Dalle falesie della Valle d’Aosta ai ghiacciai del Monte Bianco, la montagna diventa uno spazio di formazione, crescita personale e nuove opportunità professionali per le donne. È questo il filo conduttore di “Girls in Action”, il progetto internazionale che ha portato in Valle d’Aosta tre giovani alpiniste pakistane, impegnate in un percorso di addestramento tecnico e approfondimento scientifico con il contributo di alcune delle principali realtà alpine del territorio, tra cui il Centro Addestramento Alpino dell’Esercito.
La prima parte dell’iniziativa si è conclusa nei giorni scorsi con la visita al Castello “Generale Cantore” di Courmayeur, sede del Comando del Centro Addestramento Alpino. Protagoniste del progetto sono Maria Rahim, Mehwish Syed e Mehrosh Akhtar, provenienti dalle vallate dello Swat e del Chitral, in Pakistan. Le tre giovani sono state ospitate, insieme al corpo insegnante, presso la caserma Fior di Roccia, in Val Veny, dove hanno potuto prendere parte a un’esperienza formativa pensata per rafforzare le loro competenze e ampliare le prospettive professionali legate al mondo della montagna.
Tecnica di progressione in cordata
Ideato e promosso da Mountain Wilderness International e avviato in Pakistan nel 2025, “Girls in Action” punta a formare giovani donne originarie di aree particolarmente tradizionaliste del Paese asiatico alle professioni della montagna. L’obiettivo è offrire loro nuove possibilità di inserimento professionale e favorire, attraverso l’alpinismo, un percorso di maggiore autonomia, consapevolezza e partecipazione. Un progetto nel quale la preparazione tecnica si intreccia con una dimensione sociale, facendo della conoscenza dell’ambiente montano uno strumento per costruire nuove opportunità.
Dal 4 al 10 settembre, le tre allieve hanno seguito in Valle d’Aosta un corso intensivo di alpinismo articolato in due moduli. Il primo, dedicato all’arrampicata su roccia, si è svolto sulle falesie attrezzate di Morgex, Dolonne e Pré de Bar, in Val Ferret. Il secondo ha riguardato le tecniche di progressione su ghiaccio crepacciato, il recupero e le procedure di autosoccorso, con attività sul ghiacciaio del Colle del Gigante e pernottamento al Rifugio Torino.
Un percorso impegnativo, nel quale la padronanza delle tecniche alpinistiche e la gestione della sicurezza in ambiente montano hanno rappresentato elementi centrali. Le lezioni sono state condotte a turno da 11 istruttori di alpinismo, di cui sette donne, in un gruppo di lavoro che ha riunito competenze ed esperienze differenti. Tra loro, due Istruttrici Militari di Alpinismo del Centro Addestramento Alpino dell’Esercito, che hanno affiancato i tecnici della Scuola di Alpinismo del Club Alpino Italiano di Padova, mettendo a disposizione la propria esperienza nella conduzione di attività in quota e in ambiente glaciale.
La formazione è poi proseguita, dall’11 al 16 settembre, con una seconda fase dedicata agli aspetti scientifici della frequentazione dell’alta montagna. Il programma, curato dagli esperti di glaciologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche, dalla Fondazione Montagna Sicura di Courmayeur e dalla dottoressa Lorenza Pratali, specialista del CNR nei problemi psicofisici legati all’alta quota, ha alternato lezioni teoriche presso Villa Cameron, sede della Fondazione, e attività pratiche sul ghiacciaio del Colle del Gigante.
L’approfondimento scientifico ha affiancato così l’addestramento sul terreno, offrendo alle partecipanti strumenti utili per comprendere i fenomeni glaciali e gli effetti dell’altitudine sull’organismo. Una dimensione importante per chi aspira a lavorare in montagna, dove la preparazione tecnica deve necessariamente accompagnarsi alla conoscenza dell’ambiente, alla capacità di valutare i rischi e alla consapevolezza dei propri limiti.
La partecipazione del Centro Addestramento Alpino dell’Esercito si inserisce in un’iniziativa di cooperazione internazionale che valorizza competenze maturate nell’ambito dell’addestramento specialistico e le mette a disposizione di un percorso formativo rivolto a giovani donne. Un contributo che, attraverso il lavoro delle istruttrici militari, ha consentito di condividere conoscenze ed esperienze maturate in contesti alpinistici particolarmente impegnativi.
Per la Valle d’Aosta, “Girls in Action” rappresenta anche un’occasione per mettere in rete alcune delle sue competenze più qualificate nel campo dell’alpinismo, della sicurezza e della ricerca scientifica in ambiente glaciale. Un patrimonio di conoscenze che trova nella cooperazione internazionale una possibile dimensione di sviluppo, mentre le montagne valdostane diventano un luogo di apprendimento e scambio tra culture diverse.
Attività alpinistica su terreno misto
La conclusione della prima fase del progetto segna dunque una tappa significativa di un percorso nel quale la formazione alpinistica non si limita all’acquisizione di abilità tecniche, ma si lega alla possibilità di costruire nuove prospettive professionali e personali. Per Maria Rahim, Mehwish Syed e Mehrosh Akhtar, l’esperienza vissuta ai piedi del Monte Bianco costituisce un’occasione per consolidare competenze da riportare nei propri territori, con l’ambizione di trasformare la passione per la montagna in una concreta opportunità di autonomia e futuro.





