ATTUALITÀ - 19 agosto 2026, 12:00

A Doues il tempo rallenta: all’Alpe Le Vorbé un pomeriggio per ritrovare equilibrio, natura e relazioni

Sabato 22 agosto, all’Alpe Le Vorbé di Doues, un appuntamento del calendario Ben-être / Ben-essere propone un pomeriggio dedicato all’ascolto del corpo e alla contemplazione, tra metodo Feldenkrais, poesia, musica e paesaggio alpino

C’è un tempo che si misura con gli orologi e un altro, più difficile da quantificare, che si riconosce nella capacità di fermarsi, ascoltare e tornare a percepire ciò che nella frenesia quotidiana rischia di andare perduto. È proprio questo il senso dell’appuntamento organizzato all’Alpe Le Vorbé, nell’area degli antichi alpeggi di Doues, dove la montagna diventa il contesto naturale per un’esperienza dedicata al benessere individuale e alla qualità delle relazioni.

L’iniziativa, inserita nel calendario Ben-être / Ben-essere, è in programma sabato 22 agosto e propone un pomeriggio nel quale il rapporto con il proprio corpo e quello con l’ambiente circostante vengono messi al centro. Non si tratta soltanto di un’attività dedicata al relax, ma di una proposta che interpreta la montagna anche come spazio di rallentamento, consapevolezza e socialità.

Il primo momento è previsto dalle 15.30 alle 17.00, con una sessione di ascolto somatico attraverso il Metodo Feldenkrais, condotta da Paola Perotti. Il lavoro punta a favorire una maggiore consapevolezza del corpo attraverso movimenti dolci e un’attenzione particolare alla percezione, alla fluidità e all’equilibrio. In un contesto nel quale spesso il corpo viene considerato soltanto in funzione della prestazione, l’approccio proposto rovescia la prospettiva: il movimento diventa soprattutto uno strumento per ascoltarsi e comprendere meglio i propri ritmi.

La seconda parte dell’esperienza accompagnerà invece i partecipanti verso il tramonto. Al calar del sole, l’Alpe Le Vorbé ospiterà una sorta di dialogo tra paesaggio, musica e parola, con il flauto di Dora Strukan Garrone e la poesia di Umberto Druschovic. Le note e i versi saranno così inseriti nel paesaggio dei pascoli e degli antichi alpeggi, in un momento nel quale la dimensione artistica si intreccia con quella naturale.

Il valore dell’iniziativa sta anche nella sua capacità di proporre una concezione del benessere lontana dall’idea puramente individualistica del “prendersi cura di sé”. Ritrovare il proprio tempo significa infatti anche recuperare una dimensione collettiva: condividere un’esperienza, ascoltare, incontrare altre persone e vivere un luogo non semplicemente come scenario, ma come parte integrante dell’esperienza.

In questo senso, appuntamenti di questo tipo assumono anche un significato più ampio per le comunità di montagna. La valorizzazione del territorio non passa esclusivamente attraverso i grandi eventi o attraverso una fruizione turistica legata alla velocità e al consumo delle attrazioni. Può passare anche dalla capacità di costruire occasioni nelle quali ambiente, cultura, salute, socialità e identità locale si incontrano. Gli alpeggi e i paesaggi d’alta quota diventano così luoghi vivi, capaci di ospitare nuove forme di relazione senza perdere il legame con la propria storia.

Ai partecipanti viene consigliato di portare un tappetino e un cuscino per la sessione sul prato, oltre a una coperta leggera per il momento del tramonto. Più che un equipaggiamento particolare, però, l’appuntamento richiede la disponibilità a cambiare ritmo e a concedersi qualche ora lontano dalla frenesia quotidiana.

Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare Flavia al 366 903 6278.

L’appuntamento di Doues propone, in definitiva, una riflessione semplice ma tutt’altro che scontata: in una società nella quale il tempo viene sempre più spesso associato alla produttività, alla velocità e alla necessità di essere costantemente connessi, ritagliarsi uno spazio per ascoltare il proprio corpo, la musica, la poesia e il paesaggio può diventare una forma concreta di benessere. E la montagna valdostana, con i suoi silenzi e i suoi ritmi, può offrire proprio questo: non una fuga dalla realtà, ma la possibilità di tornarci con uno sguardo diverso.

je.fe.

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