Ci sono luoghi nei quali la solidarietà non ha bisogno di essere proclamata, perché si riconosce nei gesti, nei sorrisi e soprattutto nella capacità di fare sentire ogni persona parte di una comunità. Il Coro AliAli è uno di questi. Qui la musica non è soltanto musica: diventa relazione, occasione di incontro, strumento per abbattere le distanze e restituire a chi vive una situazione di fragilità la sensazione, preziosa, di non essere solo.
Dopo la pausa estiva, ieri pomeriggio il salone del J.B. Festaz di Aosta è tornato a riempirsi di voci, musica, sorrisi ed emozioni. A riprendere il proprio cammino è stato il Coro AliAli di A.L.I.Ce. Valle d’Aosta odv, con una partecipazione numerosa e con diversi nuovi volti arrivati per conoscere per la prima volta questa esperienza.
Erano circa 80 le persone presenti, tra persone colpite da ictus, Parkinson, Alzheimer e altre patologie neurologiche, insieme a caregiver e familiari. Un gruppo eterogeneo, unito però dalla voglia di condividere un momento nel quale la malattia non rappresenta l’unico elemento intorno al quale costruire la propria giornata.
Il canto diventa così un linguaggio comune. Non servono particolari abilità musicali: basta esserci, seguire un ritmo, ricordare una melodia, provare a cantare insieme. Sono gesti semplici, ma capaci di costruire relazioni e di restituire fiducia.
È proprio questa la forza del progetto. Il Coro AliAli nasce infatti per offrire alle persone che affrontano una malattia neurologica e a chi vive quotidianamente accanto a loro un’occasione di benessere, socializzazione e inclusione. La musica permette di incontrarsi senza barriere e di riconoscersi innanzitutto come persone, con le proprie emozioni, le proprie capacità e il proprio desiderio di partecipare.
«Ogni volta che ci incontriamo riceviamo molto più di quanto riusciamo a dare», sottolinea Lorella Zani (nella foto con al centro Ray Lema e a ds Marco Giovinazzo) , raccontando il significato più profondo di questa esperienza. Perché, aggiunge, «l’entusiasmo, i sorrisi e la voglia di esserci delle persone che partecipano al Coro AliAli sono per noi una straordinaria fonte di energia». È una riflessione che va oltre il semplice valore di un'attività musicale: nella solidarietà autentica non esiste una sola direzione, non c’è soltanto qualcuno che offre e qualcun altro che riceve. C’è uno scambio nel quale ciascuno può contribuire a costruire il benessere dell’altro.
Ed è forse proprio qui che il Coro AliAli esprime il suo significato più bello: nell’integrazione. Integrare significa creare uno spazio nel quale nessuno debba sentirsi ai margini, nel quale la fragilità non diventi motivo di esclusione e nel quale anche una difficoltà possa essere affrontata insieme agli altri.
A rendere possibile questo percorso sono la professionalità e la sensibilità della maestra Luigina Stevenin, dei musicisti Marco Giovinazzo e Marco Brunet e dell’associazione Tamtando, con cui A.L.I.Ce. Valle d’Aosta porta avanti il progetto. È un lavoro di squadra nel quale competenze musicali, volontariato e attenzione alle persone si incontrano per costruire qualcosa che va ben oltre un appuntamento settimanale.
Gli incontri proseguiranno ogni martedì, dalle 16.30 alle 17.30, al J.B. Festaz di Aosta. Ma il nuovo anno porta con sé anche una sfida ulteriore: portare questa esperienza ancora più vicino alle persone.
L’obiettivo è infatti quello di far nascere un secondo Coro AliAli in Bassa Valle, così da coinvolgere anche chi vive nei comuni più lontani dal capoluogo e per il quale raggiungere Aosta ogni settimana può rappresentare un ostacolo.
«Vorremmo che la distanza non diventasse una barriera», spiega A.L.I.Ce. Valle d’Aosta, illustrando un progetto che mantiene intatto lo spirito con cui è nato il primo coro. L’intenzione è «permettere anche alle persone che vivono più lontano da Aosta di sperimentare questa bellissima esperienza».
Anche in questo caso, dunque, la parola chiave è inclusione. Una comunità è davvero tale quando riesce ad avvicinare chi rischia di rimanere distante, quando costruisce ponti invece di lasciare che le distanze diventino separazioni. E portare il coro in Bassa Valle significa proprio questo: trasformare la musica in uno strumento concreto di vicinanza.

ph archivio esibizione coro AliAli
Il percorso continuerà insieme ad A.L.I.Ce. Valle d’Aosta, Tamtando, Luigina Stevenin, Marco Giovinazzo e Marco Brunet, con l’obiettivo di creare un nuovo spazio aperto alle persone colpite da malattie neurologiche e neurodegenerative, alle loro famiglie, ai caregiver e a chiunque desideri condividere un’esperienza fatta di canto, relazione e partecipazione.
Perché AliAli non è soltanto un coro. È un luogo nel quale la persona viene prima della malattia. È uno spazio nel quale si può tornare a sorridere, incontrare gli altri, sentire la propria voce insieme a quella degli altri e, soprattutto, sentirsi parte di qualcosa.
E forse è proprio questo il significato più autentico del bene comune: costruire comunità nelle quali nessuno debba avere paura di restare solo. A volte basta una canzone per cominciare.





