ATTUALITÀ - 25 settembre 2026, 12:00

Le Marchesate

Ad Aosta l'ascolto è una cosa seria: lo si pratica con dedizione per tutta l'estate, poi si passa alla parte facile: decidere

Le Marchesate

Diciamolo subito: la Giunta del sindaco Rocco ha ascoltato. Ha ascoltato tantissimo. Ha ascoltato con l'intensità di chi, al concerto, chiude gli occhi per meglio isolarsi dal rumore.

Il Comitato dei cittadini raccoglieva firme contro il supermercato nel quartiere Dora? Ascoltato. Le associazioni chiedevano di essere coinvolte? Ascoltate, e con quale partecipazione! Un'estate intera di orecchie tese, sopracciglia aggrottate e sguardi pensosi.

Il repertorio era ricchissimo. C'era il classico «ascolteremo i cittadini», che funziona sempre e non costa niente. C'era l'immancabile «incontreremo la gente», promessa di rara eleganza, perché non specifica né quando né a che scopo. C'era il «valuteremo», verbo elastico che si adatta a qualunque conclusione.

C'era perfino, sull'onda dei contatti con Confcommercio, il fascinoso spiraglio di un tavolo di confronto: quel mobile amatissimo dalla politica locale, che si annuncia con solennità e si dimentica in cantina con la stessa cura. Il tavolo, si sa, è un pezzo d'arredamento delicato: bello da mostrare, sconsigliato per mangiarci sopra.

Così, per settimane, la città ha vissuto sospesa in una suspense degna di Hitchcock: la Giunta ci ripenserà?

Qualcuno, ingenuo, ci ha creduto davvero. Del resto, quando un'amministrazione dice per mesi che sta ascoltando, viene naturale pensare che stia ascoltando per qualcosa. Si sperava, per una volta tanto, che la politica prendesse sul serio il cittadino, che ascoltasse le associazioni, che il «tavolo» avesse almeno le gambe.

Poi, com'era inevitabile, è arrivato Giulio Andreotti. Non di persona, si intende, ma con la sua massima più celebre, che ogni cronista di provincia porta nel taschino come il fazzoletto: a pensar male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca.

E ad Aosta, in questi mesi, di gente che pensava male ce n'era parecchia. Non a proposito di chissà quali misteri, per carità: il sospetto era di una banalità disarmante.

Molti cittadini, sentendo per tutta l'estate parlare di ascolto e valutazione, hanno cominciato a mormorare che i giochi fossero già fatti. Che la decisione fosse stata presa a monte, in qualche stanza dove le firme dei comitati non entrano, e che il resto fosse solo scenografia: un lungo, paziente, sapientemente dosato spettacolo di ascolto, messo in scena per rendere la sconfitta più digeribile.

Peccato, certo. Peccato pensarlo. Ma, secondo la dottrina andreottiana, quando il sospetto è tanto diffuso e le prove a suo favore si accumulano con puntualità, il peccato ha il brutto vizio di trasformarsi in cronaca.

Il pensar male, ad Aosta, è diventato una forma di lettura attenta del calendario: se l'estate intera passa in dichiarazioni di apertura e l'autunno si apre con il progetto confermato, non serve un indovino, basta un abbonamento al giornale.

Perché l'ascolto amministrativo è come il tiramisù: ne esistono molte versioni, ma in tutte l'ingrediente essenziale è il mascarpone, cioè la decisione già presa. Serve a dare la sensazione di partecipare, come il volante dei bambini sul sedile posteriore: gira, fa rumore, ma la macchina va dove vuole l'autista.

Torna alla mente il Marchese del Grillo di Alberto Sordi, che con la sua battuta più celebre chiarì una volta per tutte i rapporti tra chi governa e chi è governato: «Io so' io, e voi non siete…». E qui il pudore del quotidiano ci impone i puntini.

La grande differenza è che il Marchese, almeno, non faceva finta di convocare un tavolo. Era un uomo franco. Aveva il pregio della chiarezza, virtù rara che ad Aosta sembra invece considerata una caduta di stile.

Il Marchese diceva le cose in faccia; la Giunta le dice in conferenza stampa, con il tono di chi ti sta facendo un favore.

E così il supermercato si farà. Tutto è avvenuto nel rispetto del galateo democratico: informati, ascoltati, valutati e poi gentilmente accompagnati alla porta, con una firma in meno e un carrello in più.

Ai membri del Comitato resta un ultimo, prezioso conforto. La prossima volta che sentiranno dire «vi ascolteremo», potranno rispondere con altrettanta sincerità: «Anche noi vi abbiamo sentito benissimo».

E, se proprio vorranno togliersi lo sfizio, citare Andreotti: pensare male sarà pure peccato, ma con questa Giunta è un peccato che, di solito, si confessa da solo.

Vittore Lume-Rezoli

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