FEDE E RELIGIONI - 17 agosto 2026, 08:00

Léon XIV: «La table de Dieu est préparée pour tous». L’Église appelée à dépasser les frontières

Al centro della riflessione del Papa c’è la donna cananea del Vangelo: una straniera, estranea al popolo d’Israele, che tuttavia non rinuncia a chiedere a Gesù la guarigione della figlia. La sua insistenza, inizialmente respinta, diventa infine una manifestazione di fede capace di sorprendere gli stessi discepoli e lo stesso Gesù

Léon XIV: «La table de Dieu est préparée pour tous». L’Église appelée à dépasser les frontières

«La table de Dieu est préparée pour tous». È forse questa la frase che meglio riassume il messaggio di Léon XIV all’Angelus di domenica 16 agosto, pronunciato dalla place de la Liberté a Castel Gandolfo, all’indomani della solennità dell’Assunzione della Vergine Maria.

Al centro della riflessione del Papa c’è la donna cananea del Vangelo: una straniera, estranea al popolo d’Israele, che tuttavia non rinuncia a chiedere a Gesù la guarigione della figlia. La sua insistenza, inizialmente respinta, diventa infine una manifestazione di fede capace di sorprendere gli stessi discepoli e lo stesso Gesù.

Per Léon XIV, proprio questa pagina evangelica contiene una lezione preziosa per la Chiesa contemporanea: Dio può agire anche oltre i confini che gli uomini hanno tracciato.

La donna cananea non appartiene al popolo eletto e non sembra avere, secondo le convenzioni religiose del tempo, alcun titolo per avanzare la propria richiesta. Eppure è lei a riconoscere in Gesù il Messia, chiamandolo «Figlio di Davide». La sua fede supera così le barriere culturali, religiose e sociali.

Il Papa invita quindi la Chiesa a «lasciarsi sorprendere dall’opera di Dio» e a non rinchiudere la propria missione entro confini già stabiliti. È un invito particolarmente significativo in un mondo attraversato da nuove divisioni, identità contrapposte e conflitti.

«La missione della Chiesa è anticipata dalla grazia divina che agisce nel segreto delle coscienze», ha ricordato Léon XIV.

Non si tratta, dunque, soltanto di andare incontro agli altri, ma anche di accettare che l’incontro possa modificare le proprie certezze e persino i propri programmi. «In ogni incontro», ha sottolineato il Pontefice, «anche quelli che sconvolgono i nostri progetti», occorre saper ascoltare, guardare e aprire il cuore per comprendere ciò che Dio vuole comunicare.

La figura della cananea diventa così anche un richiamo all’umiltà. La sua fede non nasce dal potere né dalla pretesa, ma dalla fiducia e dalla determinazione. Ed è proprio questa donna, inizialmente considerata estranea, a diventare testimone dell’universalità della salvezza.

«La tavola di Dio è preparata per tutti e le briciole non sono riservate a nessuno», ha affermato il Papa.

Parole che assumono un peso particolare di fronte alle disuguaglianze, alle discriminazioni e a tutte quelle barriere che finiscono per negare la dignità della persona. Per Léon XIV, la fede cristiana non può restare indifferente davanti a queste realtà.

Il messaggio dell’Angelus acquista così una dimensione che va oltre la sola meditazione spirituale. In una società nella quale le frontiere non sono soltanto geografiche, ma anche sociali, economiche e culturali, il Papa propone una Chiesa capace di riconoscere l’azione di Dio anche laddove non si aspetterebbe di trovarla.

Il Pontefice ha infine ricordato la responsabilità della Chiesa in un mondo «tourmenté», attraversato da guerre e divisioni e sempre più bisognoso di pace.

«Siamo la Chiesa di Gesù Cristo in un mondo tormentato, alla ricerca della pace», ha affermato Léon XIV, affidando questa missione all’intercessione della Vergine Maria.

Un richiamo che si lega anche alla sua enciclica Magnifica humanitas, nella quale il Papa presenta il Magnificat come il canto di coloro che imparano a guardare la realtà con gli occhi di Dio e, proprio per questo, non perdono la speranza e agiscono nella carità.

Da Castel Gandolfo arriva dunque un messaggio netto: la Chiesa non è chiamata a difendere confini, ma a riconoscere dove la grazia sta già operando. La donna cananea, straniera e inizialmente esclusa, diventa nel Vangelo colei che indica la strada.

È una lezione che Léon XIV affida alla Chiesa di oggi: ascoltare prima di giudicare, accogliere prima di escludere e avere il coraggio di lasciarsi sorprendere da Dio.

Perché, nella prospettiva del Papa, la tavola è già apparecchiata. E il posto, alla fine, è per tutti.

red

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