ATTUALITÀ - 09 settembre 2026, 12:00

Un po' di droga con ricetta

E rieccomi qui a commentare, questa volta in modo più ironico, due fatti di cronaca. Non me ne vogliano i puristi del codice penale, ma stavolta davvero ci metto un po' di sana ironia

ph. repertorio

ph. repertorio

Due notizie, a distanza di poche settimane, che raccontano la stessa storia, con protagonisti diversi.

Prima una madre e un figlio, trovati in casa con della droga. Poi, più di recente, l'arresto di una donna, K.M., trovata in possesso di una cinquantina di grammi tra ketamina, MDMA e hashish. Per lo spaccio utilizzava un alloggio non lontano dalla Questura.

Cronaca ordinaria, si dirà. Ed è proprio questo il problema: è così ordinaria che potremmo scriverla a memoria, cambiando solo l'età e l'indirizzo.

Perché lo sappiamo già come va a finire. Titolone in prima pagina, indignazione di rito, qualche dichiarazione istituzionale, qualche nota sui social, qualche politico su Facebook che parla di degrado o emergenza. Poi il silenzio.

Tutto rientra, tutto si sgonfia, tutto finisce — come sempre — in una bolla di sapone. Ci abitueremo anche a questa, come ci siamo abituati alle precedenti.

A volte viene da chiedersi se siamo un popolo serio o una barzelletta raccontata male. Ma non parlo solo della Valle, parlo di mezzo pianeta.

Perché diciamolo chiaramente: chi vuole drogarsi, si droga. A costo di mendicare, rubare, non so come, ma la droga riescono sempre a trovarla.

Non serve il filosofo a spiegarcelo, non serve il sociologo, non serve nemmeno il ministro dell'Interno con la faccia giusta per le telecamere, che sta lì a snocciolare dati sui risultati ottenuti: 10 chili sequestrati da una parte, 6 quintali dall'altra.

Eppure ogni volta ripartiamo da zero, come se fosse la prima volta che una madre, un figlio, un quarantatreenne finiscono dentro una notizia di cronaca per lo stesso, identico motivo.

E ogni volta la discussione pubblica si consuma nello stesso modo: qualche giorno di sdegno, qualche editoriale — compreso questo, va detto — e poi via, al prossimo fatto.

Faccio una proposta scomoda: perché non vendere la droga in farmacia, a prezzi calmierati, togliendo ossigeno alla delinquenza e dirottando quei soldi verso una sanità che da anni viene tagliata, dissanguata, lasciata moribonda, assieme ai drogati e agli assistiti?

Non è una boutade: è una domanda che meriterebbe una risposta seria, non un'alzata di sopracciglio e nemmeno una risata sarcastica.

Ma no. Noi siamo quelli bravi a fare le guerre ideologiche: pro-vax, no-vax, pro-qualcosa, contro-qualcos'altro. Sempre schierati, sempre pronti alla battaglia di principio.

Peccato che, nel frattempo, ci ingoiamo di tutto senza fare una piega: pillole per dimagrire, pillole blu che aiutano un amico intimo in difficoltà, pillole abbinate a creme miracolose per toglierci le rughe, senza contare quello che buttiamo nello stomaco, come se fosse il mastello dei rifiuti indifferenziati.

Polli cresciuti a colpi di antibiotici, pesce che accumula mercurio, acqua e aria che, se non sono tossiche, poco ci manca.

Ma guai a parlare di droghe vendute in farmacia.

Lì, all'improvviso, diventiamo moralisti. Paladini della purezza. Difensori dell'ultimo baluardo di civiltà occidentale rimasto in piedi.

Cannabis? Orrore.

Olio di CBD, che fa bene a malati di fibromialgia? Devi superare almeno tre esami clinici e avere il parere di qualche commissione.

Eroina? Morfina?

Ormai, con il piccolo chimico, abbiamo studenti che, seguendo le istruzioni trovate su internet, sono in grado di prodursi anfetamine di tutti i tipi.

Siamo, insomma, un popolo che si avvelena da solo ogni giorno, con metodo e costanza, ma che poi si scandalizza di fronte a una proposta che toglierebbe risorse ai criminali per darle a chi cura le persone.

Ci indigniamo per la droga di strada e ingoiamo senza fiatare tutto il resto.

O forse solo — diciamolo senza troppi giri di parole — imbecille.

E tra un mese, quando la prossima madre, il prossimo figlio, il prossimo quarantatreenne finiranno nella stessa identica notizia, ce ne ricorderemo tutti con la stessa, prevedibile sorpresa.

Bolla di sapone, appunto.

Ne basta un soffio, e si torna sempre al punto di partenza.

Vittore Lume-Rezoli

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