AMBIENTE - 10 settembre 2026, 12:00

Il silenzio delle istituzioni

Negli ultimi giorni, sui social aostani si moltiplicano le segnalazioni fotografiche di capitozzature nel verde pubblico cittadino: chiome mutilate, tronchi ridotti a monconi, alberi trattati con una tecnica che la normativa vigente considera dannosa e che, dal 2020, non dovrebbe più avere cittadinanza nella gestione del patrimonio arboreo urbano

ph repertorio

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Non sono le prime denunce e non arrivano solo da cittadini: anche esponenti politici hanno documentato lo stato di alcune aree verdi, riaccendendo un dibattito che a Palazzo di Città sembrava già chiuso.

Ma chiuso, a guardare bene, non lo è affatto.

Il 28 novembre 2024, il Comune di Aosta annunciava la revoca di tre dei quattro appalti per la manutenzione del verde pubblico, affidati dal luglio 2021 a una ditta romana. Il provvedimento, riportato all’epoca da AostaSera, arrivava «in danno», cioè con la richiesta di risarcimento alla ditta ritenuta responsabile di gravi inadempienze.

Le determine dirigenziali di piazza Chanoux parlavano esplicitamente di mancata esecuzione delle prestazioni previste dal cronoprogramma, mancata risposta agli ordini di servizio del direttore dell'esecuzione del contratto e irreperibilità dell'impresa.

A spiegare pubblicamente l'origine della rottura era, allora come oggi, l'assessore con delega al verde pubblico Corrado Cometto, secondo cui l'impresa non aveva rispettato gli obblighi contrattuali, tanto da rendere necessaria la risoluzione.

In Consiglio comunale la vicenda arrivò anche per iniziativa dell'opposizione, con la consigliera Sylvie Spirli che ricordava come i dubbi su quell'appalto, aggiudicato al massimo ribasso, fossero stati sollevati per tempo e poi accantonati con una proroga di due anni.

Da lì, il «verde» aostano è passato a un nuovo affidamento: nel febbraio 2025 la Giunta ha avviato una gara da circa 587 mila euro, gestita tramite la Centrale Unica di Committenza regionale, riducendo i lotti da quattro a due e introducendo — sulla carta — un rafforzamento delle attività di controllo e rendicontazione.

È qui che il filo si interrompe.

Il Comune non ha mai reso pubblico, con altrettanta chiarezza istituzionale, l'esito della vicenda del 2024: la richiesta di risarcimento danni presentata in sede di risoluzione contrattuale ha avuto seguito?

È stata quantificata, contestata, eventualmente impugnata al TAR, come si temeva all'epoca?

Sono passati quasi due anni: ai cittadini aostani, che quella vicenda l'hanno seguita sui giornali locali, sarebbe dovuta arrivare un'informativa altrettanto pubblica sull'esito. Non è arrivata.

E c'è una seconda domanda, più urgente, che le fotografie di capitozzature circolate in questi giorni rendono ancora più pressante: chi sta eseguendo oggi gli interventi di potatura contestati?

Se si tratta di un affidatario diverso dalla ditta romana esclusa nel 2024, l'amministrazione ha il dovere di spiegare perché lo stesso tipo di intervento — vietato dalla normativa dal 2020 — si ripresenti ciclicamente sul territorio comunale, indipendentemente da chi materialmente lo esegue.

Se invece, per qualsiasi ragione tecnica o societaria, esistesse continuità operativa con il passato, questo andrebbe detto con altrettanta chiarezza, non lasciato intuire ai cittadini attraverso il confronto tra vecchie e nuove fotografie.

Va detto, per onestà, che il tema non è stato ignorato in Consiglio comunale.

Lo scorso 23 giugno 2026, una mozione del gruppo La Renaissance Valdôtaine, presentata dalla consigliera Cristina Dattola, ha riportato in aula proprio la questione del controllo sugli appalti e del ruolo del Direttore dell'esecuzione del contratto, richiamando esplicitamente la vicenda del precedente appalto revocato.

Nella replica, l'assessore Cometto ha respinto una lettura della situazione «deformata dalle criticità puntuali», ha ricordato che da luglio 2025 il servizio è stato rafforzato con due Direttori dell'esecuzione del contratto invece di uno solo e ha rivendicato un giudizio «sostanzialmente buono» sullo stato del verde cittadino, pur ammettendo criticità localizzate.

Sono parole che meritano di essere riportate per intero, perché rappresentano la posizione ufficiale dell'amministrazione.

Ma sono anche parole che, di fronte alle immagini che continuano a circolare, non chiudono la partita: la mozione che chiedeva maggiore trasparenza sui controlli è stata respinta, con 6 voti favorevoli e 17 astensioni.

Un voto che rinvia la questione, non la risolve.

Non si tratta di riaprire polemiche per il gusto della polemica, né di anticipare conclusioni che spetta all'amministrazione documentare.

Si tratta di porre, con la stessa nettezza istituzionale con cui nel 2024 fu comunicata la revoca, tre domande semplici alle quali la Giunta e l'assessore Cometto devono una risposta pubblica.

Qual è oggi lo stato della richiesta di risarcimento danni avanzata nel 2024 contro la ditta romana esclusa dall'appalto del verde pubblico?

L'attuale gestore del servizio è un soggetto realmente distinto, sotto ogni profilo sostanziale, da quello escluso due anni fa?

Alla luce delle capitozzature documentate nelle ultime settimane — pratica vietata dal 2020 — l'amministrazione intende avviare una verifica formale sul contratto in essere, con eventuale risoluzione in caso di inadempienze analoghe a quelle già accertate in passato?

Aosta ha già dimostrato, nel 2024, di saper agire quando un appalto non funziona.

Oggi si chiede la stessa fermezza e, soprattutto, la stessa trasparenza: non basta annunciare una revoca sui giornali, bisogna anche rendere conto di come è andata a finire.

Il silenzio, su questo punto, non è più un'opzione compatibile con il rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini.

Vittore Lume-Rezoli

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