CRONACA - 18 agosto 2026, 16:59

Carcere Brissogne, l’allarme dell’OSAPP: «Carcere fuori controllo». Ora servono risposte e verifiche

Un’aggressione denunciata dall’OSAPP riaccende i riflettori sulla Casa circondariale di Brissogne. Il sindacato chiede un’ispezione urgente del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e chiama in causa il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Sullo sfondo restano carenze di organico, difficoltà organizzative e un disagio che coinvolge detenuti e personale. Anche la Garante valdostana Adele Squillaci ha segnalato negli ultimi mesi criticità nella struttura

Carcere Brissogne, l’allarme dell’OSAPP: «Carcere fuori controllo». Ora servono risposte e verifiche

La parola «sfascio» è pesante. Ancora più pesante è l’espressione «fuori controllo». Ma sono proprio queste le parole utilizzate dall’OSAPP per descrivere la situazione della Casa circondariale di Brissogne-Aosta, dopo l’ennesimo episodio di tensione denunciato all’interno dell’istituto. Una denuncia sindacale che, proprio perché arriva in un carcere che da anni convive con problemi di organico e organizzazione, merita di essere presa sul serio e verificata nelle sedi competenti.

Secondo quanto riferito dall’OSAPP, nel tardo pomeriggio del 10 agosto 2026, un detenuto ristretto al secondo piano, in stato di agitazione, avrebbe colpito con una caffettiera un agente della Polizia penitenziaria impegnato nel proprio servizio. L’agente sarebbe stato accompagnato al Pronto soccorso, dove gli sarebbero stati riconosciuti tre giorni di prognosi, salvo complicazioni.

È questo l’episodio che ha fatto scattare una nuova presa di posizione del sindacato. Il segretario generale dell’OSAPP, Leo Beneduci, parla di una situazione che, «a causa di un caos organizzativo ormai evidente, sta diventando sempre più pericolosa». Una valutazione sindacale, naturalmente, che dovrà essere confrontata con quella dell’Amministrazione penitenziaria e con gli accertamenti sull’episodio. Ma il punto politico è un altro: se gli allarmi sulla sicurezza degli agenti continuano a ripetersi, non è sufficiente limitarsi a gestire l’emergenza episodio dopo episodio.

Beneduci rincara la dose sostenendo che «ormai la situazione del carcere di Brissogne-Aosta è completamente allo sfascio». L’OSAPP afferma inoltre di avere chiesto al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e al relativo Ufficio ispettivo un’ispezione sulle criticità denunciate, lamentando «silenzio, inerzia e immobilismo». Da qui la richiesta più politica: l’invio urgente di ispettori ministeriali e l’intervento diretto del ministro della Giustizia Carlo Nordio.

La richiesta non arriva, però, nel vuoto. I numeri ufficiali del Ministero della Giustizia restituiscono una fotografia che rende evidente almeno una parte delle difficoltà strutturali. Al 2 agosto 2026, a Brissogne risultavano 158 detenuti a fronte di 181 posti regolamentari. Il dato più significativo riguarda tuttavia il personale di Polizia penitenziaria: al 30 giugno 2026 gli effettivi erano 118, contro 149 unità previste. Significa una scopertura di 31 agenti, pari a circa il 21% dell’organico previsto.

E qui il tema smette di essere soltanto sindacale e diventa istituzionale. Perché sicurezza penitenziaria, condizioni di lavoro degli agenti, gestione dei detenuti e capacità di garantire percorsi di reinserimento sono facce della stessa medaglia. Un carcere non può essere sicuro se chi ci lavora è costantemente sottorganico; allo stesso tempo, la sicurezza non può essere perseguita sacrificando i diritti fondamentali delle persone detenute. È proprio l’equilibrio tra queste esigenze che dovrebbe rappresentare la misura della qualità dell’Amministrazione penitenziaria.

In questo quadro diventa inevitabile chiamare in causa anche la Garante dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Valle d’Aosta, Adele Squillaci. Il suo ufficio, nel bilancio dell’attività svolta nel 2025, ha trattato 73 casi relativi al carcere di Brissogne: 42 riguardavano condizioni di detenzione, rapporti con il personale, trasferimenti e lavoro, 14 il rapporto con l’USL per le visite mediche e 17 questioni riconducibili al Ministero della Giustizia o a problematiche private.

Numeri che raccontano un disagio articolato e che rendono particolarmente importante il ruolo della Garante. Non si tratta di stabilire chi abbia ragione tra sindacato, Amministrazione e popolazione detenuta, ma di mettere insieme tutti i tasselli di una situazione complessa. La stessa Adele Squillaci, nei mesi scorsi, ha evidenziato la presenza di carenze nel personale educativo, amministrativo e della Polizia penitenziaria. E ha segnalato anche una diminuzione delle richieste di colloquio da parte dei detenuti, definendola un fenomeno da monitorare.

È proprio questo il punto che dovrebbe spingere la politica valdostana e quella nazionale a non affrontare Brissogne soltanto quando accade qualcosa di grave. Nel febbraio 2026, in Consiglio regionale era stata nuovamente sollevata la questione delle criticità croniche della struttura, comprese quelle legate alla presenza stabile delle figure di vertice e alle ripercussioni sull’organizzazione, sull’ordine interno e sul coordinamento.

Anche sul versante sociale il quadro merita attenzione. Un documento del Ministero della Giustizia relativo al piano d’azione regionale sulla giustizia ha evidenziato un aumento dei detenuti con significativa sofferenza psico-emotiva e la difficoltà di garantire un adeguato accompagnamento psicologico. È un elemento che non può essere ignorato quando si analizzano episodi di forte agitazione all’interno dell’istituto: non per giustificare comportamenti violenti, ma per comprendere quali strumenti siano disponibili per prevenirli e gestirli prima che degenerino.

L’OSAPP, nella parte conclusiva della sua nota, sostiene che «non è più il momento del silenzio» e chiede un intervento prima che la situazione possa «ulteriormente degenerare», a tutela degli agenti e della sicurezza dell’istituto. È una richiesta che chiama direttamente in causa il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, il Ministero della Giustizia e, per quanto di competenza, le istituzioni valdostane.

Ora la questione è semplice: alle denunce devono seguire verifiche. Se le criticità denunciate dall’OSAPP sono fondate, occorre individuarle con precisione, assumersi le responsabilità e intervenire. Se invece alcune valutazioni sindacali risultassero eccessive, sarà altrettanto importante che l’Amministrazione fornisca dati, spiegazioni e risposte pubbliche. In entrambi i casi, il silenzio non aiuta nessuno.

Brissogne non è soltanto un luogo di detenzione. È un pezzo dell'apparato dello Stato in Valle d’Aosta, un luogo nel quale lavorano donne e uomini della Polizia penitenziaria, operatori sanitari, educatori, amministrativi e volontari e nel quale sono ristrette persone che devono scontare una pena nel rispetto della Costituzione. La sicurezza degli agenti e la dignità dei detenuti non sono obiettivi contrapposti: sono condizioni necessarie della stessa idea di carcere.

Per questo l’episodio del 10 agosto dovrebbe essere l’occasione per andare oltre l’ennesima polemica. Un’ispezione, se richiesta, può servire a fare chiarezza. Un confronto con la Garante Adele Squillaci può contribuire a mettere a sistema le criticità già rilevate. E un intervento del Ministero può finalmente verificare se a Brissogne esista davvero quel «caos organizzativo» denunciato dall’OSAPP oppure se, dietro gli episodi di tensione, ci siano problemi più circoscritti.

La vera sfida, in fondo, è evitare che il carcere torni a fare notizia soltanto dopo un’aggressione. Perché quando la sicurezza diventa una questione emergenziale, significa che qualcosa nella prevenzione non ha funzionato. E Brissogne, per la Valle d’Aosta, merita una risposta istituzionale all’altezza del problema: meno silenzi, più controlli, più personale e una strategia capace di tenere insieme sicurezza, legalità e reinserimento.

je.fe.

SU