CULTURA - 25 agosto 2026, 15:21

Dalla gabbia all’orizzonte: a Marco Sorbara il Premio Aragona 2026 per una storia trasformata in impegno civile

Il 26 agosto 2026, al Castello Aragonese di Le Castella, Marco Sorbara riceverà il Premio Aragona, giunto alla VII edizione. Un riconoscimento che arriva dopo 909 giorni di privazione della libertà e un’assoluzione definitiva e che oggi si intreccia con il progetto educativo “La Gabbia – 4 passi per 2”, con la Tazzina della Legalità e con un’attività sempre più rivolta ai giovani sui temi della libertà, della legalità e della responsabilità

Marco Sorbara

Marco Sorbara

C’è una fotografia simbolica che racconta più di molte parole il percorso di Marco Sorbara: una gabbia costruita per rappresentare una cella di appena quattro passi per due che, invece di chiudere, viaggia. Entra nelle scuole, negli oratori, nelle piazze, nei teatri e nei luoghi frequentati dai giovani. È la trasformazione più evidente di una vicenda personale che avrebbe potuto lasciare soltanto amarezza e che Sorbara ha scelto invece di convertire in una testimonianza pubblica.

Sarà proprio questo percorso a essere riconosciuto il 26 agosto 2026, quando, alle 21.30, nella suggestiva cornice del Castello Aragonese di Le Castella, nel territorio di Isola di Capo Rizzuto, Sorbara riceverà il Premio Aragona, manifestazione arrivata alla VII edizione e dedicata a personalità distintesi nei rispettivi ambiti professionali, culturali e sociali. Tra i premiati di quest’anno figurano anche Domenico Maduli, don Pasquale Riillo, Alfonsina Bellio e Salvatore Astorino.

Il riconoscimento ha dunque una dimensione personale, ma sarebbe riduttivo leggerlo soltanto come un premio alla biografia di un uomo che ha attraversato una delle esperienze più dure che possano segnare una persona. La storia di Sorbara, infatti, si è progressivamente trasformata in una riflessione pubblica sul rapporto tra libertà, giustizia, responsabilità e possibilità di ricominciare.

La vicenda giudiziaria è ormai parte della sua biografia pubblica. 909 giorni di privazione della libertà, tra carcere e arresti domiciliari, prima dell'assoluzione definitiva, hanno lasciato un segno profondo. In un'intervista dedicata alla sua esperienza Sorbara ha raccontato anche i 45 giorni trascorsi in isolamento e quella cella di quattro passi per due che sarebbe poi diventata l'ispirazione concreta del progetto “La Gabbia”.

È qui che la vicenda individuale comincia ad assumere un significato più ampio. Perché la libertà, dopo essere stata perduta concretamente, diventa per Sorbara una parola da spiegare ai ragazzi. Non come concetto astratto, ma come conquista quotidiana.

“La Gabbia – 4 passi per 2 – Orizzonti di Coraggio” nasce infatti da questa esigenza: utilizzare una storia personale per aprire un confronto con le nuove generazioni. La struttura fisica della gabbia diventa una metafora delle tante prigioni invisibili che possono condizionare la vita di un adolescente: il bullismo, le dipendenze, la paura di essere esclusi, il bisogno di apparire, il pregiudizio, la solitudine e il giudizio degli altri.

La domanda posta ai ragazzi è apparentemente semplice: che cosa significa essere veramente liberi?

La risposta, però, non è altrettanto semplice. Per Sorbara la libertà non coincide con l'assenza di regole. Al contrario, passa dalla capacità di scegliere, dalla conoscenza delle conseguenze delle proprie azioni e dalla consapevolezza che ogni libertà comporta una responsabilità. Famiglia, scuola, sport, fede, rispetto delle regole e capacità di chiedere aiuto diventano così gli strumenti attraverso i quali uscire dalle proprie gabbie.

È un messaggio particolarmente significativo in una fase nella quale il disagio giovanile, il cyberbullismo, le dipendenze e la solitudine rappresentano questioni che non possono essere affrontate soltanto attraverso la repressione. La prevenzione passa anche dall'educazione, dalla presenza degli adulti e dalla capacità delle istituzioni di creare luoghi nei quali i ragazzi possano confrontarsi con esperienze vere.

Ed è proprio su questo terreno che il progetto di Sorbara incrocia la dimensione politica e istituzionale. Parlare di legalità ai giovani significa infatti interrogarsi non soltanto sulle regole, ma sulla fiducia che i cittadini ripongono nelle istituzioni. Significa spiegare che lo Stato deve essere autorevole, ma anche che l'autorevolezza nasce dalla credibilità, dal rispetto dei diritti e dalla capacità di garantire a ogni persona un giusto percorso davanti alla legge.

La sua esperienza rende il tema ancora più delicato. La sua vicenda giudiziaria si è conclusa con l'assoluzione definitiva perché il fatto non sussiste, come ricordato anche nelle motivazioni pubbliche legate al Premio Aragona.

Da qui nasce una delle questioni più difficili da affrontare nel dibattito pubblico: come tenere insieme la necessità di perseguire i reati e quella, altrettanto fondamentale in uno Stato di diritto, di tutelare la presunzione di innocenza e la dignità delle persone coinvolte nei procedimenti giudiziari. È un equilibrio che riguarda la politica, la magistratura, l'informazione e l'intera società.

Per Sorbara, tuttavia, il passato non può diventare una condanna permanente. Al contrario, può essere trasformato in uno strumento per parlare di seconde possibilità.

È questa probabilmente la ragione per cui il Premio Aragona arriva come una tappa e non come un punto di arrivo. Negli ultimi anni il percorso si è infatti intrecciato con numerose iniziative dedicate alla legalità e con la Tazzina della Legalità, associazione culturale fondata e presieduta da Sergio Gaglianese. L'associazione è nata dopo l'attentato incendiario del 2022 contro uno stabilimento di Caffè Guglielmo e ha progressivamente costruito una rete nazionale attraverso testimonianze, incontri e iniziative rivolte anche alle scuole.

Nel 2026 questa rete ha continuato ad allargarsi: a giugno è stata annunciata anche la nascita della delegazione Lombardia, dopo quelle di Valle d'Aosta, Piemonte, Campania, Puglia, Emilia-Romagna e Sicilia. La delegazione valdostana è coordinata proprio da Sorbara.

Il dato è significativo perché mostra come un'esperienza nata in un contesto profondamente personale abbia progressivamente assunto una dimensione associativa e nazionale. La legalità, in questo percorso, non viene proposta come una parola da celebrare nelle ricorrenze, ma come una responsabilità quotidiana che coinvolge istituzioni, imprese, scuola, famiglie, forze dell'ordine e cittadini.

Dentro questa rete Sorbara ha incontrato e condiviso iniziative con persone che hanno vissuto direttamente il prezzo della legalità: Piera Aiello, testimone di giustizia, Nicola Catanese, già appartenente alla scorta di Paolo Borsellino, Mimmo Scordino, legato al dispositivo di scorta di Giovanni Falcone, e Mauro Esposito, imprenditore e testimone di giustizia. Figure diverse, storie diverse, ma unite dalla convinzione che la memoria abbia valore soltanto quando riesce a produrre consapevolezza e partecipazione.

Non è un caso che il percorso abbia raggiunto anche le istituzioni parlamentari. Nell'agosto 2026, il racconto di Sorbara è stato inserito nel volume “Caffè Corretto”, presentato nella Sala Nassirya del Senato della Repubblica, con un contributo intitolato “909 giorni di ingiusta detenzione: una sola domanda”.

Anche la dimensione economica non è estranea a questo discorso. La legalità ha infatti un costo sociale ed economico quando viene violata: la criminalità altera la concorrenza, condiziona il mercato, scoraggia gli investimenti, indebolisce le imprese oneste e produce sfiducia. È anche per questo che la cultura della legalità non può essere confinata all'ambito giudiziario. La stessa Università Magna Græcia di Catanzaro, nel 2026, ha previsto borse di studio dedicate alla promozione della cultura della legalità e agli effetti economici distorsivi dell'illegalità, coinvolgendo nella commissione anche Sergio Gaglianese.

Il tema, dunque, è molto più vasto di una cerimonia di premiazione. Riguarda il modo in cui una comunità decide di reagire alle proprie fragilità. E riguarda soprattutto la capacità di trasformare esperienze dolorose in occasioni educative.

Per Sorbara il Premio Aragona sembra assumere proprio questo significato. “Ricevere questo premio mi emoziona profondamente, ma vorrei considerarlo soprattutto un riconoscimento al percorso de ‘La Gabbia – 4 passi per 2’ e a tutte le persone che hanno creduto e continuano a credere in questo progetto”, è il senso delle parole affidate alla vigilia del riconoscimento. L'obiettivo, spiega, è fare in modo che quella sofferenza non rimanga fine a se stessa, ma possa diventare qualcosa di utile soprattutto per i giovani.

È una prospettiva che modifica anche il significato della parola “premio”. Non soltanto una medaglia al termine di un percorso, ma la responsabilità di continuare a portare una testimonianza. Perché chi racconta una vicenda così complessa davanti ai ragazzi non offre semplicemente la propria storia: mette a disposizione anche le proprie ferite, le proprie domande e ciò che ha imparato attraversandole.

Ed è forse questo il valore più forte della gabbia itinerante. Una cella, per sua natura, separa. La “Gabbia” di Sorbara, invece, mette in relazione. Chi vi entra simbolicamente non viene invitato a guardare soltanto il dolore di chi l'ha vissuta, ma a interrogarsi sulle proprie scelte e sulle proprie libertà.

Il 26 agosto, a Le Castella, questa storia arriverà dunque a una nuova tappa. Il Premio Aragona 2026 non cancellerà i 909 giorni trascorsi da Sorbara, così come nessun riconoscimento può cancellare una vicenda giudiziaria o le conseguenze umane che essa produce. Può però contribuire a dare un significato diverso a ciò che è venuto dopo.

Dalla cella alla scuola, dalla sofferenza alla testimonianza, dalla vicenda individuale all'impegno civile: il percorso di Sorbara racconta una possibilità che riguarda tutti. Quella di non lasciare che siano le circostanze, il rancore o il pregiudizio a definire per sempre una persona.

E in una società nella quale la libertà viene spesso data per scontata, ricordare che può essere perduta, difesa e riconquistata attraverso responsabilità e consapevolezza ha un valore che va oltre il singolo premio. La vera sfida, alla fine, non è soltanto uscire dalla propria gabbia. È fare in modo che, una volta usciti, si abbia la forza di indicare agli altri dove si trova la porta.

pi.mi.

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