L’autunno di Pour l’Autonomie comincia dalle vallate, dai Comuni e dal confronto diretto con i valdostani. A poco meno di quattro mesi dal congresso del 24 maggio 2026, il movimento autonomista ha completato un lungo percorso di presenza sul territorio, costruendo una rete di sezioni e coordinatori destinata a diventare uno degli strumenti attraverso i quali il movimento intende affrontare la nuova fase politica regionale.
Una scelta che assume anche un preciso significato politico. Pour l’Autonomie è oggi all’opposizione della maggioranza regionale che riunisce Union Valdôtaine, Autonomisti di Centro, Forza Italia e Azione e, proprio mentre la coalizione di governo è chiamata a misurarsi con le principali questioni che riguardano il futuro della Valle, il movimento guidato dal presidente Marco Carrel e dal segretario politico Aldo Di Marco punta a rafforzare la propria presenza e a costruire una proposta alternativa nel segno dell’Autonomia.
Il punto di partenza è stato il congresso di maggio, nel quale erano state delineate le linee politiche e programmatiche. Da allora, però, il lavoro non è rimasto confinato agli organismi dirigenti. Durante l’estate Pour l’Autonomie ha organizzato incontri nelle diverse Unité des Communes, mettendo al centro il rapporto diretto con gli iscritti, i simpatizzanti e le realtà locali.
Gli incontri si sono conclusi con l'elezione degli organismi delle sezioni territoriali. Ad Aosta e Grand Combin il coordinamento è stato affidato a Bonifacio Di Pietrantonio, con Federica Sagaria vicecoordinatrice e Monica Schiavello, Francesco Macrì e Hicham Fannan consiglieri. Nella sezione Mont Cervin il coordinatore è Erik Camos, affiancato da Denis Vesan e dai consiglieri Elena Vaj Piova, Valentina Herin ed Edy Dujany.
Grand Paradis - Da sinistra a destra Pinuccia Temporelli Consigliere sezione Grand Paradis, Dante Gérard Coordinatore sezione Grand Paradis, Aldo Di Marco Segretario politico, Daniela Usel Vicesegretaria amministrativa, Marco Carrel Presidente e Mathieu Courthoud Vicecoordinatore sezione Grand Paradis.
Sezione Mont Emilius - Da sinistra a destra Morena Comoli Segretaria amministrativa, Sara Napoli Coordinatrice sezione Mont Emilius, Marco Carrel Presidente, Jean Barocco Consigliere comitato regionale, Daniela Usel Vicesegretaria amministrativa (altri eletti assenti nella foto Fabrizio Chabloz Consigliere sezione Mont Emilius e Milena Zanardi Vicecoordinatrice sezione Mont Emilius).

Sezione Walser e Mont Rose - Da sinistra a destra Aldo Di Marco Segretario politico, Marco Carrel Presidente, Stefano Thedy Coordinatore sezione Walser e Mont Rose e Daniele Mania Vicecoordinatore sezione Walser e Mont Rose.
Sezione Valdigne - Da sinistra a destra Mara Chabod Vicecoordinatrice sezione Valdigne, Marco Carrel Presidente, Roberto Rey Coordinatore sezione Valdigne, Daniela Usel Vicesegretaria amministrativa (altro eletto assente nella foto Raphael Castelnuovo Consigliere sezione Valdigne).
Sezione Evançon - Da sinistra a destra Marco Carrel Presidente, André Cretier Coordinatore sezione Evançon, Daniela Usel Vicesegretaria amministrativa, Giulio Abbruzzese Vicecoordinatore sezione Evançon, Aldo Di Marco Segretario politico.Per Grand Paradis sono stati indicati Dante Gérard, Mathieu Courthoud e Pinuccia Temporelli, rispettivamente coordinatore, vicecoordinatore e consigliera. La sezione Mont Emilius sarà guidata da Sara Napoli, con Milena Zanardi vicecoordinatrice e Fabrizio Chabloz consigliere. In area Walser e Mont Rose il coordinatore è Stefano Thedy, con Daniele Mania vicecoordinatore.
La sezione Valdigne avrà come coordinatore Roberto Rey, affiancato da Mara Chabod e Raphael Castelnuovo, mentre per l’Evançon sono stati indicati André Cretier e Giulio Abbruzzese.
Numeri e nomi che, per il movimento, raccontano soprattutto un metodo. L'obiettivo dichiarato è quello di costruire una forza politica che non viva soltanto dei momenti congressuali e dell'attività del Comitato Direttivo, ma che abbia «una presenza costante, un ascolto attento e un dialogo continuo» con il territorio.
È la stessa impostazione rivendicata da Aldo Di Marco, che parla di «soddisfazione per la grande partecipazione agli incontri» e interpreta quella partecipazione come un segnale della richiesta di «chiarezza, concretezza e cambiamento» che, secondo il segretario politico, emerge oggi nella comunità valdostana.
Di Marco punta in particolare sulla necessità di ridurre la distanza tra politica e cittadini. «È indispensabile restituire nuovo slancio a un mondo della politica ormai percepito come troppo distante dalla quotidianità dei valdostani», afferma, rivendicando per Pour l’Autonomie «spirito propositivo e senso di responsabilità» e collegando la nuova struttura territoriale alla volontà di proseguire «con coerenza» il percorso di crescita del movimento.
Il segretario torna quindi al congresso del 24 maggio, indicandolo come «un passaggio fondamentale». In quell’occasione, oltre al dibattito politico, il movimento aveva scelto di coinvolgere direttamente iscritti e simpatizzanti attraverso una consultazione sulle priorità per il futuro della Valle.
«Circa trecento hanno risposto alla nostra consultazione», ricorda Di Marco, parlando di «osservazioni, preoccupazioni, idee e proposte costruttive». Un patrimonio di indicazioni dal quale, secondo il segretario, è maturata l'idea del «Printemps Valdôtain», destinato a rappresentare la cornice politica nella quale Pour l’Autonomie vuole collocare il proprio progetto.
Anche Marco Carrel considera la fase territoriale come un passaggio decisivo. «In ogni località in cui abbiamo organizzato i nostri incontri, abbiamo avvertito una grande responsabilità», sottolinea il presidente, secondo il quale sono «sempre di più i valdostani che non si riconoscono nell’azione politica e amministrativa attuale» e chiedono di rilanciare il modello autonomista della Regione.
La risposta, nella strategia del movimento, passa anche dalla costruzione di una struttura più forte e ramificata. «Strutturare il nostro Movimento con le sezioni territoriali e i coordinatori serve in primis a raccogliere questa sfida», sostiene Carrel, ricordando come già il 24 maggio 2026 Pour l’Autonomie avesse lanciato quello che definisce «un messaggio chiaro e inequivocabile».
La sintesi politica è nel nome scelto per la nuova stagione: «La Valle d’Aosta ha bisogno di una nuova stagione politica che nella nostra visione abbiamo definito con il nome di Printemps Valdôtain», afferma il presidente.
E la nuova struttura dovrà servire anche ad affrontare le prossime scadenze. «Possiamo finalmente contare su una struttura interna che ci permetterà di prendere decisioni condivise e mirate», aggiunge Carrel, indicando tra gli appuntamenti futuri anche quelli legati alle «prossime elezioni politiche», che definisce «cruciali» nella prospettiva del movimento di rinnovare e rilanciare la Regione.
Nel confronto estivo con il territorio sono emersi numerosi temi. Pour l’Autonomie ne ha individuati in particolare tre: acqua, famiglia e montagna. Tre questioni che, nella lettura autonomista, non esauriscono certamente i problemi della Valle, ma consentono di mettere a fuoco altrettanti nodi strategici per il futuro della comunità valdostana.
L’acqua viene considerata innanzitutto una risorsa da governare. Per una regione alpina rappresenta infatti un patrimonio ambientale, agricolo ed energetico, ma anche una delle principali risorse sulle quali costruire una prospettiva di sviluppo realmente legata al territorio.
Da qui la necessità, secondo Pour l’Autonomie, di proteggere le sorgenti, intervenire sugli acquedotti e ridurre le perdite, affrontando contemporaneamente gli effetti del cambiamento climatico e la necessità di utilizzare la risorsa idrica con maggiore attenzione.
Ma l'acqua significa anche agricoltura e territorio. I pascoli, le coltivazioni, gli alpeggi e l'intera rete dei ru rappresentano, nella visione del movimento, la testimonianza concreta di un rapporto secolare tra le comunità valdostane e la montagna.
E poi c'è l'idroelettrico, altro capitolo centrale dell'autonomia economica della Valle. Pour l’Autonomie chiede di migliorare l'efficienza degli impianti esistenti e di valutare nuove possibilità, dai piccoli salti ai sistemi di accumulo. Ma soprattutto pone una domanda politica: «Quanta parte della ricchezza prodotta attraverso la nostra acqua ritorna davvero sul territorio?».
È una domanda che il movimento collega direttamente al significato dell'Autonomia. La gestione delle risorse, nella sua impostazione, non può infatti essere separata dalla capacità di far ricadere sul territorio i benefici economici prodotti dalle risorse valdostane, a vantaggio «delle famiglie, delle imprese e delle nostre comunità».
Il secondo grande tema è quello della famiglia e, più in generale, della demografia. La Valle d'Aosta deve fare i conti con l'invecchiamento della popolazione, il calo delle nascite e la difficoltà di molti giovani a rientrare dopo gli studi o le esperienze professionali fuori regione.
Per Pour l’Autonomie non è sufficiente intervenire con misure occasionali. «Serve una politica organica per la famiglia», è la posizione del movimento, capace di tenere insieme natalità, casa, occupazione, servizi per l'infanzia e conciliazione tra lavoro e vita familiare.
Da qui arriva anche la proposta dell'Indicatore Economico Valdostano, pensato come strumento alternativo all'attuale ISEE e costruito, nelle intenzioni del movimento, sulle specificità della realtà regionale.
L'obiettivo è tenere maggiormente conto «del costo della vita in montagna, della composizione delle famiglie, del loro radicamento sul territorio» e delle condizioni di chi si trova in difficoltà. Una proposta che Pour l’Autonomie inserisce in una visione più ampia nella quale le famiglie che lavorano, pagano le tasse e crescono i propri figli vengono considerate una componente centrale della comunità e della stessa costruzione dell'Autonomia.
Poi c'è la montagna. Qui il messaggio assume un carattere ancora più identitario. «La montagna non è semplicemente un ambiente naturale da tutelare o un prodotto da offrire ai turisti», sostiene il movimento, ma «è il luogo in cui si è formata la comunità valdostana».
Il rischio indicato è quello dello spopolamento dei villaggi e delle zone più alte, con conseguenze che vanno ben oltre la semplice diminuzione dei residenti. Quando una comunità perde abitanti, osserva Pour l’Autonomie, rischia di perdere anche servizi, attività economiche, relazioni sociali e presidio del territorio.
Per questo «la montagna deve continuare a vivere». E per farlo servono collegamenti efficienti, servizi, connessioni digitali, abitazioni e lavoro, ma anche una politica capace di sostenere agricoltura, allevamento, turismo, artigianato, foreste ed energia.
Il principio rivendicato è che chi decide di rimanere a vivere e lavorare in quota non compie soltanto una scelta individuale. «Chi mantiene un alpeggio, recupera una casa, apre un'attività o decide di vivere con la propria famiglia in un villaggio contribuisce attivamente a mantenere vivo l'intero territorio», sottolinea il movimento.
È una concezione della montagna che torna quindi a intrecciarsi con quella dell'Autonomia. Non soltanto risorse da difendere, ma strumenti da utilizzare per mantenere vive le comunità e garantire pari opportunità anche lontano dal fondovalle.
Alla fine del percorso estivo, Pour l’Autonomie affida la propria sintesi a tre parole: «vogliamo». Una Valle capace di «utilizzare bene le proprie risorse e far ricadere sul territorio la ricchezza che esse producono». Una Valle dove «un giovane possa pensare di restare o di tornare, trovare una casa, lavorare e costruire una famiglia». E una Valle nella quale «scegliere di vivere in un paese o in un villaggio di montagna non significhi avere meno opportunità».
È questa, nelle intenzioni del movimento, la base del lavoro dei prossimi mesi. «Coerenza, pragmatismo, competenza, impegno costante, ascolto del territorio e coraggio di compiere scelte lungimiranti» sono indicati come i criteri sui quali costruire la nuova fase.
Il messaggio politico è dunque rivolto alla maggioranza regionale, ma anche e soprattutto al mondo autonomista: per Pour l’Autonomie l'Autonomia non può rimanere una parola identitaria né un patrimonio da amministrare per inerzia. Deve tornare, nella sua lettura, a essere «uno strumento concreto per governare il nostro territorio e costruire il nostro futuro».
L'autunno è appena iniziato. Il movimento, intanto, ha completato la propria presenza nelle vallate e prepara il prossimo tratto di strada. La parola d'ordine resta quella uscita dal congresso: «Printemps Valdôtain». Un progetto con cui Pour l’Autonomie punta a costruire, dall'opposizione, una proposta politica alternativa e fortemente ancorata alla specificità della Valle d'Aosta.





