Chez Nous - 02 settembre 2026, 08:00

Décrochage scolaire

Abbandono scolastico

Décrochage scolaire

Il ritorno a scuola non sia un privilegio di chi nasce nel posto giusto

Mancano pochi giorni al ritorno sui banchi. Migliaia di ragazze e ragazzi valdostani si preparano a rientrare nelle aule, mentre famiglie e insegnanti affrontano, come ogni anno, l'inizio di un nuovo percorso scolastico.

È un momento che tendiamo a considerare normale. Ma normale non è per tutti.

In Italia qualcosa, sul fronte dell'abbandono scolastico, sta finalmente cambiando. Nel 2025 la quota di giovani tra i 18 e i 24 anni che hanno lasciato precocemente il sistema di istruzione e formazione è scesa all'8,2%, sotto la soglia del 9% indicata dall'Unione europea. Un risultato importante, soprattutto se si considera che per anni l'Italia è stata uno dei Paesi europei con i livelli più elevati di dispersione.

Ma la media nazionale, come spesso accade, rischia di nascondere le differenze territoriali.

E qui entra in gioco anche la nostra Valle d'Aosta.

Nel 2023 l'abbandono precoce degli studi in Valle era sceso al 10,4%, rispetto al 14,1% del 2021: un miglioramento significativo e in linea con la media italiana di quegli anni. Ma il dato più recente riportato dal Memento statistico della scuola valdostana segnala una risalita al 12,4% nel 2024. E soprattutto evidenzia un elemento che dovrebbe preoccuparci: la Valle d'Aosta continua a collocarsi in una posizione peggiore rispetto a molte realtà del Nord.

Non è dunque sufficiente dire che la situazione migliora.

Bisogna chiedersi per chi migliora e per chi, invece, la scuola continua a essere una strada più difficile da percorrere.

Anche in Valle il divario tra ragazzi e ragazze è significativo. Nel 2024 l'abbandono precoce riguardava il 16,8% dei giovani maschi, contro il 7,8% delle giovani donne. Una differenza enorme, che ci dice che dietro una percentuale complessiva ci sono storie, condizioni familiari, difficoltà personali e percorsi scolastici molto diversi.

E non possiamo dimenticare che l'abbandono scolastico non nasce improvvisamente a 18 anni.

Spesso è il risultato finale di un percorso che si è incrinato molto prima: una difficoltà di apprendimento mai recuperata, una famiglia che non riesce a seguire il figlio, un disagio economico, la perdita di motivazione, la sensazione che studiare non serva a costruire il proprio futuro.

È qui che una piccola regione come la Valle d'Aosta dovrebbe poter fare la differenza.

La nostra autonomia non deve essere soltanto la possibilità di amministrare diversamente la scuola. Deve essere la capacità di intercettare prima i problemi e intervenire prima che diventino abbandono.

Abbiamo un territorio nel quale le distanze sono ridotte, un sistema scolastico che può dialogare più facilmente con i servizi sociali, la formazione professionale e il mondo del lavoro. La Regione dispone inoltre di strumenti propri per contrastare la dispersione e garantire percorsi di istruzione e formazione professionale anche a chi rischia di uscire dal sistema scolastico senza un titolo. La legge regionale 11 del 2024 dedica espressamente attenzione alla prevenzione e al contrasto della dispersione scolastica e formativa.

Questi strumenti vanno utilizzati fino in fondo.

Perché il punto non è soltanto convincere un ragazzo a restare a scuola. È fare in modo che la scuola abbia qualcosa da offrire anche a chi non si riconosce nel percorso tradizionale.

Un ragazzo che non vuole o non riesce a seguire un determinato indirizzo scolastico non deve essere considerato un ragazzo perso. Può esserci un percorso professionale, un apprendistato, una formazione più pratica, un sistema duale capace di collegare istruzione e lavoro. L'obiettivo deve essere uno solo: evitare che l'insuccesso in un percorso significhi l'uscita definitiva dal sistema educativo.

Per questo il confronto con il resto d'Italia dovrebbe essere uno stimolo, non una consolazione.

Il Mezzogiorno continua a pagare un prezzo altissimo alla dispersione scolastica, con percentuali nettamente superiori alla media nazionale. Ma sarebbe un errore pensare che il problema riguardi soltanto Catania, Palermo o Napoli. L'abbandono esiste anche nelle regioni del Nord e riguarda anche una realtà piccola come la Valle d'Aosta.

Anzi, proprio perché siamo una comunità piccola, non abbiamo alibi.

Possiamo conoscere meglio i nostri ragazzi. Possiamo intervenire prima. Possiamo mettere in rete scuola, famiglie, servizi, formazione professionale e imprese. Possiamo usare l'autonomia per costruire una scuola più aderente alla realtà valdostana.

E possiamo soprattutto smettere di misurare il successo della scuola soltanto attraverso la media dei voti o i risultati degli esami.

Il vero successo è quando un ragazzo che rischiava di perdersi viene accompagnato fino a conquistare un diploma, una qualifica, una competenza, un lavoro, una prospettiva.

Tra pochi giorni le campanelle torneranno a suonare.

Per molti sarà semplicemente l'inizio di un nuovo anno scolastico. Per qualcun altro potrebbe essere l'anno decisivo: quello in cui ritrovare la motivazione oppure quello in cui cominciare ad allontanarsi definitivamente dalla scuola.

E allora la domanda da porsi è semplice: il risultato della scuola deve essere uguale per tutti oppure rischia ancora di essere un privilegio di chi abita nel posto giusto, nasce nella famiglia giusta e incontra le opportunità giuste?

La Valle d'Aosta ha nell'autonomia uno strumento straordinario per dare una risposta diversa.

Sta a noi decidere se usarlo davvero.

Abbandono scolastico

Que le retour à l’école ne soit pas un privilège réservé à ceux qui naissent au bon endroit

Dans quelques jours, les élèves reprendront le chemin de l’école. Des milliers de filles et de garçons valdôtains s’apprêtent à retrouver leurs salles de classe, tandis que les familles et les enseignants affrontent, comme chaque année, le début d’un nouveau parcours scolaire.

C’est un moment que nous avons tendance à considérer comme normal. Mais il ne l’est pas pour tout le monde.

En Italie, la situation évolue enfin dans le bon sens en matière de décrochage scolaire. En 2025, la proportion de jeunes âgés de 18 à 24 ans ayant quitté prématurément le système d’éducation et de formation est descendue à 8,2 %, sous le seuil de 9 % fixé comme objectif par l’Union européenne. Un résultat important, surtout si l’on se souvient que, pendant des années, l’Italie a été l’un des pays européens affichant les taux de décrochage les plus élevés.

Mais, comme souvent, la moyenne nationale risque de masquer les différences entre les territoires.

Et c’est là que la Vallée d’Aoste entre également en jeu.

En 2023, le taux de décrochage scolaire précoce en Vallée d’Aoste était descendu à 10,4 %, contre 14,1 % en 2021 : une amélioration significative, proche de la moyenne italienne de ces années-là. Mais la donnée la plus récente publiée dans le Memento statistique de l’école valdôtaine fait état d’une remontée à 12,4 % en 2024.

Il ne suffit donc pas de dire que la situation s’améliore.

Il faut se demander pour qui elle s’améliore et pour qui, au contraire, l’école continue d’être un chemin plus difficile à parcourir.

En Vallée d’Aoste également, l’écart entre les garçons et les filles est significatif. En 2024, le décrochage scolaire précoce concernait 16,8 % des jeunes hommes, contre 7,8 % des jeunes femmes. Une différence considérable, qui montre que derrière une moyenne se cachent des histoires, des situations familiales, des difficultés personnelles et des parcours scolaires très différents.

Et il ne faut pas oublier que le décrochage scolaire n’apparaît pas soudainement à 18 ans.

Il est souvent l’aboutissement d’un parcours qui s’est fragilisé beaucoup plus tôt : une difficulté d’apprentissage qui n’a jamais été suffisamment prise en charge, une famille qui ne parvient pas à accompagner son enfant, des difficultés économiques, une perte de motivation, ou encore le sentiment que les études ne servent pas à construire son avenir.

C’est précisément là qu’une petite région comme la Vallée d’Aoste devrait pouvoir faire la différence.

Notre autonomie ne doit pas seulement être la possibilité d’administrer l’école différemment. Elle doit être la capacité d’identifier plus tôt les difficultés et d’intervenir avant qu’elles ne se transforment en décrochage.

Nous disposons d’un territoire où les distances sont limitées et d’un système scolaire qui peut plus facilement dialoguer avec les services sociaux, la formation professionnelle et le monde du travail. La Région dispose également de ses propres instruments pour lutter contre le décrochage et garantir des parcours d’éducation et de formation professionnelle à ceux qui risquent de sortir du système scolaire sans diplôme.

Ces outils doivent être pleinement utilisés.

Car l’enjeu n’est pas seulement de convaincre un jeune de rester à l’école. Il faut faire en sorte que l’école ait également quelque chose à offrir à ceux qui ne se reconnaissent pas dans le parcours traditionnel.

Un jeune qui ne veut pas ou ne parvient pas à suivre une filière scolaire donnée ne doit pas être considéré comme un jeune perdu. Il peut exister un parcours professionnel, un apprentissage, une formation davantage orientée vers la pratique, un système dual capable de rapprocher l’éducation et le monde du travail.

L’objectif doit être clair : éviter que l’échec dans un parcours signifie la sortie définitive du système éducatif.

C’est pourquoi la comparaison avec le reste de l’Italie doit être un encouragement, et non un motif de consolation.

Le Mezzogiorno continue de payer un prix très élevé en matière de décrochage scolaire, avec des taux nettement supérieurs à la moyenne nationale. Mais ce serait une erreur de penser que le problème ne concerne que Catane, Palerme ou Naples. Le décrochage existe également dans les régions du Nord et concerne aussi une petite réalité comme la Vallée d’Aoste.

Bien au contraire, précisément parce que nous sommes une petite communauté, nous n’avons pas d’excuses.

Nous pouvons mieux connaître nos jeunes. Nous pouvons intervenir plus tôt. Nous pouvons mettre en réseau l’école, les familles, les services, la formation professionnelle et les entreprises. Nous pouvons utiliser l’autonomie pour construire une école davantage adaptée à la réalité valdôtaine.

Et surtout, nous pouvons cesser de mesurer la réussite de l’école uniquement à travers les moyennes, les notes ou les résultats aux examens.

La véritable réussite, c’est lorsqu’un jeune qui risquait de se perdre est accompagné jusqu’à l’obtention d’un diplôme, d’une qualification, d’une compétence, d’un emploi, d’une perspective d’avenir.

Dans quelques jours, les sonneries des écoles retentiront à nouveau.

Pour beaucoup, ce sera simplement le début d’une nouvelle année scolaire. Pour d’autres, ce pourrait être une année décisive : celle où ils retrouveront leur motivation ou, au contraire, celle où ils commenceront à s’éloigner définitivement de l’école.

Alors, une question mérite d’être posée : la réussite scolaire doit-elle être la même pour tous, ou risque-t-elle encore d’être le privilège de ceux qui habitent au bon endroit, qui naissent dans la bonne famille et qui rencontrent les bonnes opportunités ?

La Vallée d’Aoste dispose, avec son autonomie, d’un outil extraordinaire pour apporter une réponse différente.

À nous de décider si nous voulons réellement l’utiliser.

piero.minuzzo@gmail.com

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