ECONOMIA - 16 settembre 2026, 09:08

Secondo Confcommercio la cultura torna ai livelli pre-Covid: in Valle d’Aosta il territorio diventa esperienza

I consumi culturali degli italiani tornano ai livelli precedenti alla pandemia e cambiano anche i confini stessi della cultura. In primo piano non ci sono più soltanto musei, arte e spettacoli, ma anche enogastronomia, paesaggio, natura e tradizioni. Un’evoluzione che trova in Valle d’Aosta un terreno particolarmente significativo.

Chiara Fabbri, presidente di Impresa Cultura Valle d’Aosta Confcommercio VdA

Chiara Fabbri, presidente di Impresa Cultura Valle d’Aosta Confcommercio VdA

«La Valle d’Aosta è un esempio concreto di come cultura, paesaggio ed enogastronomia si intreccino naturalmente». È da questa considerazione di Chiara Fabbri, presidente di Impresa Cultura Valle d’Aosta, che si può leggere un dato destinato ad avere un peso non soltanto per il settore culturale, ma anche per l’economia turistica della regione. Il ritorno dei consumi culturali ai livelli precedenti alla pandemia racconta infatti una ripresa della domanda, ma soprattutto conferma una trasformazione nel modo in cui gli italiani vivono e percepiscono la cultura.

L’indicazione arriva dall’Osservatorio sulle esperienze culturali in Italia, realizzato da Impresa Cultura Italia-Confcommercio in collaborazione con SWG e presentato nei giorni scorsi a livello nazionale. Il dato più significativo è proprio il ritorno dei consumi culturali ai livelli pre-Covid, dopo gli anni segnati dalle restrizioni e dalla forte contrazione delle attività legate alla fruizione culturale.

Per la Valle d’Aosta il tema assume una particolare rilevanza, perché il sistema regionale dispone di un patrimonio nel quale elementi differenti convivono da sempre: castelli e siti archeologici, borghi e tradizioni, parchi e montagne, produzioni agroalimentari e cultura dell’accoglienza. Un patrimonio che non si presta facilmente a essere suddiviso in compartimenti separati e che, proprio per questo, può essere letto alla luce della nuova idea di esperienza culturale fotografata dall’indagine nazionale.

L’Osservatorio evidenzia infatti come il concetto stesso di cultura si stia progressivamente ampliando. Tradizione e patrimonio restano centrali nella percezione degli italiani, ma accanto alle esperienze più consolidate trovano spazio natura, scienza, creatività ed enogastronomia. Visitare un museo, raggiungere un sito storico o assistere a uno spettacolo teatrale continuano a essere tra le attività maggiormente associate alla cultura, ma la stessa definizione comprende sempre più anche parchi naturali, conferenze scientifiche, mostre immersive, laboratori creativi e proposte legate al cibo e alle produzioni del territorio.

È un cambiamento particolarmente interessante per una regione come la Valle d’Aosta, dove il paesaggio non rappresenta semplicemente lo sfondo dell’offerta turistica, ma costituisce una parte essenziale dell’identità locale. La montagna, i villaggi, i castelli, le architetture storiche, le produzioni agricole e la cucina tradizionale possono così essere interpretati come componenti di una medesima esperienza, capace di mettere insieme conoscenza, emozione e scoperta.

Non sorprende, in questo quadro, che alla domanda su ciò che viene maggiormente associato all’identità culturale italiana, gli intervistati indichino innanzitutto cucina ed enogastronomia, con il 65%, seguite da paesaggio e natura, al 50%, e patrimonio archeologico, al 49%. Più distanti risultano arte e artisti, al 32%, e moda e design, al 24%. I dati restituiscono dunque una fotografia nella quale la cultura non coincide più soltanto con i luoghi tradizionalmente deputati alla sua conservazione e divulgazione, ma comprende sempre più ciò che caratterizza concretamente un territorio e il modo in cui viene vissuto.

«I nostri castelli, i siti archeologici, i parchi naturali e i prodotti tipici non sono realtà separate, ma un’unica proposta di esperienza culturale che il visitatore - e il residente - percepisce come tale», sottolinea Chiara Fabbri. E aggiunge: «Il ritorno dei consumi culturali ai livelli pre-Covid ci conferma che questa domanda di esperienza autentica e diffusa è più viva che mai».

È proprio la parola esperienza a rappresentare uno dei passaggi più interessanti della ricerca. Per il 91% degli intervistati un’esperienza culturale deve trasmettere conoscenza e stimolare curiosità; per l’89% deve generare emozioni, mentre per l’88% deve mettere in contatto con la storia e le tradizioni, senza rinunciare alla capacità di intrattenere e divertire. Cultura, quindi, come esperienza capace di coinvolgere la persona nella sua interezza e non semplicemente come fruizione di un contenuto.

Un’impostazione che sembra particolarmente coerente con il modello valdostano, nel quale turismo e cultura si incontrano spesso nello stesso percorso. Una visita a un castello può accompagnarsi alla scoperta di un borgo, una passeggiata può diventare occasione per conoscere il paesaggio e la storia di una comunità, una degustazione può raccontare produzioni, tradizioni agricole e identità locali. Il valore culturale, in questa prospettiva, nasce dalla relazione tra gli elementi e non necessariamente dalla loro separazione.

La stessa evoluzione viene sottolineata da Carlo Fontana, presidente di Impresa Cultura Italia-Confcommercio, secondo il quale «lo sguardo degli italiani sulla cultura si amplia e conferma la centralità del territorio, con le sue comunità, competenze e imprese». Fontana richiama anche il riconoscimento Unesco della cucina italiana come esempio della capacità della cultura di trasformarsi in esperienza e sostiene la necessità di «una strategia unitaria» che ricomponga la filiera allargata e interconnessa della cultura, dotandola di risorse e strumenti coerenti.

Per la Valle d’Aosta il tema diventa quindi anche una questione di strategia territoriale. Se i confini della cultura si allargano, diventa necessario mettere in relazione ambiti che per lungo tempo sono stati considerati distinti: patrimonio culturale, turismo, ambiente, enogastronomia, creatività e attività economiche. La sfida consiste nel trasformare questa ricchezza diffusa in una proposta capace di valorizzare l’identità regionale senza frammentarla.

Impresa Cultura Valle d’Aosta rilancia in questo senso l’appello a investire in una visione integrata, nella quale patrimonio, natura, enogastronomia e creatività locale possano concorrere alla costruzione di un’unica offerta culturale. Non si tratta soltanto di intercettare la ripresa dei consumi, ma di comprendere come sia cambiata la domanda e quali opportunità possa offrire a un territorio fortemente caratterizzato dalla propria identità.

«Il ritorno ai livelli di consumo pre-Covid non è solo un dato statistico, ma un’opportunità per il nostro tessuto economico e culturale», conclude Chiara Fabbri. «Le imprese valdostane della cultura, del turismo e dell’enogastronomia devono essere messe nelle condizioni di cogliere pienamente questa ripresa della domanda».

La fotografia nazionale, dunque, restituisce un elemento che per la Valle d’Aosta può assumere un significato particolare: se la cultura italiana viene sempre più riconosciuta nella cucina, nel paesaggio, nella natura e nelle tradizioni, una regione che ha costruito gran parte della propria identità proprio sulla relazione tra questi elementi dispone già di molte delle componenti richieste dal nuovo modo di vivere la cultura. La questione, ora, è riuscire a metterle in rete e raccontarle come parti di un’unica esperienza, facendo del territorio non soltanto il luogo nel quale la cultura viene proposta, ma una delle sue forme più riconoscibili.

pi.mi.

SU