C'è un'immagine sportiva che può diventare una metafora sorprendentemente efficace anche quando si parla di economia: quattro atleti che corrono, ma nessuno dei quattro può vincere da solo. È da questa intuizione che Roberto Cavallo costruisce “Economia della Staffetta. Dieci storie di successo”, pubblicato nel 2025 da Lu::Ce Edizioni. Il volume, di 210 pagine, parte dall'esperienza della staffetta 4x100 per mettere in discussione uno dei dogmi più radicati del nostro modello economico: l'idea che il successo dipenda soprattutto dalla capacità del singolo di essere più veloce, più competitivo, più efficiente degli altri.
La presentazione valdostana, organizzata dall'associazione L'Albero di Zaccheo con il patrocinio del CSV Valle d'Aosta, si terrà il 18 settembre alle 18,00, proprio nella sede del CSV di via Avondo 8, Aosta. A condurre l'incontro sarà Michele Tranquilli, che accompagnerà il pubblico dentro quello che Cavallo definisce, attraverso la metafora della staffetta, un nuovo paradigma economico.
Il punto di partenza è semplice e al tempo stesso tutt'altro che scontato: nella staffetta non basta essere un grande velocista. Bisogna saper correre insieme. Bisogna conoscere il proprio compagno, fidarsi di lui, rispettare i tempi, coordinare il movimento e soprattutto consegnare il testimone nel momento giusto. Un errore nel passaggio può compromettere il lavoro di tutti. Allo stesso modo, secondo Cavallo, un sistema economico può diventare realmente efficiente non quando ogni soggetto cerca di prevalere sugli altri, ma quando ciascuno riesce a mettere la propria competenza al servizio di un obiettivo condiviso.
L'idea non nasce soltanto da una suggestione letteraria. Cavallo ha raccontato di essere arrivato alla metafora della staffetta durante le Olimpiadi di Tokyo del 2021, dopo aver osservato la vittoria italiana nei 100 metri e, poco dopo, quella della 4x100. Da anni impegnato sui temi dell'ambiente, dell'economia circolare e della gestione delle risorse, l'autore ha visto nella staffetta un modello capace di andare oltre la tradizionale contrapposizione fra competizione e collaborazione.
Ed è proprio qui che il libro prova a spostare il ragionamento dal terreno dello sport a quello dell'economia. La domanda non è più soltanto quanto sia bravo il singolo atleta, l'impresa o il professionista, ma quanto sia efficace la rete nella quale quel soggetto opera. Filiere, territori, imprese, amministrazioni pubbliche, associazioni, cittadini e mondo della ricerca diventano così componenti di una squadra nella quale il valore prodotto da uno può diventare la condizione perché anche gli altri possano crescere.
Le dieci storie raccontate nel volume mostrano concretamente questo approccio. Sono esperienze italiane nelle quali iniziative economiche, sostenibilità ambientale e collaborazione territoriale si incontrano, dimostrando che un'attività capace di produrre reddito può contemporaneamente generare benefici per una comunità e per l'ambiente. La casa editrice descrive il libro come una riflessione su un'economia fondata sulla cooperazione e sulla fiducia reciproca, nella quale il cambiamento diventa possibile quando soggetti diversi riescono a lavorare verso un obiettivo comune.
C'è dunque anche una dimensione politica, nel senso più ampio del termine. Se l'economia della staffetta funziona, infatti, non è sufficiente chiedere alle imprese di diventare più sostenibili o ai cittadini di consumare diversamente. Occorre creare le condizioni perché i diversi protagonisti possano collaborare. Questo significa politiche pubbliche capaci di favorire le reti territoriali, infrastrutture adeguate, formazione, innovazione, accesso alle opportunità e una pubblica amministrazione che non sia soltanto regolatrice, ma anche facilitatrice.
È un tema che assume un significato particolare in una regione come la Valle d'Aosta. In un territorio alpino, dove la disponibilità di spazio è limitata, dove l'ambiente costituisce contemporaneamente una risorsa economica e un patrimonio da tutelare e dove molti servizi dipendono dalla capacità di mantenere vive le comunità anche nelle aree più periferiche, la logica della collaborazione può diventare una necessità prima ancora che una scelta culturale.
Turismo, agricoltura, artigianato, commercio, energia, gestione dei rifiuti, mobilità e servizi sociali sono settori nei quali il confine fra economia e territorio è particolarmente sottile. Una valle non è una semplice somma di aziende e singole attività: è un ecosistema. Se un elemento si indebolisce, gli effetti possono propagarsi sugli altri. Viceversa, quando imprese, istituzioni e comunità riescono a costruire progetti comuni, il beneficio può essere superiore alla somma dei singoli risultati.
In questo senso la “staffetta” può diventare anche una riflessione sull'autonomia. Un territorio autonomo non è soltanto un territorio che dispone di competenze legislative e amministrative più ampie. È, soprattutto, un territorio chiamato a dimostrare di saper utilizzare quelle competenze per costruire una propria capacità di sviluppo. L'autonomia, letta attraverso la metafora proposta da Cavallo, potrebbe essere vista come la capacità di scegliere il percorso, organizzare la squadra e decidere come passare il testimone fra una generazione e l'altra.
Non è un caso che il percorso professionale dell'autore sia strettamente legato alle questioni ambientali. Cavallo ha fondato nel 1996 la cooperativa ERICA, realtà impegnata nella progettazione e comunicazione ambientale, e dal 2002 presiede AICA, l'Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale. Il suo percorso si è sviluppato intorno ai temi della prevenzione dei rifiuti, dell'economia circolare e della transizione ecologica.
“Economia della Staffetta” rappresenta quindi anche il tentativo di andare oltre una semplice economia circolare intesa come riciclo dei materiali. Lo stesso Cavallo ha spiegato che il riciclo, da solo, non è sufficiente e che occorre ripensare il sistema aumentando la durata dei prodotti, l'efficienza e soprattutto la collaborazione tra i soggetti coinvolti.
La prospettiva sociale è altrettanto importante. In un'economia sempre più segnata dalla velocità, dalla digitalizzazione e dalla competizione globale, la metafora della staffetta restituisce valore a concetti apparentemente tradizionali come fiducia, responsabilità e appartenenza. Il testimone, infatti, non è proprietà di chi corre: è qualcosa che viene ricevuto e poi consegnato. È una responsabilità temporanea. Una definizione che può essere applicata all'impresa, alla politica, alle istituzioni e persino alla vita delle comunità.
Il libro porta la firma di Cavallo, ma è arricchito dalla prefazione di Lorenzo Fioramonti e dalla postfazione di Mercedes Bresso, a conferma della volontà di collocare il tema dentro una riflessione più ampia sull'economia e sulla sostenibilità.
L'appuntamento di Aosta sarà dunque qualcosa di più della presentazione di un libro. Sarà l'occasione per discutere di quale economia vogliamo costruire e, soprattutto, di quale rapporto vogliamo mantenere fra crescita, ambiente e comunità. Perché la domanda centrale non è soltanto chi corre più veloce, ma chi è capace di arrivare più lontano insieme agli altri.
E forse proprio qui sta il significato più profondo della metafora scelta da Cavallo. Una comunità non può permettersi di pensare che ogni generazione debba ricominciare da zero. Ogni generazione riceve un testimone e ha il compito di portarlo avanti, migliorarlo e consegnarlo a chi verrà dopo.
È una prospettiva che riguarda anche la Valle d'Aosta: la qualità dello sviluppo, la difesa dell'ambiente, la capacità di mantenere servizi e opportunità nei territori, il rapporto fra autonomia e responsabilità. Non una corsa nella quale uno vince e gli altri perdono, ma una staffetta nella quale il risultato dipende dalla qualità del passaggio.
E allora la domanda con cui arrivare all'appuntamento del 18 settembre potrebbe essere proprio questa: siamo davvero capaci di passarci il testimone? Perché, come suggerisce l'esperienza raccontata nel libro, “il successo non è mai il frutto di una singola prestazione individuale”, ma nasce dalla capacità di costruire un lavoro collettivo preciso, fiducioso e armonioso. E, in una stagione nella quale economia, ambiente e coesione sociale sembrano spesso viaggiare su binari diversi, forse la vera sfida è proprio imparare a farli correre sulla stessa pista.

Al termine dell'incontro è inoltre previsto il firmacopie, un'occasione per proseguire il confronto con l'autore anche attraverso le pagine di “Economia della Staffetta”.





