C’è un luogo, a Genazzano, dove la devozione mariana attraversa i secoli e dove il rapporto tra i Papi e la Madre del Buon Consiglio si rinnova ogni volta attraverso la preghiera. È qui che Leone XIV è tornato, per la seconda volta dall’inizio del suo pontificato, alla vigilia della Natività della Beata Vergine Maria. Un ritorno carico di significato, dopo la prima visita del 10 maggio 2025, e accompagnato da un gesto simbolico: la consegna della rosa d’oro alla Madonna e la scopertura dell’affresco che ritrae il Pontefice in preghiera, accanto alla memoria dei predecessori che hanno visitato il santuario.
Davanti all’immagine della Vergine venerata come Madre del Buon Consiglio, il Papa ha trasformato la celebrazione in un invito rivolto a tutti: chiedere a Maria il suo “Buon Consiglio” per accogliere la Parola di Dio, custodirla e tradurla in “decisioni coraggiose e sagge” e in una “autentica conversione”. Un richiamo spirituale che, nel contesto di un mondo segnato da guerre, divisioni, incertezze e nuove paure, assume anche una evidente dimensione umana e sociale.
L’immagine della Madonna, secondo la tradizione, è “venuta” da Scutari, in Albania, il 25 aprile 1467. Da allora il santuario è diventato meta di generazioni di pellegrini e luogo particolarmente caro agli agostiniani. Proprio da qui Leone XIV ha scelto di rilanciare una parola che attraversa la sua predicazione: la pace non è soltanto un obiettivo da chiedere ai governi o alle istituzioni, ma è anche una condizione da costruire dentro le persone.
“Sì, carissimi, vogliamo immaginare la pace – allargare i confini della comprensione e dipingercela nell’anima – per riconoscere che già esiste, per accoglierla e servirla”, ha detto il Pontefice durante la celebrazione. E poi l’esortazione destinata a diventare il cuore della sua visita: “Lasciamo crescere la pace in noi. Germoglierà nel mondo”. Per Leone XIV, quella pace è “il dono di Dio, il soffio del Risorto, l’opera dello Spirito Santo”, ma proprio per questo richiede di essere accolta, custodita e messa al servizio degli altri.
La liturgia della Parola ha accompagnato questa riflessione attraverso le letture della vigilia. La Prima Lettura, tratta dal profeta Michea (5,1-4a), richiama l’annuncio della nascita a Betlemme di Cristo da “colei che deve partorire”. Il Salmo 12 dà voce alla preghiera di chi confida nel Signore e si rallegra per la salvezza ricevuta. La Seconda Lettura, dalla Lettera di san Paolo ai Romani (8,28-30), ricorda che “tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio”, mentre il Vangelo di Matteo (1,1-16.18-23) ripercorre la genealogia di Gesù e racconta la maternità di Maria, incinta “per opera dello Spirito Santo”.
Nell’omelia, il Papa ha ricordato il suo primo pellegrinaggio a Genazzano e quel “profondo desiderio” che lo aveva accompagnato nei primi giorni del pontificato. Nel libro delle firme del santuario aveva lasciato scritto che la Madonna del Buon Consiglio lo aveva accompagnato durante tutta la vita “con la sua presenza materna, con la sua saggezza e l’esempio del suo amore per il Figlio, il Figlio che è sempre il centro della mia fede”.
“Con gioia sono di nuovo qui”, ha affermato Leone XIV, “a celebrare con voi la Vigilia della Natività della Vergine Santissima e ad affidare a Maria Bambina ciò che in questa povera e magnifica umanità nasce ancora: fragile come un germoglio, ma segno della fedeltà di Dio”.
Il Pontefice ha quindi posto al centro della sua riflessione una domanda apparentemente semplice: che cosa sappiamo davvero della nascita e della vita di Maria? Le Scritture, ha osservato, raccontano pochissimo. Non vengono descritti il suo concepimento, la sua nascita, la sua educazione, le sue abitudini, le virtù che la caratterizzavano, né vengono narrati nei dettagli i rapporti quotidiani con Gesù e con gli apostoli.
A interrogarsi su questo era stato san Tommaso da Villanova, frate e vescovo agostiniano che aveva dedicato la propria vita anche al servizio dei poveri. Secondo Leone XIV, il santo seppe cogliere proprio nel silenzio delle Scritture un insegnamento per la fede: occorre “interrogare la Scrittura e i suoi autori, discutere col testo e dialogare coi testimoni della Rivelazione, come con degli amici”.
Maria diventa così, nella lettura proposta dal Papa, non soltanto una figura da contemplare, ma una presenza che insegna un modo di stare nella storia. “Impariamo l’intelligenza che conversa con Dio, che pone domande e interpreta gli avvenimenti custodendoli e collegandoli nel cuore”, ha spiegato Leone XIV.
Nel Vangelo di Matteo Maria è una presenza quasi silenziosa: non pronuncia parole, ma la sua presenza modifica la storia. “Il semplice esserci di Maria – e del Figlio in lei – muove la storia intera”, ha sottolineato il Pontefice, coinvolgendo Giuseppe e la sua famiglia e introducendo nella genealogia una novità capace di cambiare aspettative, comportamenti e decisioni.
È una riflessione che assume un significato particolarmente forte in una stagione nella quale la politica internazionale appare segnata dalla contrapposizione e nella quale le società sperimentano un crescente senso di precarietà. Per il Papa, la risposta non può essere soltanto la ricerca di soluzioni immediate: occorre anche imparare a vedere ciò che ancora non c’è pienamente, ma che può nascere.
Da qui il riferimento alla “profezia”. La preghiera contemplativa, ha spiegato Leone XIV, permette di riconoscere “ciò che il mondo non ci racconta, ma esiste già; ciò che ancora è invisibile, ma in sé ha un nuovo tipo di forza”. E precisa: “Non si tratta di fantasia, ma di profezia. Ne abbiamo bisogno, in tempi di distruzione e di incertezza, per vedere l’opera di Dio e servirla”.
La pace, dunque, non viene presentata come una semplice assenza di conflitto. È una forza che deve prendere forma nelle coscienze, nei rapporti personali, nelle comunità e, di conseguenza, anche nelle scelte collettive. È difficile immaginare un messaggio più diretto in un tempo nel quale le guerre sembrano spesso ridurre gli uomini a numeri, le economie a strumenti di competizione e la politica a contrapposizione permanente.
Anche il mistero della nascita di Maria conduce il Papa verso questa prospettiva. “È impossibile abituarsi”, ha detto davanti al paradosso di una bambina destinata a diventare la Madre di Dio. Una bambina che nasce semplicemente, come tutte le altre bambine, e che proprio nella semplicità diventa parte decisiva della storia della salvezza.
“La via di Dio è stata e rimane più semplice e silenziosa, eppure non meno potente e trasformativa”, ha affermato Leone XIV. Una frase che può essere letta anche come una chiave del suo modo di intendere il servizio della Chiesa: non la ricerca del potere, ma la capacità di incidere nella storia attraverso la cura, l’ascolto e la prossimità.
Il Pontefice ha ricordato infatti che in Cristo Dio ha scelto “le più umili condizioni storiche e la più umile delle creature” per manifestare l’originalità del suo Regno, nel quale “la prepotenza non ha posto e l’onnipotenza è creazione, servizio e cura della vita”.
Nella preghiera dei fedeli il pensiero si è quindi allargato dalla comunità raccolta nel santuario all’intera umanità. Si è pregato per la Chiesa, perché possa annunciare la salvezza; per Papa Leone XIV, perché sappia custodire il gregge di Cristo; per l’ordine agostiniano; per i popoli e i loro governanti, affinché “si adoperino a garantire per tutti un futuro di pace”; e per i pellegrini che arrivano a Genazzano, perché attraverso Maria possano “convertire il cuore a Cristo”.
È forse proprio qui che la visita di Leone XIV assume il suo significato più ampio. In un santuario nato da una tradizione secolare, davanti a un’immagine che la devozione popolare ha custodito per più di cinque secoli, il Papa non ha proposto una fuga dal presente. Al contrario, ha riportato la fede dentro le inquietudini del presente: la guerra, l’incertezza, la fragilità delle persone, il bisogno di buoni consigli e la necessità di decisioni che sappiano guardare oltre l’immediato.
La pace, nelle sue parole, comincia allora da un gesto apparentemente piccolo: lasciarla crescere dentro di noi. Non è un atteggiamento passivo, ma una responsabilità. Significa trasformare la preghiera in scelta, la contemplazione in servizio, il desiderio di pace in comportamenti capaci di costruire relazioni meno conflittuali e comunità più solidali.
Da Genazzano, nella vigilia della Natività di Maria, il messaggio di Leone XIV diventa così un invito a non considerare inevitabile ciò che divide e distrugge. “Lasciamo crescere la pace in noi”, ha ripetuto il Papa. Perché ciò che nasce nel cuore può diventare gesto, il gesto può diventare scelta e la scelta può trasformarsi in storia. E, come un germoglio che lentamente rompe la terra, anche la pace può cominciare in silenzio, prima di diventare una possibilità per il mondo.





