CRONACA - 16 settembre 2026, 17:29

Kalie McCrystal, il Cervino spegne la speranza: la famiglia conferma la sua presunta morte

Dopo due settimane di ricerche sul versante italiano del Cervino, la famiglia della skyrunner canadese ha comunicato che tutti gli elementi raccolti fanno pensare a una caduta durante la discesa. La 38enne era scomparsa il 1° settembre 2026 durante una ricognizione. Le squadre di soccorso hanno battuto a lungo la montagna senza riuscire a ritrovarla

Kalie McCrystal ph tratta da Momdo Montagna

Kalie McCrystal ph tratta da Momdo Montagna

Per due settimane il Cervino è rimasto al centro di una ricerca difficile, condotta tra pareti, canaloni e tratti di alta montagna dove ogni movimento può trasformarsi in una prova estrema. Ogni giorno ha portato con sé la speranza di una traccia, di un avvistamento, di un segnale capace di riaprire uno spiraglio. Ma quella speranza, con il passare delle ore, si è progressivamente assottigliata.

Ora la famiglia di Kalie McCrystal, atleta canadese di 38 anni, ha deciso di rompere il silenzio e comunicare pubblicamente quello che, alla luce delle informazioni raccolte, appare come l'epilogo più doloroso. La skyrunner, scomparsa il 1° settembre 2026 mentre effettuava una ricognizione sul Cervino, sarebbe caduta durante la discesa.

A riferirlo sono la madre Wendy Cooper e la sorella Jody McCrystal, che hanno affidato a un messaggio il ricordo di Kalie e il ringraziamento a quanti hanno partecipato alle ricerche. Una comunicazione arrivata dopo giorni nei quali le squadre italiane del soccorso alpino hanno continuato a esplorare il versante della montagna, seguendo ogni possibile pista.

Nel loro messaggio, Wendy e Jody raccontano innanzitutto la forza dell'impegno messo in campo dai soccorritori. La squadra della Guardia di Finanza viene ricordata dalla famiglia per la professionalità, la disponibilità e la costanza dimostrate durante le operazioni. Per i familiari, sapere che ogni possibilità veniva verificata ha rappresentato un elemento importante in quelle giornate segnate dall'attesa.

Intorno alla scomparsa di Kalie si è inoltre raccolta una grande comunità internazionale. Amici, conoscenti e appassionati di montagna hanno seguito con apprensione le ricerche, mentre Hillary Gerardi, che per prima aveva dato l'allarme, è rimasta accanto alla famiglia in modo particolare.

È proprio questo abbraccio collettivo a emergere dalle parole della madre e della sorella, che raccontano di un'ondata di affetto arrivata da diverse parti del mondo. Un sostegno che, spiegano, ha mostrato quanto Kalie fosse conosciuta e amata non soltanto nell'ambiente dello skyrunning, ma anche nella comunità di Squamish, in Canada, e tra le persone incontrate nel corso della sua vita.

Poi arriva il passaggio più difficile. La famiglia sottolinea come il Cervino possa essere, allo stesso tempo, una montagna capace di esercitare un'attrazione irresistibile e un ambiente estremamente severo. Kalie conosceva bene i terreni tecnici e aveva già maturato esperienza proprio sul Cervino. Eppure, ricostruiscono i familiari, «tutto ciò che ora sappiamo suggerisce che sia caduta durante la discesa».

Le ricerche, nonostante l'impegno di numerose persone, non hanno quindi permesso di riportare Kalie a casa. Una conclusione che la famiglia definisce con parole che restituiscono tutta la durezza del momento: «Questo non è l'esito che nessuno di noi avrebbe sperato, ed è molto difficile da accettare».

Nel ricordo dei suoi cari, però, Kalie non viene descritta soltanto attraverso la tragedia della sua scomparsa. Rimane il ritratto di una donna capace di affrontare la montagna con determinazione, ma anche con entusiasmo e gioia. Una persona che aveva costruito intorno a sé legami profondi e che aveva trovato nello skyrunning e nell'ambiente alpino una parte fondamentale della propria identità.

La sua assenza, scrivono Wendy Cooper e Jody McCrystal, lascerà «un vuoto incolmabile» nelle comunità alle quali era legata. Per la famiglia, la perdita di una figlia e di una sorella rappresenta qualcosa che accompagnerà per sempre le loro vite.

Eppure, nelle ultime righe del messaggio, il dolore lascia spazio a una forma di consolazione. Kalie, ricordano i suoi familiari, si trovava tra quelle montagne perché era lì che si sentiva più viva e più vicina a se stessa. Il Cervino, teatro delle ultime ore conosciute della sua avventura, resta così anche il luogo che custodisce la parte più autentica della sua passione.

«Stava facendo ciò che la faceva sentire più viva fino ai suoi ultimi istanti», scrivono la madre e la sorella, spiegando di trovare conforto nel pensiero che Kalie sia rimasta tra le montagne nelle quali si sentiva a casa.

Dopo due settimane di ricerche, cala dunque il silenzio sulla speranza di ritrovarla. Ma non sul ricordo di una donna che aveva fatto della corsa in montagna, dell'esplorazione e della sfida con l'ambiente alpino una parte essenziale della propria vita.

red

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