CRONACA - 02 settembre 2026, 16:35

Sicurezza ad Aosta, l’ottimismo delle istituzioni non convince i cittadini

Il COSP parla di un quadro complessivamente positivo, ma il ricorso a controlli straordinari, daspo, fogli di via e interventi sul degrado racconta una realtà meno rassicurante. Il problema non è negare i dati sulla criminalità, ma capire perché la percezione di sicurezza di tanti cittadini sembri andare nella direzione opposta

Renzo Testolin

Renzo Testolin

C’è una parola che più di altre colpisce nella nota diffusa dopo la riunione del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, convocato nella mattinata di venerdì 28 agosto per fare il punto sulla sicurezza urbana ad Aosta: “positivo”. Un termine che, letto accanto alle preoccupazioni manifestate negli ultimi tempi da cittadini, commercianti e operatori della città, rischia però di apparire quantomeno ottimistico.

Sia chiaro: non si tratta di sostenere che Aosta sia una città insicura nel senso più drammatico del termine. I dati sulla delittuosità vanno considerati e non possono essere sostituiti dalle impressioni. Ma proprio per questo sorprende che, dopo settimane nelle quali episodi di degrado, disagio e problemi legati alla cosiddetta “malamovida” hanno alimentato discussioni e segnalazioni, la risposta istituzionale arrivi soprattutto sotto forma di rassicurazione.

Perché una cosa è dire che non siamo di fronte a un’emergenza criminale. Un’altra è sostenere, implicitamente, che il problema sia sostanzialmente sotto controllo.

E forse è proprio qui che la comunicazione del COSP mostra il suo punto debole.

La nota riconosce infatti che la sicurezza deve essere valutata non soltanto attraverso gli indicatori oggettivi, ma anche considerando la percezione dei cittadini. È un'ammissione importante. Ma se la percezione viene riconosciuta come elemento fondamentale, allora deve essere presa sul serio fino in fondo, anche quando non coincide con la rappresentazione rassicurante delle istituzioni.

Perché il cittadino non vive dentro una statistica.

Vive in una strada, in una piazza, in un quartiere. Esce la sera, prende un autobus, accompagna i figli, torna dal lavoro, gestisce un negozio. E giudica la sicurezza sulla base di ciò che vede e di ciò che accade intorno a lui.

Se quella persona racconta di sentirsi meno tranquilla rispetto al passato, la risposta della politica non può essere semplicemente: i numeri dicono che va tutto sommato bene.

La politica dovrebbe chiedersi perché quella percezione esista.

Ed è una domanda tutt’altro che secondaria, soprattutto per una città come Aosta, dove sicurezza e qualità urbana sono direttamente collegate alla vivibilità, al commercio, al turismo e all'immagine del capoluogo regionale.

La stessa nota del COSP elenca una serie di interventi già avviati dal Comune: maggiore presenza della Polizia Locale, ampliamento della videosorveglianza, miglioramento dell'illuminazione pubblica, pulizia e manutenzione, controlli amministrativi e monitoraggio delle aree maggiormente segnalate.

Sono tutte iniziative condivisibili. Ma proprio l'elenco così dettagliato dovrebbe indurre a una domanda: se la situazione è davvero così tranquillizzante, perché è necessario intervenire su così tanti fronti?

E ancora più significativo è ciò che è avvenuto durante l’estate.

ph. repertorio

Sono stati organizzati servizi congiunti delle Forze di Polizia, soprattutto nelle ore serali e notturne e durante i fine settimana, con l’obiettivo di contrastare la “malamovida”, l’abuso di alcol e l’uso di stupefacenti. Dai controlli sono derivati provvedimenti quali sospensioni della patente, fogli di via obbligatori, “daspo urbani” e sospensioni di licenze di pubblici esercizi.

Non sono elementi da utilizzare per costruire una narrazione allarmistica. Ma nemmeno da nascondere dietro una comunicazione eccessivamente rassicurante.

Perché se lo Stato e le istituzioni locali ritengono necessario aumentare la presenza sul territorio, effettuare controlli straordinari e adottare provvedimenti amministrativi e di prevenzione, significa che qualche problema esiste.

La domanda politica, allora, non dovrebbe essere se Aosta sia “sicura” o “insicura”. Dovrebbe essere molto più concreta: Aosta è oggi una città nella quale i cittadini si sentono sicuri?

È una domanda diversa. E probabilmente più difficile.

Perché obbliga Regione, Comune e Forze dell’Ordine a misurarsi non soltanto con i reati denunciati, ma con il rapporto tra cittadini e spazio pubblico.

La sicurezza, infatti, è anche una questione economica. Un centro urbano percepito come degradato o poco sicuro può perdere attrattività. Un commerciante che teme determinate fasce orarie può modificare i propri comportamenti. Un cittadino che evita alcune zone contribuisce, involontariamente, a svuotarle ulteriormente. E uno spazio pubblico meno frequentato può diventare a sua volta più fragile.

È un circolo vizioso che non si interrompe con un comunicato.

Servono controlli, certamente. Ma servono anche illuminazione, pulizia, manutenzione, presenza istituzionale, politiche sociali, prevenzione delle dipendenze, attenzione ai giovani e capacità di intervenire prima che il disagio diventi marginalità.

Su questo punto la nota del COSP ha ragione quando parla di un approccio integrato. Ma proprio per questo sarebbe auspicabile che anche la comunicazione politica fosse altrettanto integrata e realistica: meno rassicurazione e più analisi.

Perché il rischio è quello di produrre un cortocircuito.

Da una parte le istituzioni dicono che il quadro è complessivamente positivo. Dall'altra aumentano i controlli, la videosorveglianza, la presenza della Polizia Locale e i servizi straordinari delle Forze dell'Ordine. Nel frattempo si parla di “malamovida”, abuso di alcol, stupefacenti, degrado e necessità di migliorare la percezione di sicurezza.

Le due cose possono certamente convivere. Ma allora bisogna avere il coraggio di raccontarle entrambe.

Dire ai cittadini che non c'è un'emergenza criminale è corretto, se i dati lo confermano. Dire loro che non c'è un problema di sicurezza urbana sarebbe invece un'altra cosa.

Ed è proprio quest'ultima affermazione che sarebbe difficile sostenere.

Il problema, dunque, non è contestare il lavoro delle Forze dell'Ordine. Al contrario: la loro presenza è indispensabile e va sostenuta. Il problema è chiedersi se la risposta politica sia all'altezza di una situazione che, pur non configurando un'emergenza, presenta segnali che non possono essere sottovalutati.

Regione e Comune hanno ora l'occasione per dimostrare che il comunicato del 28 agosto non rappresenta un esercizio di rassicurazione istituzionale, ma l'inizio di un percorso concreto. Saranno i prossimi mesi a dire se i provvedimenti annunciati avranno effetti visibili sulla vita quotidiana della città.

Perché alla fine il parametro più importante non sarà il tono della nota del COSP, né il numero di comunicati prodotti dalle amministrazioni.

Sarà la risposta dei cittadini.

Se torneranno a vivere con maggiore serenità le piazze, le strade e i quartieri, allora si potrà dire che la politica ha raggiunto il proprio obiettivo. Se invece continueranno a segnalare disagio e insicurezza, sarà inutile rispondere che “i dati sono positivi”.

La politica non può pretendere che siano i cittadini ad adeguare la propria percezione ai comunicati istituzionali. Deve essere la realtà amministrata a diventare coerente con ciò che le istituzioni raccontano.

E questa è forse la vera sfida per Aosta: non dimostrare di essere una città più sicura di altre, ma riuscire a tornare a essere una città nella quale chi ci vive non abbia bisogno di convincersi di essere al sicuro perché lo dicono le statistiche.

Come ricorda la stessa nota del COSP, la sicurezza passa anche dalla collaborazione dei cittadini. Ma la collaborazione funziona soltanto quando dall'altra parte c'è qualcuno disposto ad ascoltare. Perché una comunità non chiede necessariamente una città militarizzata: chiede una città curata, controllata, vissuta e governata con attenzione.

E forse, prima ancora di celebrare il “quadro complessivamente positivo”, sarebbe utile chiedere ai cittadini se è davvero questa la città che vedono ogni giorno.

pi.mi.

SU