Ha preso il via dalla Slovenia la Grande Traversée des Alpes, il progetto alpinistico ideato dalle Guide Alpine Francesco Ratti e Lorenzo D’Addario, che punta a ripercorrere in chiave contemporanea il filo della storica traversata compiuta dall'alpinista francese Patrick Berhault tra agosto 2000 e febbraio 2001.
Berhault impiegò 167 giorni per attraversare l'arco alpino, salendo 22 pareti considerate tra le più significative della catena e spostandosi esclusivamente a piedi e con gli sci. Ventisei anni dopo, Ratti e D’Addario raccolgono quella suggestione proponendo una formula differente, più rapida e leggera, nella quale la bicicletta diventa lo strumento per collegare le diverse montagne. L'obiettivo è completare l'intero itinerario nell'arco di circa due mesi, senza rinunciare a un principio fondamentale: ridurre al minimo gli artifici logistici e vivere la traversata come una progressione continua attraverso le Alpi.
La prima settimana ha immediatamente chiarito la natura del progetto. Lunedì 24 agosto, i due alpinisti hanno affrontato la parete Nord del Triglav, la montagna simbolo delle Alpi Giulie slovene. Circa 1.400 metri di dislivello su un terreno impegnativo, combinando due itinerari storici: nella parte inferiore la Helba, quindi l'uscita verso la vetta attraverso la Skalaska.
Una giornata particolarmente lunga, iniziata alle 7:00 e conclusa soltanto in serata. «È stata una prima giornata lunga, lunghissima, che ci ha visti impegnati in una salita molto alpinistica», ha raccontato Francesco Ratti, spiegando che la cordata ha raggiunto la cima intorno alle 18:00, per poi rientrare a valle lungo la via normale soltanto verso le 22:00. Roccia non sempre di buona qualità, attenzione costante e un itinerario articolato hanno imposto concentrazione fin dalle prime ore della traversata.
Il giorno successivo è iniziato il trasferimento verso ovest. Martedì 25 agosto, Ratti e D’Addario hanno percorso 62 chilometri in bicicletta sotto una pioggia battente, con l'idea di affrontare il giorno seguente il Diedro Cozzolino sulla parete Nord del Mangart. Le condizioni meteorologiche hanno però imposto una modifica al programma: le precipitazioni persistenti non offrivano sufficienti garanzie per affrontare la parete nelle condizioni desiderate.
La rinuncia non ha significato uno stop alla traversata. La cordata ha scelto un'alternativa più breve, la via Drill al Piccolo Mangart, un itinerario di circa 100 metri utilizzato come salita mattutina prima di tornare in sella. Da lì sono arrivati altri 97 chilometri di bicicletta fino ad Ampezzo, seguiti giovedì da ulteriori 90 chilometri verso le Tre Cime di Lavaredo.
Il maltempo, dunque, è diventato parte integrante dell'esperienza e non soltanto un ostacolo da superare. È una delle caratteristiche più significative di un progetto nel quale la capacità di modificare il programma assume lo stesso valore della prestazione sportiva. La traversata non segue infatti una logica rigidamente agonistica: la bicicletta consente di collegare rapidamente territori differenti, ma le decisioni sulle salite restano subordinate alle condizioni della montagna e alla sicurezza della cordata.
Venerdì 28 agosto, giocando d'anticipo rispetto alla perturbazione prevista per il fine settimana, i due hanno raggiunto la parete Nord della Cima Grande di Lavaredo, affrontando la via ISO 2000 con uscita sulla classica Comici. Alla cordata si è aggiunta per l'occasione anche la Guida Alpina Daniele Geremia, vecchio amico dei due protagonisti.
«È stato davvero bello condividere questa salita con Daniele, un vecchio amico mio e di Lorenzo», ha sottolineato Ratti, collegando l'incontro al significato più ampio dell'iniziativa. «In fondo è anche questo lo spirito profondo della nostra traversata: non soltanto esplorare ogni angolo delle nostre Alpi, ma cogliere l'occasione per incontrare vecchi e nuovi amici con cui condividere una salita o anche soltanto un breve tratto di strada».
È proprio questa dimensione relazionale a distinguere il progetto da una semplice sfida di resistenza. La Grande Traversée des Alpes attraversa infatti paesaggi, comunità e territori diversi, mettendo insieme l'alpinismo con una mobilità essenziale e a basso impatto. La bicicletta non è soltanto un mezzo pratico per abbreviare i tempi rispetto alla traversata originale di Berhault, ma diventa parte della filosofia del viaggio: collegare le montagne direttamente, senza trasformare ogni tappa in un trasferimento automobilistico.
Una scelta che assume anche un significato più ampio in un momento nel quale le Alpi sono al centro di una riflessione sempre più forte sul rapporto tra turismo, mobilità, ambiente e frequentazione della montagna. L'iniziativa di Ratti e D’Addario propone, da questo punto di vista, un modello nel quale la prestazione sportiva non è separata dal territorio attraversato, ma ne diventa una forma di conoscenza diretta.
«La traversata rappresenta la mia dimensione in questo mondo: un gitano delle montagne. Ogni cosa attraverso la strada è perfezione ai miei occhi», ha spiegato Lorenzo D’Addario al termine di questa prima settimana. Una frase che sintetizza bene la filosofia dell'impresa: non soltanto raggiungere una vetta, ma accettare il viaggio nella sua interezza, compresi gli imprevisti, la fatica dei trasferimenti e la necessità di cambiare rotta quando la montagna lo impone.
Il riferimento a Berhault rimane così qualcosa di più di una semplice citazione storica. Il grande alpinista francese aveva concepito la sua traversata come un modo radicale di vivere la catena alpina nella sua continuità, mettendo in relazione pareti, valli e spostamenti. Ratti e D’Addario ne raccolgono oggi l'eredità adattandola a una sensibilità contemporanea, nella quale rapidità, leggerezza e mobilità ciclistica consentono di concentrare in circa due mesi un'esperienza che all'inizio del nuovo millennio aveva richiesto 167 giorni.
La prima settimana, tra Slovenia e Dolomiti, è dunque soltanto l'inizio. Il percorso dovrà confrontarsi con nuove pareti, nuovi trasferimenti, condizioni atmosferiche variabili e con la complessità logistica di attraversare l'intero arco alpino. Ma il valore della Grande Traversée des Alpes non sarà misurato soltanto dai chilometri percorsi o dal numero delle cime raggiunte.
In un'epoca nella quale spesso la montagna viene raccontata attraverso la velocità, la prestazione e il risultato finale, la scelta di Ratti e D’Addario rimette al centro il viaggio. E proprio la frase di Berhault che accompagna l'impresa ne riassume la filosofia: «Arrampico per sentirmi in armonia con me stesso, perché vivo l'istante, perché questa è una forma etica ed estetica per la quale posso realizzarmi, perché cerco la libertà totale del corpo e dello spirito e perché questo mi piace». Una libertà che, dalle grandi pareti alle strade che collegano le valli, continua a trovare nelle Alpi uno dei suoi luoghi più autentici.





