FEDE E RELIGIONI - 20 agosto 2026, 08:00

Leone XIV: «La pace è un bene prezioso» e nasce dalla coscienza di ogni persona

Al termine dell’udienza generale di mercoledì 19 agosto 2026, Leone XIV richiama tutti a un «forte e costante impegno» per costruire la pace, partendo dalla trasformazione interiore e dalla responsabilità nella società. Nel saluto ai pellegrini polacchi, il Papa ricorda il beato Władysław Findysz, martire delle persecuzioni comuniste, indicando nel perdono e nella capacità di vincere il male con il bene una strada concreta per costruire quella che definisce la «civiltà dell’amore»

Leone XIV: «La pace è un bene prezioso» e nasce dalla coscienza di ogni persona

La pace, prima ancora di essere un accordo tra Stati o il risultato di una trattativa diplomatica, è una disposizione dell’animo e una responsabilità personale. È da questa prospettiva che Leone XIV, al termine dell’udienza generale di oggi, 19 agosto, ha rivolto ai fedeli un invito che assume un significato particolarmente ampio in una fase internazionale segnata da conflitti, tensioni e divisioni: «sviluppare sempre in se stessi un’autentica coscienza di pace».

Il richiamo del Pontefice parte dunque dalla persona per arrivare alla società. Non basta invocare la pace come principio astratto: occorre costruire condizioni concrete perché possa diventare una forma stabile della convivenza umana. Nel suo saluto in lingua italiana, Leone XIV ha invitato ad avere «la sincera consapevolezza che la pace è un bene prezioso e grande» e ha sottolineato la necessità di «un forte e costante impegno per realizzarla, seguendo con onestà e verità le vie che la costruiscono e la confermano nella società».

È un messaggio che richiama, pur senza citarlo direttamente, il pensiero di sant’Agostino e la sua riflessione sulla pace contenuta nella Città di Dio. Per il vescovo di Ippona, la pace non coincide semplicemente con l’assenza di guerra, ma con una condizione di ordine e di concordia. La pace dello Stato è infatti legata alla «ordinata concordia» tra chi comanda e chi obbedisce, mentre quella dell’universo viene descritta come «la tranquillità dell’ordine». Una concezione che, riletta da Leone XIV, porta a considerare la pace come un processo che coinvolge contemporaneamente la dimensione personale, quella sociale e quella politica.

In questa prospettiva emerge anche una precisa responsabilità delle istituzioni e delle comunità. La pace richiede infatti regole condivise, rispetto reciproco, capacità di ascolto e ricerca del bene comune. Ma nessuna architettura istituzionale può essere sufficiente se non viene accompagnata da una cultura della convivenza. La dimensione politica e quella sociale, nel ragionamento del Papa, non possono quindi essere separate dalla qualità delle relazioni quotidiane: il modo in cui gli individui affrontano il conflitto, riconoscono l’altro e reagiscono al torto contribuisce alla costruzione, oppure alla demolizione, della pace collettiva.

Il concetto torna con particolare forza nel messaggio rivolto ai pellegrini polacchi. Leone XIV ha ricordato la figura di Władysław Findysz, sacerdote e primo polacco beatificato come martire delle persecuzioni comuniste. La sua vicenda personale viene proposta come testimonianza di una fede vissuta non soltanto nella dimensione spirituale, ma anche attraverso la responsabilità verso gli altri e la pratica della carità.

Findysz sostenne spiritualmente i lavori del Concilio Vaticano II, coinvolgendo i fedeli nell’«Opera conciliare di bontà», attraverso gesti di carità e di rinnovamento morale. La sua memoria assume oggi un ulteriore significato perché sarà ricordato nella liturgia del 23 agosto, giornata nella quale si celebra la Giornata europea di commemorazione delle vittime dello stalinismo e del nazismo.

Il riferimento storico non è marginale. Ricordare una vittima delle persecuzioni totalitarie significa riportare la riflessione sulla pace dal piano delle dichiarazioni a quello della memoria. Le società europee continuano infatti a confrontarsi con l’eredità di ideologie e regimi che hanno negato libertà, dignità e pluralismo. La memoria delle vittime diventa così anche uno strumento politico e civile: serve a riconoscere i meccanismi attraverso i quali la disumanizzazione dell’avversario può trasformarsi in persecuzione e violenza.

Da qui il messaggio centrale consegnato da Leone XIV ai pellegrini polacchi: «La civiltà dell’amore si costruisce perdonando e vincendo il male con il bene». Il perdono, in questa prospettiva, non significa cancellare la memoria delle ingiustizie né rinunciare alla ricerca della verità e della responsabilità. Significa piuttosto impedire che il male generi una catena interminabile di altro male.

È un passaggio che assume una rilevanza anche sociale. Le divisioni politiche, le contrapposizioni ideologiche e i conflitti all’interno delle comunità rischiano di diventare permanenti quando l’avversario viene considerato non più come qualcuno con cui confrontarsi, ma come un nemico da eliminare dal campo civile. La pace invocata dal Papa richiede invece una diversa idea del rapporto con l’altro: il conflitto può essere affrontato senza trasformarlo necessariamente in odio, e le differenze possono essere ricondotte dentro un quadro di confronto e di responsabilità.

Il messaggio di Leone XIV si muove quindi su un doppio binario. Da una parte richiama la responsabilità individuale, chiedendo a ciascuno di maturare una «coscienza di pace»; dall’altra ricorda che la pace deve essere organizzata e confermata nella società attraverso scelte, comportamenti e istituzioni capaci di sostenerla. È una visione nella quale la pace non viene presentata come una condizione acquisita una volta per tutte, ma come un bene fragile che necessita di essere continuamente coltivato.

In un’Europa che porta ancora le cicatrici delle grandi tragedie del Novecento e che guarda con preoccupazione ai nuovi conflitti del presente, il richiamo alla memoria di Władysław Findysz collega così la storia alla responsabilità contemporanea. La pace non può essere affidata soltanto alla diplomazia internazionale, così come non può essere ridotta a un sentimento individuale. È contemporaneamente cultura, politica, educazione, giustizia e capacità di costruire relazioni fondate sulla dignità della persona.

La lezione consegnata oggi dal Papa va dunque oltre l’udienza generale. Chiedere di sviluppare «un’autentica coscienza di pace» significa ricordare che ogni comunità, dalle grandi istituzioni fino alle realtà più vicine alle persone, è chiamata a misurarsi con la propria capacità di trasformare il conflitto in confronto e la divisione in ricerca di un bene condiviso. È un compito lento, quotidiano e spesso difficile. Ma proprio per questo, nelle parole di Leone XIV, la pace non appare come un’utopia lontana: diventa una responsabilità concreta che comincia dalla coscienza di ciascuno e, attraverso la società, può arrivare fino alla convivenza tra i popoli.

je.fe.

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