ATTUALITÀ POLITICA - 27 agosto 2026, 21:32

Cervinia, il rischio idrogeologico non può avere corsie preferenziali

Il Consiglio comunale di Valtournenche approva la revisione della cartografia delle aree a rischio in funzione del nuovo impianto 3S The One, ma dall’opposizione arriva un richiamo severo: prima degli interessi legati allo sviluppo turistico vengono la sicurezza del territorio, la tutela degli insediamenti e soprattutto quella di chi, dopo alluvioni e frane, ha già pagato sulla propria pelle il prezzo del dissesto senza ricevere risposte adeguate

Cervinia, il rischio idrogeologico non può avere corsie preferenziali

C’è qualcosa che non torna nella gestione del territorio di Valtournenche. E non è soltanto una questione tecnica, urbanistica o cartografica. È soprattutto una questione politica, perché quando si comincia a mettere mano alle mappe del rischio idrogeologico per consentire la realizzazione di una grande infrastruttura turistica, inevitabilmente ci si deve chiedere quali siano le priorità di un’amministrazione pubblica e, soprattutto, se davanti alle emergenze tutti i cittadini e tutte le attività economiche vengano considerati allo stesso modo. Il Consiglio comunale riunito giovedì 27 agosto 2026 ha approvato all’unanimità la revisione della cartografia dei terreni interessati da frane e rischio di inondazione. Un atto formalmente necessario, ma politicamente tutt’altro che neutro, perché arriva nel contesto dell’Accordo di Programma sottoscritto con la Regione autonoma Valle d’Aosta e Cervino SpA e risulta funzionale alla realizzazione del nuovo impianto 3S The One, la cui partenza è prevista accanto al torrente Marmore, proprio in un’area che gli studi hanno indicato come attualmente inedificabile.

La questione, dunque, è tutt’altro che marginale. Da una parte c’è un territorio che continua a fare i conti con una fragilità idrogeologica evidente, resa ancora più drammatica dagli eventi alluvionali del giugno 2024; dall’altra c’è un grande progetto infrastrutturale legato al futuro del comprensorio turistico e alla strategia di sviluppo di Cervinia. La Giunta comunale sostiene che le due esigenze possono e devono procedere insieme. La sindaca Elisa Cicco ha infatti spiegato che il Comune ha chiesto alla Regione di realizzare, parallelamente all’impianto di risalita, un vallo a protezione dell’abitato, nella prospettiva di ridurre il rischio e consentire successivamente una rivalutazione dell’attuale condizione di inedificabilità. Tutto legittimo, tutto comprensibile. Ma proprio qui nasce la domanda politica che l’opposizione ha avuto il merito di porre, e che non può essere liquidata come una semplice osservazione tecnica: perché quando c’è da creare le condizioni per un nuovo investimento turistico le procedure sembrano trovare una strada, mentre per chi già vive, lavora e investe in quelle stesse zone le risposte arrivano con una lentezza esasperante?

È questo il punto sul quale sarebbe opportuno che la Giunta dicesse qualcosa di più. Perché a Valtournenche non ci sono soltanto grandi società, impianti e strategie di sviluppo turistico. Ci sono persone, famiglie, commercianti, artigiani, imprenditori e operatori economici che negli anni hanno investito risorse proprie nelle loro attività e che, quando frane, alluvioni e dissesto idrogeologico hanno colpito, si sono ritrovati a dover affrontare danni pesantissimi. Alcuni di questi imprenditori, nelle zone già colpite da precedenti eventi calamitosi, hanno dovuto fare i conti con perdite economiche e con attività compromesse senza aver visto arrivare, almeno secondo quanto viene denunciato dall’opposizione, nemmeno un centesimo di ristoro. E allora la domanda diventa inevitabile: perché per un nuovo grande progetto infrastrutturale si riesce a costruire una strategia di mitigazione del rischio, mentre chi ha già subito i danni di quel rischio deve ancora aspettare risposte, aiuti e risarcimenti?

Non è una domanda contro il nuovo impianto. E sarebbe troppo facile e anche scorretto trasformare il dibattito in una guerra tra chi vuole lo sviluppo turistico e chi vuole difendere il territorio. Il problema è molto più serio. Un’amministrazione pubblica deve dimostrare che lo sviluppo non produce cittadini di serie A e cittadini di serie B, investimenti meritevoli di protezione immediata e investimenti privati lasciati soli a sopportare le conseguenze delle calamità. Perché se il principio è che prima bisogna mettere in sicurezza il territorio e poi consentire nuove possibilità edificatorie, allora questo principio deve valere per tutti. Non può diventare improvvisamente più elastico quando entra in gioco un'opera strategica per il turismo.

Il capogruppo dell’opposizione Roberto Avetrani ha scelto infatti una posizione tutt’altro che ostruzionistica, annunciando il voto favorevole alla modifica cartografica, ma accompagnandolo con una serie di osservazioni che meritano di essere prese molto sul serio. Ha ricordato che ci si trova davanti a un atto dovuto alla luce degli studi realizzati da Cervino SpA, che hanno evidenziato pericoli concreti di frane e inondazioni a monte di Breuil-Cervinia e che le nuove mappe delle cosiddette “zone rosse” si aggiungono alle conseguenze dei fenomeni alluvionali del giugno 2024, interessando una parte significativa dell’abitato esistente e persino un’area che in precedenza era destinata a futura edificazione attraverso il PUD. Una fotografia tutt’altro che rassicurante, che dovrebbe imporre prudenza, trasparenza e soprattutto una visione complessiva del territorio.

Avetrani ha inoltre sottolineato la necessità di conoscere quanto prima i progetti esecutivi delle opere di mitigazione del rischio idrogeologico sul torrente Cervino, ricordando che sono trascorsi oltre due anni dal fenomeno alluvionale. E qui torniamo al nodo politico. Perché mentre il nuovo impianto viene inserito dentro un percorso nel quale la mitigazione del rischio viene indicata come condizione per superare l’attuale inedificabilità, per il resto del territorio continua a pesare una situazione di fragilità che non riguarda soltanto il Marmore. L’opposizione ha richiamato anche la zona di Cielo Alto, chiedendo che gli studi e le future opere di mitigazione tengano conto della complessità complessiva del territorio e siano capaci di garantire risposte durature agli insediamenti esistenti.

È un ragionamento di buon senso. Perché mettere in sicurezza un territorio non può significare semplicemente mettere in sicurezza ciò che serve a rendere possibile un nuovo investimento. La sicurezza deve venire prima di tutto, per chi ci vive, per chi ci lavora e per chi in quel territorio ha già investito. E soprattutto deve essere una sicurezza complessiva, non costruita per compartimenti stagni. Se esiste un problema idrogeologico, bisogna affrontarlo nella sua interezza, senza limitarsi alle aree che diventano strategiche perché interessate da un progetto economicamente rilevante.

E qui entra in gioco anche una questione economica che non può essere ignorata. Cervinia rappresenta una delle locomotive turistiche della Valle d’Aosta e il sistema degli impianti di risalita ha un peso evidente nell’economia locale e regionale. Investire sul futuro del comprensorio significa quindi anche difendere occupazione, imprese, indotto e capacità competitiva. Ma proprio perché la posta economica è così alta, è ancora più necessario evitare che lo sviluppo venga percepito come una corsa nella quale chi dispone di maggiore capacità finanziaria o di maggiore peso strategico riesce a ottenere più rapidamente le condizioni necessarie per andare avanti, mentre le piccole attività già presenti sul territorio devono aspettare anni per ottenere attenzione e sostegni.

Una delle attività danneggiate dalla franna del 2017 e che non ha avuto alcun risarcimento

È qui che la Giunta dovrebbe rispondere senza ambiguità. Perché il territorio può essere messo in sicurezza quando quella sicurezza serve anche a sbloccare un grande investimento, mentre gli imprenditori che hanno già subito danni nelle medesime aree devono ancora chiedersi quando arriveranno gli aiuti? Quali sono le tempistiche previste per loro? Quali risorse sono state stanziate? Quali domande sono state accolte? Quante sono ancora ferme? E soprattutto: quale principio politico sta guidando le scelte dell’Amministrazione? Perché se la risposta è che tutto procede secondo le regole, allora quelle regole devono essere spiegate pubblicamente e applicate con la stessa tempestività a tutti.

La sindaca Elisa Cicco, rispondendo ad Avetrani sulla comunicazione alla popolazione, ha assicurato che gli incontri con i referenti delle zone coinvolte sono già iniziati e che le informazioni devono arrivare direttamente dall’Amministrazione. È un passo necessario, ma non sufficiente. La trasparenza non può consistere soltanto nello spiegare ai cittadini che cosa sta accadendo. Deve significare anche rendere comprensibile perché si scelgono determinate priorità, quanto costano, chi ne beneficia e quando saranno realizzate le opere necessarie.

Perché la questione non riguarda soltanto il nuovo impianto. Riguarda il modello di sviluppo che si vuole costruire a Cervinia e, più in generale, nelle località alpine. Un modello nel quale il turismo è certamente una risorsa fondamentale, ma che non può ridurre il territorio a una piattaforma sulla quale costruire continuamente nuove opportunità di business dimenticando chi quel territorio lo abita e lo mantiene vivo tutto l’anno. Un paese non è soltanto il suo comprensorio sciistico. Non sono soltanto le sue piste, i suoi impianti e i suoi alberghi. È anche il negozio che ha resistito dopo una frana, il ristorante che ha subito danni, l’artigiano che ha perso attrezzature, l’impresa familiare che ha investito per anni e che improvvisamente si è trovata davanti a un evento naturale contro il quale non poteva fare nulla.

E se quelle persone non hanno ricevuto nemmeno un centesimo, la politica ha il dovere di spiegare perché. Non basta parlare di resilienza. Non basta dire che bisogna ripartire. Non basta celebrare la capacità degli imprenditori di resistere. La resilienza non può diventare il modo elegante con cui si chiede ai privati di sopportare da soli i costi delle emergenze mentre il sistema pubblico concentra le proprie energie sulle opere ritenute strategiche.

Il voto unanime del Consiglio sulla cartografia dimostra che, almeno su questo atto, non c’è una contrapposizione politica pregiudiziale. Ed è forse proprio per questo che le domande dell’opposizione diventano ancora più importanti. Quando maggioranza e opposizione condividono la necessità di affrontare il rischio idrogeologico, il confronto dovrebbe spostarsi sulle modalità, sulle priorità e sulle garanzie. Avetrani ha chiesto anche il coinvolgimento diretto dell’intera popolazione nel percorso di revisione degli strumenti urbanistici, affinché i cittadini siano consapevoli tanto dei problemi quanto delle possibili soluzioni. È una richiesta che non dovrebbe essere considerata un ostacolo, ma una condizione indispensabile per costruire consenso attorno a scelte che avranno conseguenze per decenni.

Perché il vero rischio, alla fine, non è soltanto quello rappresentato da una frana o da un torrente che esonda. È anche quello di costruire un territorio nel quale le opere più importanti procedono velocemente mentre le ferite lasciate dagli eventi precedenti rimangono aperte. È quello di dare l’impressione che esistano due velocità: quella degli investimenti strategici e quella dei cittadini che aspettano. E questa sarebbe una percezione devastante per la fiducia nelle istituzioni.

Il nuovo 3S The One può essere un'opportunità per Cervinia e per l'economia valdostana. Ma proprio perché rappresenta un investimento importante, deve diventare anche l'occasione per dimostrare che sviluppo e sicurezza possono procedere insieme e che nessun progetto turistico può essere utilizzato come alibi per dimenticare le responsabilità verso chi è già stato colpito. Prima ancora di chiedersi quanto un nuovo impianto potrà produrre in termini di presenze, fatturato e competitività, sarebbe opportuno chiedersi quanto una comunità è disposta a investire per proteggere chi quella comunità la tiene in piedi ogni giorno.

Il punto, dunque, non è scegliere tra turismo e sicurezza. È pretendere turismo con sicurezza, sviluppo con equità e investimenti accompagnati da responsabilità sociale. E soprattutto pretendere che le stesse istituzioni che oggi trovano il modo di progettare valli di protezione, modificare cartografie e costruire le condizioni per un grande investimento trovino altrettanta determinazione nel rispondere agli imprenditori che hanno già pagato il conto delle alluvioni e delle frane.

Perché una montagna può anche permettersi un nuovo impianto. Quello che non può permettersi è una politica che sappia correre quando c’è da costruire il futuro e cammini lentamente quando deve risarcire il passato.

Ed è questa, più di qualsiasi cartografia, la vera linea rossa che il Consiglio comunale di Valtournenche dovrebbe avere il coraggio di non oltrepassare.

pi.mi.

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