Tra gli argomenti affrontati anche le differenti dotazioni e procedure necessarie per fronteggiare eventuali emergenze legate allo svuotamento di laghi effimeri in contesti glaciali, fenomeni che possono determinare conseguenze significative anche oltre il territorio nel quale hanno origine.
Particolare attenzione è stata riservata anche al soccorso sanitario e all'accoglienza della popolazione. Il confronto ha riguardato i protocolli sanitari da applicare nelle maxi emergenze transfrontaliere, comprese le procedure di elisoccorso e la necessità di assicurare una risposta coordinata quando il numero delle persone coinvolte supera la capacità ordinaria di un singolo territorio.
Un altro tavolo ha affrontato la gestione dell'emergenza e il coordinamento della viabilità transfrontaliera. In questo caso il tema centrale è stato quello della capacità delle sale operative di dialogare e intervenire secondo procedure condivise, superando le differenze esistenti nei sistemi giuridici dei tre Paesi. Tra gli aspetti analizzati anche le modalità per autorizzare la movimentazione di mezzi speciali oltre confine e l'organizzazione e l'impiego del volontariato di protezione civile.
L'ultimo ambito ha riguardato la comunicazione in emergenza. L'obiettivo è arrivare a modalità comuni per informare rapidamente la popolazione nelle prime fasi di una crisi, garantendo al contempo la tutela della privacy delle persone coinvolte e contrastando la circolazione di informazioni false o non verificate. Un aspetto ormai centrale nella gestione delle emergenze, dove la rapidità della comunicazione può incidere direttamente sulla capacità dei cittadini di adottare comportamenti corretti.
Al termine della prima giornata sono stati predisposti documenti tecnici destinati a raccogliere le indicazioni emerse dai cinque gruppi di lavoro. La giornata conclusiva di sabato 26 settembre si è quindi aperta con la restituzione dei risultati da parte dei coordinatori, che hanno presentato ai rappresentanti delle amministrazioni le principali criticità individuate e le possibili soluzioni per rendere più efficaci e coordinati gli interventi lungo la frontiera alpina.
Il confronto si è poi spostato sul piano istituzionale con una tavola rotonda conclusa dalla proposta di una Carta d'intenti da sottoporre alle autorità di Italia, Francia e Svizzera. L'obiettivo è formalizzare una volontà comune a rafforzare la collaborazione e avviare il percorso verso futuri accordi permanenti nel settore dei servizi di soccorso e della protezione civile transfrontaliera.
Il presidente della Regione, Renzo Testolin, ha sottolineato il valore del percorso avviato ad Aosta, spiegando che i due giorni di confronto hanno dimostrato come «il dialogo tra territori, istituzioni e attori operativi è fondamentale per rafforzare un'autentica cultura della cooperazione transfrontaliera». Secondo Testolin, il lavoro non dovrà esaurirsi con l'esercitazione del 2027, ma proseguire attraverso la Carta d'intenti, destinata a essere sottoposta alle autorità francesi e svizzere.
L'obiettivo, ha aggiunto il presidente, è arrivare a un documento di riferimento capace di «sfruttare le peculiarità di ogni territorio per arricchire il progetto», creando regole comuni e procedure che offrano agli operatori «regole comuni, tutelanti e rassicuranti» e consentano di elaborare risposte condivise alle emergenze che interessano più territori.
Testolin ha inoltre richiamato un elemento meno tecnico ma altrettanto importante della cooperazione: la conoscenza reciproca tra gli operatori. «Al di là degli accordi scritti – ha osservato – gli incontri, come quello che abbiamo ospitato oggi ad Aosta, rimangono anche momenti fondamentali per costruire rapporti umani di conoscenza e di scambio». Un patrimonio di relazioni che, secondo il presidente, può rappresentare «un valore aggiunto di grande forza nei momenti dell'emergenza».
Sul carattere strategico del workshop sono intervenuti anche la dirigente del Centro funzionale e pianificazione Sara Ratto e il Generale di Brigata Giovanni Santo, esperto di logistica ed esercitazioni su vasta scala. Gli organizzatori hanno evidenziato come l'appuntamento, pur essendo nato principalmente per preparare EU-ALPEX 2027, abbia assunto fin dall'inizio una prospettiva più ampia, orientata al miglioramento della cooperazione nelle maxi emergenze.
Le discussioni, hanno spiegato Ratto e Santo, hanno permesso di «creare relazioni, costruire fiducia e favorire una cultura operativa condivisa» tra le organizzazioni che lavorano nei territori di confine. In alcuni casi, hanno aggiunto, sono già state individuate «concrete possibili soluzioni» per superare le difficoltà legate alla presenza di differenti contesti giuridici e di diversi assetti organizzativi, procedurali e tecnologici.
Il vero banco di prova sarà ora l'esercitazione EU-ALPEX 2027, quando procedure, comunicazioni e capacità operative dovranno confrontarsi con uno scenario simulato di emergenza nell'area del Monte Bianco. Ma il lavoro avviato ad Aosta guarda già oltre l'esercitazione: l'ambizione è trasformare il confronto tecnico di questi giorni in una collaborazione stabile, capace di rendere più rapido ed efficace il soccorso quando un'emergenza non si ferma davanti a una frontiera.





