ATTUALITÀ - 28 agosto 2026, 17:51

Acqua, bollitura e quattro cloratori: ad Aosta il rubinetto resta sotto esame

I primi controlli sull’acqua della rete di Aosta danno risultati favorevoli per Escherichia coli e batteri coliformi, ma l’ordinanza di bollitura resta in vigore. Installati quattro cloratori, mentre per conoscere l’origine del problema serviranno ancora «tempi tecnici superiori a quattro giorni». E così, mentre l’acqua aspetta il suo certificato di buona condotta, ai cittadini resta l’obbligo di farla bollire

Acqua, bollitura e quattro cloratori: ad Aosta il rubinetto resta sotto esame

Ad Aosta arriva il primo mezzo sorriso in una vicenda nella quale, finora, il rubinetto ha regalato più interrogativi che tranquillità. Il Comune, nel pomeriggio di venerdì 28 agosto 2026, fa sapere che i primi risultati delle analisi sull’acqua sono favorevoli. Bene. Molto bene. Quasi una buona notizia. Peccato che, per il momento, l’acqua debba continuare a essere bollita.

È un po’ come ricevere una telefonata dall’officina: «La macchina sembra a posto, però per sicurezza non la usi». Oppure come sentirsi dire dal medico: «I primi esami sono buoni, ma aspettiamo quelli di domani». Solo che qui non stiamo parlando di una spia sul cruscotto o di un valore del sangue: stiamo parlando dell’acqua che esce dai rubinetti di casa.

Il comunicato diffuso dal Comune chiarisce innanzitutto un punto importante: la problematica riscontrata è «esclusivamente microbiologica». Nessuna delle analisi effettuate sul territorio comunale ha evidenziato contaminazioni di natura chimica. I primi campioni già analizzati risultano conformi per Escherichia coli e batteri coliformi. Per gli enterococchi intestinali, invece, bisognerà aspettare domani.

Insomma, il bicchiere è mezzo pieno. Ma, per il momento, sarebbe meglio non berlo.

La situazione resta infatti quella comunicata ieri: l’ordinanza di bollitura non cambia e riguarda le zone già indicate dal Comune. L’acqua deve continuare a essere bollita prima di essere utilizzata per bere, preparare alimenti e bevande e per gli altri usi alimentari previsti dal provvedimento. La cautela, quindi, resta la parola d’ordine.

Nel frattempo SEV ha deciso di dare una bella accelerata alla disinfezione. Sono stati installati quattro cloratori, nelle vasche di Arpuilles, Bornyon, Pont d’Avisod e Tramail. A Bornyon, precisa il Comune, il dispositivo è operativo dalla serata di ieri. È inoltre in corso la verifica e la messa a punto del debatterizzatore a raggi ultravioletti di Entrebin.

A questo punto viene quasi da immaginare la rete idrica cittadina trasformata in un enorme laboratorio: da una parte i tecnici che prelevano campioni, dall’altra i cloratori che lavorano, mentre i cittadini osservano il rubinetto con quella nuova e poco rassicurante forma di diffidenza che nasce quando un gesto banale come riempire un bicchiere diventa improvvisamente una questione da comunicato stampa.

Il problema, però, è che l’origine delle non conformità non è ancora stata individuata. E qui l'ironia lascia spazio a una questione tutt’altro che secondaria. Secondo quanto comunicato da SEV, per completare le verifiche nei diversi punti della rete e concludere le analisi serviranno «tempi tecnici superiori a quattro giorni».

Più di quattro giorni per capire da dove arriva il problema significa che la vicenda non si risolve con una semplice disinfezione. Bisogna capire il perché. Perché l’acqua può tornare conforme, ma se non si individua la causa il rischio è di trovarsi, prima o poi, punto e a capo.

È questo l’aspetto più importante della vicenda. L’emergenza immediata viene affrontata con la disinfezione e con nuovi campionamenti, ma la partita vera è quella successiva: individuare l’origine del fenomeno e mettere in campo misure correttive e preventive affinché non si ripeta.

Il sindaco di Aosta Raffaele Rocco prova a mantenere insieme rassicurazione e prudenza. «I primi risultati sono favorevoli per E. coli e batteri coliformi, ma sono ancora parziali», spiega, sottolineando che gli esiti dovranno essere completati con quelli relativi agli enterococchi. Una cautela condivisibile: sarebbe infatti piuttosto singolare revocare un’ordinanza prima ancora di avere tutti gli elementi per farlo.

Il Comune rivendica inoltre di voler aggiornare i cittadini anche prima della conclusione dell’intero quadro analitico. È un cambio di passo comunicativo che merita di essere notato. Perché in situazioni come questa il problema non è soltanto ciò che accade nella rete idrica, ma anche ciò che accade nella testa dei cittadini. Quando manca un'informazione chiara, il rubinetto diventa terreno fertile per dubbi, allarmismi e soprattutto per il vecchio sport nazionale della voce di quartiere.

E infatti la domanda più semplice resta anche la più difficile: quando si potrà tornare a bere normalmente?

Per ora la risposta è: non ancora.

Una piccola consolazione arriva dalle «casette dell’acqua», che possono continuare a essere utilizzate perché sottoposte a uno specifico trattamento di debatterizzazione. Almeno lì, dunque, il cittadino può procurarsi l'acqua senza dover trasformare la cucina in una succursale di un impianto di sterilizzazione.

Sul piano amministrativo, la vicenda pone però anche un interrogativo più ampio. Aosta dispone di una rete idrica che deve garantire quotidianamente un servizio essenziale a cittadini, attività economiche, esercizi pubblici e strutture ricettive. Un problema microbiologico, anche quando viene affrontato tempestivamente e senza evidenze di contaminazione chimica, non è dunque un incidente marginale: coinvolge un'infrastruttura fondamentale e, soprattutto, la fiducia nel servizio pubblico.

Per famiglie e anziani significa modificare abitudini quotidiane. Per ristoranti, bar e attività che utilizzano acqua per preparare alimenti e bevande significa adottare procedure aggiuntive. Per il Comune significa gestire contemporaneamente un problema tecnico e una questione di comunicazione pubblica. Per SEV significa trovare non soltanto una soluzione immediata, ma una spiegazione convincente.

E qui, forse, sta la vera morale di questa storia. I quattro cloratori sono una risposta concreta, i campionamenti sono necessari, i primi risultati sono incoraggianti. Ma il traguardo non può essere semplicemente arrivare al momento in cui qualcuno dirà che «si può tornare a bere». Il traguardo dovrebbe essere poter spiegare con precisione perché, per qualche giorno, quell'acqua non era considerata sicura senza bollitura.

Perché alla fine il cittadino non pretende che dalla rete idrica non possa mai emergere un problema. Pretende, molto più semplicemente, che quando emerge si sappia individuarlo, risolverlo e soprattutto impedirne il ritorno.

Nel frattempo Aosta può consolarsi con una certezza: l'acqua non è finita, i cloratori sono arrivati e i primi esami fanno ben sperare. Ma il rubinetto, almeno fino a quando non arriveranno tutti i risultati, resta ufficialmente convalescente.

E per qualche giorno, nella città dove normalmente si discute se l'acqua valdostana sia tra le migliori d'Italia, la domanda non sarà più «liscia o gassata?».

Sarà: «Bollita?»

red

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