Ci sono partite che si giocano sul campo e altre che si preparano negli spogliatoi. Quella della Valle d’Aosta, oggi, sembra invece giocarsi con una squadra che non ha ancora deciso quale maglia indossare quando l’arbitro fischierà la ripresa.
La domanda, allora, è inevitabile: e l’Union valdôtaine che fa?
Non è una domanda provocatoria. È una domanda politica. Ed è forse, in questo momento, la domanda più importante che aleggia in Avenue des Maquisards.
La vicenda giudiziaria è ormai nota. A maggio il Tribunale di Aosta ha dichiarato Renzo Testolin ineleggibile alla presidenza della Regione e, per effetto di quella decisione, decaduto dalla carica. Il ricorso era stato promosso da due consiglieri di AVS, Chiara Minelli e Alberto Torrione, sulla base dell’interpretazione della legge regionale 21 del 2007 e del limite dei mandati consecutivi in Giunta. I giudici hanno ritenuto che la permanenza di Testolin nell’esecutivo configurasse una quarta presenza consecutiva, oltre il limite previsto dalla normativa.
Per qualche giorno la Valle d’Aosta ha conosciuto una situazione istituzionale inedita: Testolin decaduto, la vicepresidenza assunta da Luigi Bertschy e la Giunta ridotta alla sola ordinaria amministrazione. La legge regionale prevede infatti che, in caso di decadenza del presidente, si proceda entro sessanta giorni all’elezione del nuovo presidente e della nuova Giunta; in mancanza, si arriva allo scioglimento funzionale del Consiglio regionale.
Poi è arrivato l’appello.
L’8 maggio Testolin ha depositato il ricorso alla Corte d’Appello di Torino. La conseguenza è stata la sospensione dell’efficacia della sentenza di primo grado e il suo reintegro alla presidenza della Regione, con il ritorno della Giunta ai pieni poteri. L’udienza è stata indicata per il 28 settembre.
AVS, che aveva promosso il ricorso, ha annunciato che si opporrà in appello e in Consiglio Valle ha già sostenuto la necessità di arrivare, in alternativa alla lunga incertezza giudiziaria, a un nuovo presidente e a una nuova Giunta pienamente legittimati.
Fin qui la cronaca.
Ma è la politica che, adesso, comincia a diventare interessante.
Perché una cosa è certa: la sentenza di primo grado non può essere cancellata con un colpo di spugna. Può essere confermata, riformata, eventualmente ancora impugnata. Ma comunque vada, la questione ha ormai investito il cuore stesso della maggioranza e soprattutto dell’Union valdôtaine.
Ed è qui che nasce la domanda del titolo.
E l’Uv che fa?
Da Avenue des Maquisards, almeno pubblicamente, non sembra emergere una vera discussione sugli scenari che si apriranno dopo il pronunciamento della Corte d’Appello.
Se Testolin dovesse essere confermato presidente, naturalmente, il problema politico sarebbe diverso. Ma anche in quel caso l’Union dovrebbe interrogarsi sul significato di una vicenda che ha tenuto per mesi il governo regionale sotto la spada di Damocle di un giudizio sulla legittimità dell’elezione del suo presidente.
Ma è soprattutto l’altro scenario a fare paura.
Che cosa succede se la Corte conferma la decadenza?
A quel punto non ci sarebbe più soltanto da prendere atto di una sentenza. Bisognerebbe governare una crisi politica. Il Consiglio dovrebbe eleggere un nuovo presidente e una nuova Giunta entro il termine previsto dalla legge. E se quel passaggio non riuscisse, scatterebbe il meccanismo che può portare allo scioglimento del Consiglio e quindi a nuove elezioni.
Non è fantapolitica. È una possibilità concreta che l’Union dovrebbe avere già messo sul tavolo.
Chi potrebbe essere il candidato alla presidenza?
Quale maggioranza potrebbe sostenerlo?
La coalizione attuale resterebbe la stessa?
Forza Italia confermerebbe il proprio sostegno?
Quale ruolo avrebbe il Centro autonomista?
E soprattutto: l’UV sarebbe pronta ad affrontare una successione interna senza trasformarla in una guerra tra correnti, sensibilità e personalismi?
Sono domande alle quali, per ora, non sembrano arrivare risposte.
Ed è proprio questo silenzio che comincia a generare malumore anche dentro il mondo unionista.
Perché una cosa è difendere Renzo Testolin nel percorso giudiziario personale — e nessuno può negargli il diritto di difendersi fino all’ultimo grado di giudizio — altra cosa è pretendere che un intero movimento politico resti fermo, in attesa del prossimo timbro giudiziario.
L’Union valdôtaine non è soltanto il partito del presidente della Regione. È uno dei pilastri dell’autonomia valdostana. E proprio per questo dovrebbe essere la prima forza politica a prepararsi a ogni eventualità.
Testolin, con ogni probabilità, continuerà la propria battaglia giudiziaria anche oltre l’eventuale secondo grado. Ma la politica non può aspettare la Cassazione per cominciare a interrogarsi sul futuro della Valle d’Aosta.
Anzi, dovrebbe fare esattamente il contrario.
Dovrebbe arrivare al giorno della sentenza con un piano A e un piano B. Se Testolin resta, sapere quale maggioranza e quale progetto politico portare avanti. Se Testolin deve lasciare, sapere immediatamente chi proporre, con quale squadra e con quale programma.
Questo non significa auspicare la decadenza di Testolin.
Significa semplicemente essere pronti alla realtà.
Perché una forza politica di governo non può permettersi di essere colta di sorpresa dagli eventi. E meno ancora può permettersi di scoprire il giorno dopo una sentenza che cosa intende fare il giorno dopo.
L’UV ha ancora tempo per discutere, confrontarsi, litigare persino. Ma deve farlo.
Perché il silenzio, in politica, può essere prudenza. Qualche volta è anche diplomazia.
Quando però davanti c’è una sentenza capace di cambiare il destino di una legislatura, il silenzio rischia di diventare semplicemente impreparazione.
E allora la domanda resta lì, appesa alle finestre di Avenue des Maquisards.
Non tanto: cosa farà Testolin?
Quello lo decideranno lui, i suoi avvocati e i giudici.
La domanda è un’altra.
...E l’Uv che fa?
Il y a des parties qui se jouent sur le terrain et d’autres qui se préparent dans les vestiaires. Celle que joue aujourd’hui la Vallée d’Aoste semble plutôt se dérouler avec une équipe qui n’a pas encore décidé quel maillot elle portera lorsque l’arbitre donnera le coup de sifflet.
La question est donc inévitable : et l’Union valdôtaine, que fait-elle ?
Ce n’est pas une question provocatrice. C’est une question politique. Et peut-être, aujourd’hui, la question politique la plus importante qui se pose dans les couloirs de l’avenue des Maquisards.
L’affaire judiciaire est désormais bien connue. En mai, le Tribunal d’Aoste a déclaré Renzo Testolin inéligible à la présidence de la Région et, par conséquent, déchu de ses fonctions. Le recours avait été introduit par deux conseillers d’AVS, Chiara Minelli et Alberto Torrione, sur la base de l’interprétation de la loi régionale n° 21 de 2007 et de la limite du nombre de mandats consécutifs au sein du Gouvernement régional. Les juges ont estimé que la présence de Testolin au sein de l’exécutif constituait un quatrième mandat consécutif, au-delà de la limite prévue par la loi.
Pendant quelques jours, la Vallée d’Aoste a connu une situation institutionnelle inédite : Testolin déchu de ses fonctions, la vice-présidence assumée par Luigi Bertschy et un Gouvernement régional réduit à la seule gestion des affaires courantes.
Puis l’appel est arrivé.
Le recours présenté par Testolin devant la Cour d’appel de Turin a suspendu les effets de la décision de première instance et permis son retour à la présidence de la Région, avec le rétablissement des pleins pouvoirs du Gouvernement régional.
AVS, qui avait été à l’origine de la procédure, s’est constitué en justice et entend défendre sa position également en appel.
Jusqu’ici, c’est la chronique judiciaire.
Mais c’est maintenant que la politique devient intéressante.
Car une chose est certaine : la décision de première instance ne peut pas être effacée d’un revers de main. Elle peut être confirmée ou réformée, et la procédure pourra éventuellement se poursuivre. Mais, quoi qu’il arrive, cette affaire a désormais touché au cœur même de la majorité et, surtout, de l’Union valdôtaine.
Et c’est là que se pose la question du titre.
Et l’UV, que fait-elle ?
Si Renzo Testolin devait être confirmé dans ses fonctions, le problème politique serait évidemment différent. Mais même dans ce cas, l’Union devrait s’interroger sur la portée d’une affaire qui, pendant des mois, a placé le Gouvernement régional sous la menace d’une décision judiciaire concernant la légitimité de l’élection de son président.
Mais c’est surtout l’autre scénario qui inquiète.
Que se passerait-il si la Cour confirmait la déchéance de Renzo Testolin ?
À ce moment-là, il ne suffirait plus de prendre acte d’un jugement. Il faudrait gérer une crise politique.
Le Conseil de la Vallée devrait élire un nouveau président et un nouveau Gouvernement régional dans le délai prévu par la loi. Et si cette opération échouait, le mécanisme conduisant à la dissolution du Conseil et donc à de nouvelles élections pourrait se mettre en marche.
Ce n’est pas de la politique-fiction. C’est une possibilité concrète, et l’Union valdôtaine devrait déjà avoir mis tous les scénarios sur la table.
Qui pourrait être candidat à la présidence ?
Quelle majorité pourrait le soutenir ?
La coalition actuelle resterait-elle la même ?
Forza Italia confirmerait-elle son soutien ?
Quel rôle jouerait le Centre autonomiste ?
Et surtout : l’UV serait-elle prête à affronter une succession interne sans la transformer en guerre entre courants, sensibilités et personnalités ?
Pour l’instant, les réponses ne semblent pas vraiment parvenir de l’avenue des Maquisards.
Et c’est précisément ce silence qui commence à susciter du mécontentement au sein même du monde unioniste.
Car une chose est de défendre Renzo Testolin dans son parcours judiciaire — et personne ne peut lui contester le droit de se défendre jusqu’au dernier degré de juridiction — et autre chose est de demander à tout un mouvement politique de rester immobile dans l’attente du prochain verdict.
L’Union valdôtaine n’est pas seulement le parti du président de la Région. Elle constitue l’un des piliers de l’autonomie valdôtaine.
Et c’est précisément pour cette raison qu’elle devrait être la première force politique à se préparer à toutes les éventualités.
Testolin poursuivra, très probablement, sa bataille judiciaire, y compris au-delà de l’éventuelle décision du deuxième degré. Mais la politique ne peut pas attendre la Cour de cassation pour commencer à réfléchir à l’avenir de la Vallée d’Aoste.
C’est même l’inverse qui devrait se produire.
L’UV devrait arriver au jour du jugement avec un plan A et un plan B.
Si Testolin reste : savoir quelle majorité et quel projet politique poursuivre.
Si Testolin doit partir : savoir immédiatement qui proposer, avec quelle équipe et avec quel programme.
Cela ne signifie pas souhaiter la déchéance de Renzo Testolin.
Cela signifie simplement être prêt à affronter la réalité.
Car une force politique qui gouverne ne peut pas se permettre d’être surprise par les événements. Et encore moins découvrir, le lendemain d’un jugement, ce qu’elle entend faire le lendemain.
L’UV a encore le temps de discuter, de se confronter, voire de se diviser sur certains choix. Mais elle doit le faire.
Parce que le silence, en politique, peut être de la prudence. Parfois, c’est aussi de la diplomatie.
Mais lorsqu’un jugement est susceptible de changer le destin d’une législature, le silence risque de devenir tout simplement un signe d’impréparation.
Et voilà donc la question qui reste suspendue aux fenêtres de l’avenue des Maquisards.
Pas tellement : que fera Testolin ?
Cela, il appartiendra à lui, à ses avocats et aux juges de le décider.
La question est ailleurs.
…Et l’UV, que fait-elle ?





