ATTUALITÀ - 11 settembre 2026, 10:05

La morte di Emma Bonino e quella politica delle libertà che parla anche alla Valle d’Aosta

Addio alla storica leader radicale Emma Bonino: aveva 78 anni. Con Lei scompare una delle figure più riconoscibili della politica italiana degli ultimi cinquant'anni. Una donna che ha attraversato la Prima, la Seconda e la cosiddetta Terza Repubblica senza mai smarrire il filo delle proprie battaglie: libertà individuali, diritti civili, europeismo, laicità dello Stato, garantismo

La morte di Emma Bonino e quella politica delle libertà che parla anche alla Valle d’Aosta

Una figura che, pur non appartenendo alla storia politica valdostana, può essere letta anche da questa particolare prospettiva. Perché alcune delle questioni sulle quali Bonino si è battuta per tutta la vita – il rapporto tra individuo e istituzioni, tra Stato e territori, tra centralismo e libertà – hanno una particolare risonanza in una regione come la Valle d'Aosta.

Emma Bonino è stata una politica difficilmente catalogabile.

Radicale, liberale, europeista, spesso distante dai partiti tradizionali e dalle loro logiche. Il suo modo di fare politica partiva da un principio semplice: la libertà dell'individuo viene prima dell'interesse del partito, dello Stato o della maggioranza di turno.

È una concezione che può essere letta anche attraverso la lente dell'autonomia valdostana.

L'autonomia, infatti, non è soltanto una particolare architettura istituzionale. È anche l'idea che una comunità possa assumere responsabilità, scegliere e organizzare una parte significativa della propria vita senza che ogni decisione debba necessariamente essere presa dal centro.

Bonino applicava questo principio soprattutto alle libertà personali. Il movimento autonomista lo applica, in una dimensione diversa, alla libertà e alla responsabilità delle comunità territoriali.

Due piani differenti, naturalmente. Ma con una domanda di fondo che può essere comune: quanto potere deve essere lasciato alle persone e quanto deve essere concentrato nelle istituzioni centrali?

C'è poi un'altra questione che rende la figura di Bonino particolarmente interessante per una regione di confine come la Valle d'Aosta: l'Europa.

Bonino è stata una delle europeiste più convinte della politica italiana. Ha visto nell'integrazione europea non soltanto un progetto economico, ma soprattutto uno spazio politico nel quale superare i vecchi nazionalismi.

Per una regione come la Valle d'Aosta, collocata al centro dell'arco alpino e storicamente legata alla dimensione francofona e transfrontaliera, il tema europeo assume inevitabilmente una dimensione concreta.

Europa e autonomia non sono concetti alternativi.

Possono, al contrario, essere due livelli dello stesso principio: avvicinare le decisioni ai cittadini e contemporaneamente superare i confini statali quando questi diventano un limite alla cooperazione tra territori.

È una prospettiva che rende ancora attuale una delle grandi questioni poste dalla politica di Bonino: costruire un'Europa più forte senza necessariamente costruire Stati sempre più centralizzati.

La caratteristica più interessante della sua esperienza politica è forse proprio questa.

Bonino ha trascorso buona parte della propria carriera in minoranza. Ma essere minoranza non ha significato, per lei, essere marginale.

Molte battaglie inizialmente considerate radicali sono diventate nel tempo parte del dibattito politico e civile italiano.

È una lezione che dovrebbe interessare anche la politica valdostana.

In una piccola comunità politica, infatti, il rischio è confondere il consenso numerico con la capacità di incidere. La storia di Bonino dimostra invece che una forza politica può essere determinante anche quando non dispone dei numeri per governare da sola, se riesce a spostare il terreno del confronto e imporre questioni che gli altri sono costretti ad affrontare.

È una dinamica che la Valle d'Aosta conosce bene.

La sua specialità istituzionale è nata e si è consolidata proprio attraverso la capacità di difendere una specificità territoriale all'interno dello Stato italiano.

C'è infine un elemento della figura di Bonino che merita di essere ricordato oltre le appartenenze politiche.

La libertà, nella sua concezione, non era semplicemente la possibilità di chiedere qualcosa allo Stato. Era soprattutto la possibilità di scegliere e, conseguentemente, di assumersi la responsabilità delle proprie scelte.

È un principio che potrebbe essere applicato anche al futuro dell'autonomia valdostana.

Una maggiore autonomia non può significare soltanto ottenere maggiori competenze, trasferimenti o deroghe da Roma. Deve significare anche maggiore responsabilità politica, amministrativa e finanziaria.

In questo senso, ricordare Emma Bonino dalla Valle d'Aosta può diventare qualcosa di più di un semplice omaggio a una protagonista della politica italiana.

Può diventare un'occasione per riflettere sul significato stesso dell'autonomia.

Emma Bonino lascia una politica italiana nella quale le grandi appartenenze ideologiche del Novecento sono ormai profondamente cambiate.

Ma lascia soprattutto il ricordo di una politica nella quale era ancora possibile costruire la propria identità intorno a poche battaglie, perseguirle per decenni e accettare anche il rischio dell'impopolarità.

Per la Valle d'Aosta, terra abituata a difendere la propria diversità dentro uno Stato nazionale e contemporaneamente dentro un'Europa sempre più integrata, la sua scomparsa offre quindi uno spunto di riflessione particolare.

Autonomia, Europa e libertà non devono necessariamente essere tre parole appartenenti a mondi politici diversi.

Possono essere, al contrario, parti di una stessa idea: quella di una società nella quale il potere sia il più possibile vicino ai cittadini, le comunità siano responsabili delle proprie scelte e i confini non diventino una gabbia.

È forse questa, al di là delle appartenenze politiche, la lezione più interessante che Emma Bonino lascia anche alla Valle d'Aosta.

Una lezione che non chiede di essere condivisa in ogni sua parte.

Ma che merita, ancora una volta, di essere discussa.

je.fe.

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