INTEGRAZIONE E SOLIDARIETÀ - 23 settembre 2026, 22:09

Scuola, Cittadinanzattiva contro il tetto agli alunni stranieri: «Una misura ingannevole che alimenta l'esclusione»

Maria Grazia Vacchina, segretaria di Cittadinanzattiva Valle d'Aosta, contesta la linea del Governo: il limite agli studenti stranieri nelle classi rischia di trasformare l'integrazione in una questione di numeri, mentre restano irrisolte le vere emergenze della scuola. Nel mirino anche l'uso dei decreti legge e una normativa sulla cittadinanza che continua a considerare stranieri migliaia di ragazzi nati e cresciuti in Italia

Scuola, Cittadinanzattiva contro il tetto agli alunni stranieri: «Una misura ingannevole che alimenta l'esclusione»

La scuola non si difende alzando barriere tra i banchi, né si costruisce coesione sociale trasformando l'origine degli studenti in un criterio di separazione. È questa la contraddizione di fondo che emerge dalla contestazione di Cittadinanzattiva, che boccia senza mezzi termini il preannunciato decreto del Governo sul tetto agli alunni stranieri nelle classi. Una scelta che, secondo l'associazione, rischia di alimentare divisioni e pregiudizi, mentre le difficoltà più profonde del sistema scolastico italiano continuano ad attendere risposte concrete.

A dare voce alla posizione dell'associazione in Valle d'Aosta è Maria Grazia Vacchina, segretaria di Cittadinanzattiva VdA, che richiama l'attenzione sulla necessità di riportare il dibattito scolastico sui bisogni reali degli studenti, delle famiglie e delle comunità educanti. La critica investe una strategia governativa che, anziché affrontare le carenze strutturali dell'istruzione, individua nella presenza degli alunni con cittadinanza non italiana un problema da contenere.

Il giudizio espresso da Cittadinanzattiva sul provvedimento è netto: «Un'operazione dal carattere ingannevole e dettata da dinamiche elettorali», che rischia di distogliere l'attenzione dalle emergenze della scuola. L'associazione contesta inoltre la distanza tra l'impostazione dell'intervento annunciato e la visione di inclusione e coesione sociale espressa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una distanza che, nella lettura dell'organizzazione, non è soltanto politica, ma riguarda il modello stesso di comunità che la scuola dovrebbe contribuire a costruire.

Nel mirino c'è innanzitutto il metodo scelto dall'esecutivo. Il ricorso a un nuovo decreto legge, per di più con l'anno scolastico già avviato, viene considerato da Cittadinanzattiva un modo di procedere che mortifica il confronto parlamentare e trascura la complessità organizzativa degli istituti. Le scuole non sono contenitori da riempire o svuotare in base a una percentuale: sono realtà educative che richiedono programmazione, personale, strumenti e continuità didattica. Intervenire per decreto su un tema tanto delicato, senza un confronto approfondito con chi vive quotidianamente le aule, rischia di produrre più incertezza che soluzioni.

A rendere ancora più problematica la proposta, secondo l'associazione, è il suo impianto stigmatizzante. Bambine e bambini, ragazze e ragazzi che frequentano da anni le scuole italiane vengono ricondotti a una categoria indistinta, come se la cittadinanza anagrafica fosse sufficiente a descrivere il loro percorso educativo, le loro competenze linguistiche o il loro grado di integrazione. È proprio questa sovrapposizione tra cittadinanza e bisogni didattici che Cittadinanzattiva contesta, chiedendo di distinguere le effettive necessità di apprendimento dalla provenienza familiare degli studenti.

An elemento decisivo della contestazione riguarda, infatti, la normativa già esistente. La Circolare ministeriale dell'8 gennaio 2010 prevede un riferimento del 30% per la presenza di alunni con cittadinanza non italiana nelle singole classi, con particolare attenzione agli studenti con competenze linguistiche in italiano ancora insufficienti. Una distinzione fondamentale: il criterio non equivale a un divieto generalizzato basato sul passaporto, ma è orientato a favorire l'integrazione e a garantire condizioni didattiche adeguate. Per Cittadinanzattiva, dunque, presentare un nuovo tetto come la soluzione a un'emergenza significa ignorare strumenti già disponibili e, soprattutto, confondere la cittadinanza con la reale necessità di sostegno linguistico.

Anche i dati raccontano una realtà ben più articolata della narrazione proposta dal Governo. Nell'anno scolastico 2024-2025, su circa 7,7 milioni di studenti, oltre 930 mila, pari all'11,8%, non avevano la cittadinanza italiana. Ma il dato che più di ogni altro invita a riflettere è quello relativo all'anno scolastico 2022-2023: quasi due terzi degli studenti senza cittadinanza italiana, oltre 577 mila, erano nati in Italia. Non si tratta, quindi, di una popolazione scolastica estranea al contesto nazionale, ma di ragazze e ragazzi che spesso hanno compiuto l'intero percorso di crescita e formazione nel nostro Paese.

È qui che la critica di Cittadinanzattiva si sposta dal banco di scuola alla legislazione nazionale. La condizione di stranieri di tanti giovani nati e cresciuti in Italia è legata anche alle rigidità della Legge n. 91 del 1992 sulla cittadinanza. Una normativa che continua a non riconoscere automaticamente la cittadinanza italiana a chi nasce sul territorio nazionale da genitori stranieri. Per l'associazione, è profondamente contraddittorio parlare di integrazione scolastica e, contemporaneamente, mantenere barriere giuridiche che lasciano migliaia di giovani in una condizione di estraneità formale rispetto al Paese nel quale vivono.

La questione, insomma, non si risolve spostando gli alunni da una classe all'altra. Se esistono difficoltà nell'apprendimento dell'italiano, occorrono mediatori linguistici e culturali, insegnanti adeguatamente supportati, organici sufficienti e risorse per accompagnare i percorsi di apprendimento. Se le classi sono sovraffollate, servono spazi adeguati. Se gli edifici scolastici presentano carenze strutturali, occorrono investimenti e interventi di messa in sicurezza. Sono queste le priorità che Cittadinanzattiva chiede di affrontare, anziché ricorrere a misure che rischiano di trasformare un bisogno educativo in una questione identitaria.

La presa di posizione chiama dunque direttamente in causa il Governo, invitato a ritirare la proposta e ad aprire un confronto parlamentare serio, coinvolgendo studenti, famiglie, dirigenti scolastici, insegnanti ed educatori. Non una consultazione di facciata, ma un percorso capace di individuare soluzioni condivise e di mettere al centro il diritto all'istruzione.

Per Cittadinanzattiva, la sfida è restituire alla scuola la sua funzione di luogo di crescita, emancipazione e convivenza. Il messaggio rivolto all'esecutivo è chiaro: non si affrontano le fragilità dell'istruzione costruendo nuove distinzioni tra gli studenti, ma investendo nell'inclusione, nella qualità della didattica e in una riforma della cittadinanza che riconosca il legame reale tra i giovani e il Paese in cui sono nati e cresciuti. Perché una scuola capace di includere non è un problema da contenere, ma una risorsa da difendere.

pi.mi.

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