ATTUALITÀ POLITICA - 18 agosto 2026, 20:39

La Valle paga, Roma prende, la Regione restituisce: ma questa è autonomia?

Incentivi, promozioni e contributi possono essere utili al tessuto economico valdostano, ma non possono diventare il paravento per una questione ben più pesante: il recupero delle risorse e dei diritti che spettano alla Valle d’Aosta in forza della sua autonomia. Mentre si distribuiscono sostegni alle imprese, aumentano le voci che gravano sui cittadini, dai carburanti agli oneri di sistema. E la domanda politica diventa inevitabile: chi difende davvero l’autonomia quando a essere toccate sono le tasche dei valdostani?

La Valle paga, Roma prende, la Regione restituisce: ma questa è autonomia?

C’è qualcosa di profondamente paradossale nella politica del “dare con una mano e togliere con l’altra”. Da una parte la Regione approva contributi, incentivi, promozioni e misure di sostegno alle attività economiche, mettendo in campo risorse pubbliche per sostenere operatori e imprese. Dall’altra, però, i cittadini valdostani continuano a sopportare imposizioni e meccanismi di prelievo che incidono direttamente sul costo della vita e sulla competitività del territorio.

E allora la domanda, per quanto scomoda, merita di essere posta: non sarebbe forse il caso di occuparsi prima di ciò che spetta alla Valle d’Aosta per diritto e soltanto dopo di decidere come distribuire ciò che rimane?

Il punto non è contestare in sé gli aiuti alle imprese. In una regione alpina, con costi strutturali elevati, mercato interno ridotto e difficoltà logistiche che pesano sulle attività economiche, gli interventi pubblici possono essere necessari. Ma un conto è una politica economica selettiva e lungimirante, un altro è trasformare il sostegno pubblico in una sorta di restituzione parziale di risorse che nel frattempo sono state drenate altrove.

Ed è proprio qui che entra in gioco l’autonomia speciale. Lo Statuto della Valle d’Aosta non dovrebbe essere tirato fuori soltanto nelle celebrazioni ufficiali o nei discorsi istituzionali. L’autonomia è soprattutto uno strumento di tutela degli interessi economici e sociali della comunità valdostana. Se esistono diritti finanziari, fiscali o di compartecipazione che spettano alla Regione, il compito della politica dovrebbe essere quello di farli valere con determinazione.

Prendiamo il tema dei carburanti. Gli oneri di sistema, insieme alla complessa stratificazione delle componenti fiscali e parafiscali che incidono sui prezzi, rappresentano una delle questioni che più direttamente finiscono sulle spalle di famiglie e imprese. In una regione dove l'automobile non è un lusso ma spesso una necessità quotidiana, soprattutto nei comuni di montagna e nelle vallate meno servite dal trasporto pubblico, ogni oscillazione significativa del prezzo del carburante produce effetti a cascata: trasporti più costosi, merci più care, maggiore spesa per i pendolari e ulteriori difficoltà per le imprese.

E qui arriva il nodo politico. Chi deve far emergere queste anomalie? Il cittadino, magari soltanto quando viene chiamato alle urne? Oppure dovrebbe essere la classe dirigente autonomista a sollevare quotidianamente il problema nelle sedi istituzionali competenti?

La risposta dovrebbe essere scontata. L'elettore ha certamente il diritto e il dovere di giudicare chi governa, ma non può essere trasformato nell'unico controllore di un sistema che dovrebbe funzionare proprio attraverso le istituzioni. Un'amministrazione regionale forte dovrebbe pretendere che ogni euro spettante alla Valle d'Aosta venga riconosciuto e che ogni eventuale penalizzazione venga contestata nelle sedi opportune.

Perché, altrimenti, si rischia un cortocircuito: lo Stato incassa, il cittadino paga e la Regione interviene successivamente con contributi e incentivi per attenuare gli effetti di una parte di quel peso. Una politica che può apparire generosa, ma che rischia di essere economicamente poco efficiente e soprattutto politicamente poco ambiziosa.

Il problema, insomma, non è l'“elemosina” in senso letterale, perché gli incentivi regionali non sono certo beneficenza: sono politiche pubbliche finanziate con denaro della collettività. Il problema è chiedersi se quelle risorse potrebbero essere utilizzate in modo ancora più efficace se, prima di distribuirle, la Valle d'Aosta riuscisse a difendere con maggiore fermezza le proprie prerogative finanziarie.

Il tema riguarda anche l'equità sociale. Un piccolo commerciante, un artigiano, un albergatore o una famiglia che vivono in una zona periferica possono ricevere un contributo regionale, ma continuano contemporaneamente a sostenere costi elevati per energia, carburanti, trasporti e servizi. Il contributo può alleviare il problema, ma non lo risolve alla radice.

E allora la vera sfida per la politica valdostana non dovrebbe essere soltanto inventare nuovi capitoli di spesa, ma ridurre le ragioni per cui quei capitoli di spesa diventano necessari.

È una differenza sostanziale. La prima è politica assistenziale. La seconda è politica autonomista.

Perché l'autonomia, se vuole conservare un significato concreto nel 2026, deve misurarsi con il portafoglio delle persone tanto quanto con i grandi principi istituzionali. Deve significare capacità di trattenere risorse, difendere competenze, negoziare con lo Stato e impedire che i cittadini valdostani paghino più di quanto sia giustificato dai meccanismi finanziari che regolano i rapporti tra Regione e Stato.

Gli incentivi possono essere utili. Le promozioni possono sostenere il commercio. I contributi possono aiutare le imprese. Ma non possono diventare la foglia di fico dietro la quale nascondere una questione politica ben più grande.

La Valle d'Aosta ha bisogno di una classe dirigente capace non soltanto di distribuire risorse, ma soprattutto di difenderle prima che vengano sottratte. Perché se prima si lascia uscire il sangue e poi si applaude chi porta il cerotto, il problema non è quanto sia generoso il cerotto: è perché nessuno abbia fermato l'emorragia.

E questa, per una regione che fonda una parte importante della propria identità politica sulla specialità e sull'autogoverno, è una domanda alla quale prima o poi bisognerà rispondere.

anonimo

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