Salute in Valle d'Aosta - 26 agosto 2026, 11:35

Al Parini una nuova frontiera della terapia oncologica: rimossa una neoplasia gastrica senza chirurgia tradizionale

La Gastroenterologia dell’Ospedale Parini introduce per la prima volta in Valle d’Aosta la resezione endoscopica a tutto spessore: una procedura mininvasiva che consente, in pazienti selezionati, di asportare integralmente alcune neoplasie gastrointestinali riducendo i tempi di recupero e i rischi legati alla chirurgia convenzionale. L’intervento apre nuove prospettive soprattutto per i pazienti anziani e fragili e rafforza il ruolo dell’ospedale regionale nel campo dell’endoscopia terapeutica avanzata

Una fase dell'intervento

Una fase dell'intervento

C’è un’innovazione che arriva in sala endoscopica e che, al di là della singola procedura, racconta una trasformazione più ampia della medicina contemporanea: intervenire sempre più precocemente, con la massima precisione possibile e con il minimo impatto sull’organismo. All’Ospedale Parini di Aosta questo principio ha trovato una concreta applicazione nelle scorse settimane, quando l’équipe di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva, diretta dal dottor Renato Santucci, ha eseguito per la prima volta nell’ospedale valdostano una resezione endoscopica a tutto spessore per l’asportazione completa di una neoplasia gastrica.

L’intervento è perfettamente riuscito e l’esame istologico ha confermato la radicalità oncologica della procedura. Per il paziente questo significa un passaggio particolarmente importante: non sarà necessario affrontare un intervento chirurgico tradizionale e il percorso proseguirà con una gastroscopia di controllo programmata nei prossimi mesi.

«L’introduzione di questa tecnica rappresenta un passo importante per la nostra Struttura e, soprattutto, per i nostri pazienti», spiega il dottor Renato Santucci, sottolineando come la metodica venga utilizzata in alcuni centri specialistici e richieda una precisa selezione dei casi. «Ci consente, in situazioni accuratamente selezionate, di trattare alcune piccole neoplasie con un approccio estremamente mininvasivo, sfruttando le cavità naturali del corpo. Non sono quindi necessari neppure i cosiddetti “tre buchini” della chirurgia laparoscopica».

Il punto centrale della tecnica è proprio questo: raggiungere la lesione attraverso l’endoscopio e procedere alla sua rimozione senza ricorrere all’accesso chirurgico tradizionale. «Il grande vantaggio», osserva Santucci, «è poter ottenere l’asportazione completa della lesione in un unico momento. Questo consente una più rapida ripresa, riduce al minimo il rischio infettivo e mantiene una elevata efficacia terapeutica».

Un aspetto che assume particolare rilievo quando il paziente è anziano o presenta condizioni cliniche che rendono più complesso un intervento chirurgico. «È una possibilità particolarmente preziosa anche per le persone più anziane o fragili», evidenzia il direttore della Gastroenterologia, «che per età o comorbidità potrebbero avere maggiori rischi nell’affrontare un intervento chirurgico convenzionale».

Dal punto di vista tecnico, la procedura rappresenta un’evoluzione significativa dell’endoscopia terapeutica. «Nel corso dell’esame endoscopico, effettuato con assistenza anestesiologica ma senza la necessità di una sala operatoria tradizionale», spiega ancora Santucci, «abbiamo utilizzato uno specifico dispositivo che consente di asportare in un unico momento l’intera lesione insieme a tutti gli strati della parete del tratto digestivo interessato».

È proprio la profondità della resezione a distinguere questa metodica da altre procedure endoscopiche. «La tecnica determina una perforazione controllata della parete del viscere, che viene immediatamente richiusa dallo stesso dispositivo», chiarisce il medico. «Questo passaggio è fondamentale perché permette di ottenere un campione integro per la successiva valutazione anatomo-patologica e di aumentare la possibilità di una completa asportazione della lesione, contenendo al tempo stesso il rischio di complicanze immediate e tardive».

La possibilità di intervenire sull’intera parete gastrica, ottenere un pezzo operatorio integro e richiudere immediatamente la breccia creata durante la resezione rende la procedura particolarmente interessante anche dal punto di vista oncologico. La valutazione istologica successiva non rappresenta infatti un semplice controllo formale, ma consente di verificare caratteristiche fondamentali della neoplasia e soprattutto la radicalità dell’asportazione.

«L’obiettivo oncologico rimane sempre quello di eliminare completamente la lesione», ribadisce Santucci. «La mininvasività non deve mai essere confusa con una riduzione dell’accuratezza terapeutica. Al contrario, quando il paziente è correttamente selezionato e la procedura viene eseguita da un’équipe adeguatamente formata, possiamo associare precisione, radicalità e un impatto molto contenuto sull’organismo».

Non significa, però, che questa tecnica possa sostituire la chirurgia per tutte le neoplasie gastriche o gastrointestinali. La selezione del paziente resta uno degli elementi decisivi. «Non tutte le neoplasie possono essere trattate con questa metodica», precisa il direttore della Gastroenterologia. «Sono indispensabili una selezione accurata dei pazienti, uno studio diagnostico preliminare approfondito e un’équipe adeguatamente formata».

Tra i criteri assumono particolare importanza le caratteristiche della lesione e le sue dimensioni, generalmente inferiori ai 3 centimetri. Ma la dimensione, da sola, non è sufficiente a stabilire l’indicazione. La decisione terapeutica deve tenere conto della sede, della morfologia, delle caratteristiche endoscopiche e della possibile natura della lesione, oltre che delle condizioni generali del paziente.

Ed è proprio qui che l’innovazione tecnologica incontra la medicina preventiva. Una tecnica capace di rimuovere lesioni molto piccole e in fase iniziale è tanto più efficace quanto più queste lesioni vengono individuate tempestivamente. «Per identificare lesioni di piccole dimensioni dobbiamo migliorare la fase diagnostica», sottolinea Santucci. «Questo impone cambiamenti per tutti e un impegno condiviso».

Il ragionamento riguarda anzitutto i cittadini. «Da parte dei cittadini significa aderire agli screening oncologici e prestare attenzione alla prevenzione», spiega il medico, richiamando in particolare «la ricerca del sangue occulto nelle feci per le neoplasie del colon». Ma riguarda anche il sistema sanitario e il rapporto tra professionisti, prescrizioni e risorse disponibili.

«Da parte dei professionisti sanitari», continua Santucci, «serve una prescrizione sempre più appropriata degli esami; da parte nostra dobbiamo continuare a investire nella formazione e nelle tecnologie. Appropriatezza non significa fare meno esami, ma eseguire l’esame giusto, alla persona giusta e nel momento giusto, migliorandone così la capacità diagnostica».

Il tema dell’appropriatezza ha anche una dimensione economica e organizzativa. Una medicina più precisa significa infatti evitare, quando non necessari, esami ripetuti o procedure inappropriate, concentrando risorse e competenze sui pazienti che possono realmente trarre beneficio da un determinato percorso diagnostico o terapeutico. «I lavori scientifici dimostrano come l’inappropriatezza in Europa sia elevata», osserva Santucci. «Per la gastroscopia si attesta al 22% circa, mentre nelle realtà italiane è circa tre volte più elevata».

Il dato apre una riflessione che va oltre la singola procedura del Parini. La sfida della sanità moderna non consiste soltanto nell’acquistare apparecchiature sempre più sofisticate, ma nel costruire un sistema capace di utilizzarle nel modo corretto, attraverso formazione, selezione dei pazienti, appropriatezza prescrittiva e integrazione tra diagnosi e terapia.

In questo quadro, la resezione endoscopica a tutto spessore costituisce un ulteriore tassello nel percorso di crescita della Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell’Ospedale Parini. L’obiettivo è mettere a disposizione della popolazione un numero crescente di procedure diagnostiche e terapeutiche avanzate, evitando, quando le condizioni cliniche lo consentono, che il paziente debba uscire dalla Valle d’Aosta per ricevere cure specialistiche.

«Questa prima procedura rappresenta bene la direzione nella quale vogliamo continuare a far crescere la sanità valdostana: competenze professionali elevate, tecnologie avanzate e cure sempre meno invasive per il cittadino», afferma il direttore sanitario dell’Azienda USL della Valle d’Aosta, dottor Mauro Occhi.

Il tema, per una regione come la Valle d’Aosta, assume anche una particolare rilevanza sociale. Ridurre la necessità di trasferte fuori Valle non significa soltanto contenere una voce di spesa o migliorare un indicatore sanitario. Significa evitare viaggi, organizzare meno spostamenti per i familiari, ridurre assenze dal lavoro e alleggerire il peso psicologico e logistico che spesso accompagna una diagnosi oncologica.

«L’Azienda sta sostenendo questo percorso con investimenti importanti, di pari passo a un lavoro sull’appropriatezza prescrittiva», aggiunge Occhi. «Poter offrire prestazioni ad alta specializzazione nel nostro Ospedale significa non soltanto migliorare la qualità dell’assistenza, ma anche evitare, quando le condizioni cliniche lo consentono, trasferte fuori Valle e i conseguenti disagi per i pazienti e le loro famiglie».

Il direttore sanitario evidenzia inoltre il valore professionale dell’iniziativa. «È un risultato che valorizza le competenze dei nostri professionisti e la capacità delle équipe di introdurre nella pratica clinica procedure innovative in condizioni di sicurezza», afferma, rivolgendo quindi un riconoscimento «al dottor Santucci e a tutta la sua équipe medica e infermieristica per il lavoro di rinnovo e crescita» portato avanti nella struttura.

Anche sul piano politico-istituzionale la novità viene letta come un segnale della capacità della sanità valdostana di mantenere competenze specialistiche all’interno del territorio regionale. L’assessore alla Sanità, Salute e Politiche sociali Carlo Marzi (nella foto) sottolinea infatti il valore concreto dell’innovazione. «La capacità di tradurre l’innovazione in benefici concreti per la salute delle persone è un risultato importante per la sanità valdostana», afferma.

Marzi lega quindi il risultato alla necessità di raccontare una sanità regionale attraverso tutte le sue dimensioni, comprese quelle positive. «È particolarmente positivo poter accostare, alle notizie negative che caratterizzano purtroppo la percezione della sanità a livello nazionale, gli interventi all’avanguardia svolti con successo presso il Parini», osserva, evidenziando come queste procedure possano «consentire ai valdostani di evitare di recarsi in strutture fuori regione».

L’assessore ricorda inoltre che la procedura di Gastroenterologia arriva dopo un’altra esperienza innovativa. «Questa operazione, effettuata dalla struttura di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva, segue quella già svolta a giugno da parte dell’équipe di Chirurgia Toracica», sottolinea Marzi, ringraziando «entrambe le équipe sanitarie coinvolte, il cui impegno concorre ad evidenziare gli aspetti positivi e innovativi della sanità valdostana».

Dietro il singolo intervento c’è quindi anche una strategia di investimento. Sono in corso ulteriori aggiornamenti tecnologici che comportano un impegno economico significativo per l’Azienda USL e che hanno l’obiettivo di mantenere l’attività dell’endoscopia digestiva in linea con gli standard internazionali di qualità.

Nelle prossime settimane è prevista la sostituzione delle lavadisinfettatrici e l’acquisizione di strumenti endoscopici di ultima generazione, destinati sia a sostituire apparecchiature già disponibili sia ad ampliare il ventaglio delle tecnologie presenti al Parini attraverso nuove tipologie di endoscopi.

È una scelta che porta con sé una considerazione economica tutt’altro che secondaria. Investire nell’alta specializzazione ospedaliera significa sostenere costi immediati per apparecchiature, manutenzione, formazione e aggiornamento professionale, ma può contemporaneamente ridurre la necessità di mobilità sanitaria verso altre regioni. In una realtà territoriale caratterizzata da dimensioni contenute e dalla complessità geografica della montagna, la capacità di offrire localmente prestazioni avanzate può diventare una componente importante della sostenibilità complessiva del sistema.

«L’innovazione tecnologica deve tradursi in un beneficio reale per il cittadino», osserva Occhi (nella foto). «Non basta avere strumenti moderni: occorre costruire attorno a quelle tecnologie competenze, organizzazione e percorsi clinici capaci di garantire sicurezza e qualità».

Ed è forse questo il significato più importante della procedura eseguita al Parini. La tecnologia, da sola, non cura. A fare la differenza sono l’esperienza degli operatori, la selezione dei pazienti, la diagnosi precoce, la capacità di leggere correttamente una lesione, la precisione della procedura e il controllo successivo.

«La vera innovazione», conclude idealmente Santucci nel descrivere il percorso della Gastroenterologia, «è mettere insieme tecnologia, competenza e appropriatezza. Una procedura avanzata ha valore quando viene proposta alla persona giusta e nel momento giusto».

Il caso della neoplasia gastrica trattata al Parini racconta dunque qualcosa di più di un intervento riuscito. Racconta una sanità che prova a spostare sempre più avanti il confine tra diagnosi e terapia, trasformando l’endoscopia da strumento prevalentemente diagnostico in una piattaforma terapeutica capace, in casi selezionati, di affrontare direttamente la malattia. E racconta anche una Valle d’Aosta che punta a consolidare dentro i propri confini competenze e tecnologie capaci di ridurre la mobilità sanitaria e avvicinare le cure alle persone.

La prospettiva, tuttavia, non può fermarsi alla tecnologia. La sfida dei prossimi anni sarà riuscire a coniugare innovazione, sostenibilità economica, prevenzione, appropriatezza e accessibilità. Perché la medicina mininvasiva raggiunga il massimo del suo potenziale servono diagnosi sempre più precoci, cittadini consapevoli, screening a cui aderire, professionisti adeguatamente formati e investimenti continui.

La resezione endoscopica a tutto spessore diventa così non soltanto una nuova procedura disponibile al Parini, ma il simbolo di un principio più ampio: quando la diagnosi arriva presto e le competenze sono all’altezza della tecnologia, anche una patologia oncologica può essere affrontata con interventi sempre più precisi, meno traumatici e più rispettosi della qualità di vita del paziente. Per una sanità regionale, è una direzione strategica: curare meglio, curare prima e, quando possibile, curare vicino a casa.

pi.mi.

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