FEDE E RELIGIONI - 17 settembre 2026, 08:00

Lourdes, molto più di un viaggio: il pellegrinaggio tra fede, fragilità e fraternità

Il pellegrinaggio a Lourdes continua ad attirare italiani di ogni età: non solo fedeli abituali, ma anche giovani, famiglie e persone alla prima esperienza. In vista della visita di Papa Leone XIV del 26 e 27 settembre, Piero Antonelli, vice-direttore dell’Opera Romana Pellegrinaggi, racconta come è cambiato il modo di vivere Lourdes e perché quella esperienza non può essere ridotta a una forma di turismo religioso

Lourdes, molto più di un viaggio: il pellegrinaggio tra fede, fragilità e fraternità

Lourdes continua a essere una delle destinazioni di pellegrinaggio più conosciute e frequentate dagli italiani. Ma dietro il viaggio verso la cittadina francese c’è qualcosa che va oltre la visita a un santuario o la partecipazione alle celebrazioni. C’è la ricerca di un momento di raccoglimento, il desiderio di affidare una preoccupazione, la vicinanza alle persone malate e, soprattutto, la possibilità di condividere un cammino con persone spesso molto diverse per età e storia personale.

A raccontare questa realtà è Piero Antonelli, vice-direttore dell’Opera Romana Pellegrinaggi, che sottolinea come Lourdes abbia mantenuto nel tempo una capacità particolare di parlare a persone molto diverse tra loro. «Lourdes continua a essere una delle mete di pellegrinaggio più amate dagli italiani», spiega Antonelli, indicando nella devozione mariana, nella preghiera, nella vicinanza alle persone malate e nell'esperienza concreta della fraternità gli elementi che continuano a caratterizzare questa esperienza.

Negli ultimi anni, però, è cambiato il modo di arrivare a Lourdes. Accanto ai pellegrini abituali e ai tradizionali gruppi parrocchiali, sono sempre più numerose le persone che affrontano il viaggio per la prima volta. «Spesso sono spinte dal desiderio di fermarsi, ritrovare l’essenziale o affidare a Maria un momento importante della propria vita», racconta Antonelli.

Anche le dimensioni dei gruppi possono essere molto diverse: si passa da comitive di una ventina di persone fino ai grandi pellegrinaggi diocesani che possono raggiungere diverse centinaia di partecipanti. Tra questi c’è quello della Diocesi di Roma, che nel 2026 si è svolto dal 28 al 31 agosto, secondo una tradizione che si rinnova ogni anno nell’ultima settimana di agosto.

A Lourdes, dunque, arrivano persone con motivazioni differenti. Ci sono giovani, famiglie, adulti e anziani, sacerdoti, volontari, persone malate e accompagnatori. Una composizione eterogenea che, secondo Antonelli, rappresenta uno degli aspetti più significativi dell'esperienza. Particolarmente importante è la presenza dei giovani, che possono entrare in contatto con il mondo della fragilità attraverso il servizio e l'accompagnamento.

Per un ragazzo, spiega il vice-direttore dell’Opera Romana Pellegrinaggi, il pellegrinaggio può diventare «un incontro molto forte con il servizio e con il mondo della fragilità». La presenza delle persone malate porta infatti la fede fuori da una dimensione esclusivamente individuale e la trasforma in relazione, attenzione e cura. Il pellegrino non è soltanto colui che visita un luogo, ma anche chi si mette accanto a un'altra persona e condivide con lei una parte del cammino.

È proprio questo uno degli elementi che distinguono Lourdes da una normale esperienza di viaggio. Il programma del pellegrinaggio comprende normalmente la visita al Santuario e ai luoghi legati alla vita di santa Bernadette, la celebrazione della Messa, i momenti di preghiera e catechesi, la partecipazione alle celebrazioni del Santuario e alla processione mariana serale. Al centro rimane la Grotta di Massabielle, insieme agli spazi dedicati al raccoglimento personale e alla riconciliazione.

Ma, osserva Antonelli, il programma non dovrebbe essere interpretato come una semplice sequenza di appuntamenti. «Il pellegrinaggio non è una semplice successione di visite e celebrazioni: è un cammino che deve essere seguito e aiutato a maturare», afferma. L'accompagnamento diventa quindi parte integrante dell'esperienza, tanto sotto il profilo spirituale quanto sotto quello organizzativo.

Particolare attenzione viene riservata alle persone malate o con mobilità ridotta, che possono usufruire dei servizi disponibili a Lourdes. Anche durante il viaggio possono essere previste, su richiesta e secondo le modalità stabilite, forme di assistenza aeroportuale. L'Opera Romana Pellegrinaggi accompagna i partecipanti nell'accesso ai servizi, distinguendo però chiaramente quelli propri da quelli messi a disposizione dal Santuario, dagli aeroporti o dagli altri soggetti competenti.

In questo contesto si inserisce anche la visita di Papa Leone XIV, prevista a Lourdes per 26 e 27 settembre 2026. L'Opera Romana Pellegrinaggi non ha organizzato un gruppo esclusivamente dedicato alla visita del Pontefice, ma sarà presente nella città francese con un gruppo il cui pellegrinaggio coincide con le date dell'evento. I partecipanti potranno così vivere la propria esperienza in una circostanza destinata ad assumere un significato particolare per la comunità cattolica.

Il programma sarà naturalmente coordinato con le indicazioni ufficiali e con le disposizioni organizzative e di sicurezza previste per la presenza del Papa. Per i pellegrini dell'ORP sarà quindi l'occasione per unire la dimensione mariana di Lourdes alla partecipazione a un momento della vita della Chiesa universale.

Resta però una domanda centrale: che cosa significa davvero andare in pellegrinaggio?

Per Antonelli la risposta parte proprio dalla necessità di non confondere il pellegrinaggio con il turismo religioso. «Il pellegrinaggio non è semplicemente una forma di turismo religioso», sottolinea. È invece un'esperienza che coinvolge la persona nel suo insieme e che può continuare a produrre effetti anche dopo il ritorno a casa.

Lourdes, in questa prospettiva, diventa soprattutto un luogo nel quale confrontarsi con la fragilità. La malattia e la difficoltà non vengono considerate soltanto come condizioni da nascondere o come limiti individuali, ma possono diventare occasioni di incontro, solidarietà e servizio. È un cambio di prospettiva che riguarda tanto chi accompagna quanto chi viene accompagnato.

Molti pellegrini, racconta Antonelli, partono pensando soprattutto a ciò che vorrebbero chiedere. Ma il viaggio può portare anche qualcosa di diverso: «Molte persone partono pensando soprattutto a ciò che desiderano chiedere e tornano avendo ricevuto anche un nuovo modo di guardare la propria vita e quella degli altri».

È forse proprio qui che si trova il significato più profondo del pellegrinaggio. Non necessariamente nell'attesa di una risposta immediata, ma nella possibilità di mettere in movimento domande, relazioni e prospettive personali. Per questo l'esperienza di Lourdes non riguarda soltanto chi parte già con una fede consolidata. Può riguardare anche chi si avvicina per la prima volta, magari senza avere certezze.

L'invito dell'Opera Romana Pellegrinaggi è infatti rivolto anche a chi non ha mai partecipato a un pellegrinaggio. «Non è necessario partire avendo già tutte le risposte», osserva Antonelli. «Molto spesso si parte proprio portando con sé le proprie domande».

E così Lourdes, ancora oggi, sembra conservare la sua forza proprio nella possibilità di mettere insieme persone diverse: chi cerca una risposta e chi accompagna, chi vive una malattia e chi offre il proprio aiuto, chi torna ogni anno e chi arriva per la prima volta. Non soltanto un luogo da visitare, dunque, ma un cammino da condividere.

pi.mi.

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