FEDE E RELIGIONI - 15 settembre 2026, 08:00

Leone XIV revoca il contenimento salariale voluto da Papa Francesco nel post pandemia

Il Papa abroga il Motu proprio del 2021 che aveva sospeso gli scatti biennali di anzianità per i dipendenti della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano. Gli aumenti tornano dunque a maturare secondo le regole ordinarie, ma senza recuperare quanto perso negli anni del blocco. Una decisione che riapre anche una questione più ampia: mentre in Vaticano si torna alla normalità salariale, milioni di famiglie nel mondo continuano a fare i conti con inflazione, salari insufficienti e povertà

Leone XIV revoca il contenimento salariale voluto da Papa Francesco nel post pandemia

La stagione del contenimento salariale deciso dopo la pandemia può considerarsi conclusa. Leone XIV ha scelto di revocare il provvedimento con cui Papa Francesco, nel pieno delle difficoltà economiche provocate dall'emergenza sanitaria, aveva imposto una stretta sulla dinamica degli stipendi della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano.

La decisione è contenuta in un nuovo Motu proprio con il quale il Pontefice abroga la Lettera Apostolica in forma di Motu proprio «Un futuro sostenibile», firmata da Papa Francesco il 23 marzo 2021. Quel provvedimento era nato in un momento eccezionale, quando la pandemia aveva colpito pesantemente anche le finanze vaticane e si riteneva necessario contenere la spesa per affrontare una situazione economica particolarmente difficile.

Uno degli effetti più significativi era stato il congelamento degli scatti biennali di anzianità, che rappresentano per i lavoratori vaticani una delle principali forme di adeguamento della retribuzione legata alla permanenza in servizio. Il blocco aveva quindi inciso direttamente sulla progressione economica dei dipendenti.

Leone XIV aveva già iniziato a modificare quella impostazione poche settimane dopo la sua elezione. Con un Rescriptum ex Audientia del 16 giugno 2025, era stato infatti abrogato l'articolo 3 del precedente provvedimento, introducendo una prima modifica alla disciplina del contenimento. Ora il Papa compie un passo ulteriore e cancella definitivamente il quadro normativo introdotto nel periodo più duro della crisi pandemica.

Nel nuovo provvedimento, Leone XIV spiega di aver agito dopo aver ascoltato il parere della Segreteria per l'Economia e aver esaminato la questione, nella convinzione che le istituzioni della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano possano proseguire «con strumenti diversi» nell'impegno per garantire la sostenibilità economica. La scelta, dunque, non viene presentata come un abbandono della prudenza finanziaria, ma come il passaggio a una fase nella quale il contenimento salariale straordinario non viene più ritenuto necessario.

La conseguenza concreta è abbastanza chiara: gli scatti biennali tornano a maturare secondo il normale corso previsto per i lavoratori interessati. C'è però un particolare importante, che evita di parlare di veri e propri arretrati. Il Papa stabilisce infatti che restino definitivamente acquisiti gli effetti prodotti dal precedente provvedimento durante il periodo della sua validità, compresa la sospensione della maturazione degli scatti biennali di anzianità.

Tradotto in termini semplici, il tempo trascorso con gli aumenti congelati non viene recuperato. Gli scatti ripartono, ma ciò che i lavoratori hanno perso durante il periodo del blocco non viene restituito. Si torna quindi alla normalità, senza però cancellare gli effetti economici prodotti dalla stretta degli anni precedenti.

La decisione è comprensibile alla luce del superamento della fase più acuta della pandemia e della necessità di riportare anche le retribuzioni lungo un percorso ordinario. Ma proprio perché riguarda il Vaticano, non può non aprire una riflessione che va oltre i meccanismi amministrativi e contabili.

La Chiesa, infatti, parla quotidianamente di dignità del lavoro, di giustizia sociale e di attenzione agli ultimi. E il ritorno alla piena maturazione degli scatti per i lavoratori vaticani, pur essendo una misura legittima e comprensibile, arriva in un mondo nel quale per una parte enorme della popolazione il problema non è recuperare una progressione salariale sospesa, ma riuscire semplicemente ad arrivare alla fine del mese.

Famiglie alle prese con il costo della vita, lavoratori con stipendi che non tengono il passo con i prezzi, giovani che non riescono a costruirsi un futuro e, soprattutto, milioni di persone che ancora oggi vivono in condizioni di povertà estrema rendono inevitabile una domanda sul rapporto tra le scelte economiche delle istituzioni e la realtà quotidiana di chi ha molto meno.

Ancora più stridente è il confronto con quelle aree del mondo nelle quali la povertà non significa rinunciare a qualche aumento di stipendio, ma non avere cibo a sufficienza, acqua, cure mediche o condizioni minime di sicurezza. Mentre una parte del mondo discute di progressioni economiche e sostenibilità dei bilanci, in altre parti del pianeta si continua a morire di fame.

Non sarebbe corretto, naturalmente, mettere sullo stesso piano situazioni completamente diverse. I dipendenti della Santa Sede sono lavoratori e hanno diritto a una retribuzione equa, così come hanno diritto alla progressione economica prevista dalle regole. Ma proprio per questo la scelta di Leone XIV può essere letta anche come un'occasione per rilanciare, con maggiore forza, il tema della dignità del lavoro e della redistribuzione delle risorse.

Il ritorno agli scatti biennali rappresenta quindi soprattutto la fine di una misura eccezionale introdotta in un momento eccezionale. Resta però una questione di coerenza più generale: se la sostenibilità economica deve essere perseguita «con strumenti diversi», come afferma il provvedimento pontificio, quei nuovi strumenti dovranno inevitabilmente misurarsi anche con la sostenibilità sociale di un sistema economico nel quale le disuguaglianze restano enormi.

Per i lavoratori vaticani, dunque, gli scatti tornano a maturare. Per chi ha perso quelli degli anni del blocco, invece, il passato resta definitivamente alle spalle. E fuori dalle mura vaticane rimane un'altra domanda, molto più grande: come garantire non soltanto la sostenibilità dei bilanci, ma una vita dignitosa a chi oggi non ha nemmeno la certezza di poter mettere insieme il pranzo con la cena?

je.fe.

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