FEDE E RELIGIONI - 27 agosto 2026, 08:00

Voglia di Messa. I ministranti “milanesi” che salvano la liturgia locale

Una volta pensavamo che l’esempio dei genitori bastasse a trasmettere ai figli la fede. Oggi la realtà è molto diversa. Eppure, nelle parrocchie di montagna, durante l’estate accade qualcosa di sorprendente: famiglie di villeggianti partecipano alla Messa e i loro bambini si offrono spontaneamente come ministranti. Una piccola testimonianza di fede capace di dare nuova vita alle nostre celebrazioni

Don Marian Benchea, parroco di Fontainemore – Sant'Antonio Abate · Issime – San Giacomo · Gaby – San Michele · Lillianes – San Rocco

Don Marian Benchea, parroco di Fontainemore – Sant'Antonio Abate · Issime – San Giacomo · Gaby – San Michele · Lillianes – San Rocco

Parto da una riflessione che sento ripetere sempre più spesso dagli adulti, con una certa nostalgia.

«Quando eravamo giovani genitori coltivavamo una certezza: i nostri figli, vedendo che noi partecipavamo alla Messa con entusiasmo, ci avrebbero seguito senza troppi problemi. La fede si succhia con il latte materno, pensavamo».

Avevamo in mente fotografie e immagini di famiglie belle, serene, raccolte insieme durante la Messa. Un’immagine quasi naturale della trasmissione della fede: i genitori pregano e i figli, semplicemente guardandoli, imparano a fare altrettanto.

Oggi, però, facciamo i conti con una realtà molto diversa, decisamente meno poetica e ben più prosaica.

Capita di sentire dai nostri ragazzi frasi come: «La Messa è tempo perso», «Non ci capisco niente», «È una cosa per grandi», «Della mia classe ci sono solo io», «Ci siete solo voi che mi obbligate», oppure «Gli altri genitori sono più buoni». E poi la domanda, forse la più difficile di tutte: «E se Dio non esiste?».

Domande alle quali non possiamo rispondere semplicemente con l’obbligo o con l’abitudine.

Eppure, da anni, soprattutto nelle parrocchie di montagna, noto qualcosa che mi sorprende e che merita di essere raccontato.

Durante i mesi estivi, intere famiglie di villeggianti non si fanno sfuggire la Messa festiva. La loro presenza diventa così, per le comunità che le accolgono, una testimonianza viva e concreta di fede.

E non vengono soltanto gli adulti.

Portano con sé i bambini. E tra questi, ogni estate, ce n’è un buon numero che, arrivato per luglio e agosto, bussa alla porta della sacrestia e dà la propria disponibilità a fare il ministrante.

È una scena semplice, ma bellissima.

Vederli arrivare, scegliersi quasi spontaneamente un leader, dividersi i compiti, organizzarsi per accompagnare la liturgia e soprattutto presentarsi puntuali prima della celebrazione dà alla Messa una tenerezza particolare.

Sono bambini in vacanza, certo. Ma per qualche settimana diventano anche piccoli protagonisti della vita della parrocchia.

E, naturalmente, non manca mai il piccolo premio finale: un cestino di cioccolatini e caramelle come ricompensa per il servizio svolto.

Sono dettagli che fanno sorridere, ma forse raccontano qualcosa di più importante.

Questi bambini, spesso provenienti dalla città, portano nelle nostre piccole comunità di montagna una familiarità con la Messa che rischiamo di dare per scontata e che invece, sempre più spesso, non lo è.

Sono i miei “ministranti milanesi”.

Arrivano d’estate, partecipano, si mettono a disposizione e, quasi senza rendersene conto, diventano un esempio anche per i bambini del posto.

La loro presenza prima e dopo la Messa può diventare uno stimolo. Può far nascere una curiosità. Può persino far tornare a qualche bambino quella che sembrava perduta: la voglia di Messa.

Forse non dobbiamo aspettarci sempre grandi strategie per trasmettere la fede.

A volte basta un bambino con una tunica, una campanella in mano e la voglia di servire all’altare.

E magari, insieme a lui, può tornare anche qualcun altro.

don Marian Benchea

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