È stata l’affluenza registrata nelle ultime settimane a spingere Fondation Grand Paradis a prorogare di una settimana «Il Cantico delle Creature», la mostra con le opere di Barbara Tutino e le sculture di Emo Broccard allestita nella Cappella di Sant’Antonio a Ponte della Tina, nella frazione Moline di Cogne. L’esposizione, inizialmente prevista fino a lunedì 7 settembre 2026, resterà aperta fino a domenica 13 settembre 2026, con aperture mercoledì 9, venerdì 11 e domenica 13 settembre, dalle 15.30 alle 18.30, a ingresso libero.
La proroga ha però un significato che va oltre il successo di una singola iniziativa culturale. Il dato più interessante è infatti la capacità di una piccola cappella, collocata fuori dai principali assi della fruizione turistica, di diventare per alcune settimane una destinazione. Molti visitatori hanno raggiunto Ponte della Tina a piedi, inserendo la visita alla mostra all’interno di un’esperienza più ampia del territorio. È un meccanismo particolarmente importante per una realtà come il Parco Nazionale Gran Paradiso, dove la ricchezza del patrimonio non coincide soltanto con le località più note, ma comprende una costellazione di villaggi, frazioni, sentieri, edifici storici e luoghi della memoria che rischiano, senza adeguate occasioni di conoscenza, di rimanere ai margini dei grandi flussi.
La collaborazione tra Fondation Grand Paradis e la Parrocchia di Cogne, che ha messo a disposizione la cappella, mostra in questo senso una strada possibile. La valorizzazione non passa necessariamente dalla realizzazione di nuove strutture o da grandi eventi, ma dalla capacità di utilizzare ciò che già esiste, mettendolo in relazione con progetti capaci di generare attenzione. Una cappella può diventare uno spazio culturale, una frazione può trasformarsi in una tappa di un percorso, un sentiero può collegare non soltanto due luoghi ma anche due esperienze. È una concezione del territorio nella quale il patrimonio locale non viene semplicemente conservato, ma torna a essere vissuto.
Il tema assume una particolare rilevanza anche sul piano turistico ed economico. Portare persone nei piccoli centri significa infatti creare occasioni di permanenza e di consumo sul territorio, favorendo indirettamente attività ricettive, esercizi commerciali, ristorazione, accompagnamento e servizi legati alla mobilità lenta. Non si tratta, naturalmente, di immaginare che una singola mostra possa modificare gli equilibri economici di una valle, ma di riconoscere il valore cumulativo di tante iniziative capaci di distribuire i visitatori nello spazio e nel tempo. La sfida per i territori del Parco è anche questa: fare in modo che la crescente attrattività della montagna non si concentri esclusivamente nelle destinazioni più conosciute, ma produca ricadute più diffuse sulle comunità locali.

Barbara Tutino e Emo Broccard
«Il Cantico delle Creature» è particolarmente coerente con questa impostazione proprio per il luogo nel quale è stato proposto. Inaugurata alla fine di luglio 2026, la mostra nasce attorno alla figura di San Francesco d’Assisi, nell’ottavo centenario della sua morte, e mette in relazione il messaggio del Cantico con la natura e con il paesaggio alpino. All’apertura, S.E.R. Mons. Franco Lovignana, Vescovo di Aosta, ha richiamato la forza attuale della riflessione francescana sul rapporto tra l’uomo, il creato e gli altri esseri viventi, in un’epoca segnata da guerre, crisi ambientali e nuove disuguaglianze.
All’interno della cappella, il ritratto di San Francesco realizzato da Barbara Tutino dialoga con le grandi tele dedicate al sole, alla luna, ai lupi e alle acque e con le sculture in tiglio, radice e noce di Emo Broccard. Pittura e legno si confrontano così con un ambiente che non è un semplice contenitore, ma parte integrante dell’esposizione. La montagna entra nel progetto non soltanto come soggetto artistico, ma come esperienza fisica e culturale del visitatore.
È proprio questo il punto sul quale l’esperienza di Cogne può offrire una riflessione più ampia per tutti i piccoli centri del Parco. La valorizzazione territoriale non significa trasformare ogni borgo in un’attrazione turistica artificiale, né replicare ovunque i modelli delle località maggiormente conosciute. Significa, al contrario, riconoscere ciò che rende ogni luogo diverso e costruire attorno a quella specificità occasioni di incontro. Nel caso di Ponte della Tina, sono stati la cappella, l’arte, il paesaggio e il tema francescano a creare una combinazione capace di attirare pubblico.
Questo modello attribuisce un ruolo centrale alle comunità locali. La cultura funziona davvero come strumento di sviluppo quando non viene calata dall’alto, ma nasce dalla collaborazione tra soggetti diversi. Parrocchie, Comuni, fondazioni, associazioni, artisti, operatori turistici ed economici possono contribuire alla costruzione di una rete nella quale ciascun luogo mantiene la propria identità, ma diventa parte di un’offerta territoriale più ampia. È una prospettiva che può risultare particolarmente preziosa per le frazioni e per i centri minori, spesso ricchi di patrimonio ma con risorse limitate per renderlo visibile.
La stessa attività di Fondation Grand Paradis si inserisce in questa logica, mettendo in relazione natura, cultura e comunità nei territori valdostani del Parco. L’obiettivo non è soltanto aumentare il numero delle iniziative, ma costruire un sistema nel quale anche un appuntamento di piccole dimensioni possa contribuire a far conoscere un luogo e a generare nuove occasioni di visita. La dimensione ridotta, in questo caso, non rappresenta un limite: può diventare parte dell’identità dell’esperienza.
La proroga decisa per «Il Cantico delle Creature» è dunque un piccolo segnale, ma proprio per questo significativo. Dimostra che esiste un pubblico disposto a uscire dai percorsi più battuti e a raggiungere luoghi nei quali l’esperienza culturale è strettamente legata al territorio. E suggerisce che la strategia di valorizzazione dei piccoli centri del Parco potrebbe passare sempre più dalla costruzione di una rete di esperienze diffuse, anziché dalla concentrazione dell’offerta in pochi poli.
In questa prospettiva, il messaggio di San Francesco acquista un valore che supera i confini della mostra. Il «Cantico delle Creature» parla della relazione tra gli esseri umani e il mondo che li circonda, ma oggi può essere letto anche come un invito a ripensare il rapporto tra turismo, ambiente e comunità alpine. Valorizzare un piccolo centro non significa soltanto portargli visitatori: significa riconoscerne il valore, mantenerne viva la memoria e creare le condizioni perché possa continuare a essere abitato e raccontato. È, in fondo, la sfida più importante per il futuro del Parco: non trasformare i suoi villaggi in semplici scenografie per il turismo, ma fare in modo che la loro autenticità diventi una risorsa proprio perché resta patrimonio vivo delle comunità che li abitano. E, come suggerisce l’esperienza di Ponte della Tina, talvolta basta una piccola cappella, un progetto culturale e la volontà di aprire una porta perché un luogo apparentemente marginale torni a essere al centro dello sguardo.





