L'estate sta finendo. Lo dice una vecchia canzone, lo raccontano le giornate che si accorciano, le prime mattine con quel filo d'aria fresca che scende dalle montagne e persino i tavolini dei bar che, la sera, cominciano a svuotarsi un po' prima. Ma per la Valle d'Aosta l'estate che finisce non è soltanto una questione di calendario. Perché con settembre comincia un autunno politico che potrebbe essere molto più importante di quanto lasci intendere la calma apparente di questi giorni.
Sulla politica valdostana continua infatti a pesare soprattutto una domanda: che cosa succederà a Renzo Testolin? Dopo la sentenza del Tribunale di Aosta che ne aveva dichiarato la decadenza, il ricorso in appello ha sospeso gli effetti della decisione e consentito al presidente di tornare alla guida della Regione. Ora si attende il pronunciamento della Corte d'appello. È una vicenda che, al di là delle ragioni di ciascuno e delle legittime interpretazioni politiche, ha finito per occupare una quantità enorme di spazio. Ma la Valle non può permettersi di vivere sospesa in attesa di una sentenza. Perché nel frattempo la vita va avanti, e con essa vanno avanti i problemi che non aspettano né i tribunali né i partiti.
Va avanti, per esempio, la preparazione del bilancio regionale, che sarà uno dei primi veri banchi di prova della politica valdostana dopo questa estate. Ci sono risorse importanti da mettere a terra e decisioni che riguardano direttamente il futuro della nostra comunità: infrastrutture, enti locali, imprese, servizi, giovani, territorio. Avere soldi da spendere è certamente una fortuna, ma saperli spendere bene è una responsabilità. E forse sarebbe arrivato il momento di giudicare la politica valdostana meno dalle dichiarazioni e più dalla capacità di trasformare le risorse dell'autonomia in servizi, opportunità e qualità della vita.
Perché poi ci sono i problemi di tutti i giorni, quelli che difficilmente finiscono nei titoli dei giornali ma che sono molto più importanti delle nostre interminabili discussioni politiche. Prendiamo la sanità: le liste d'attesa continuano a essere uno dei termometri più impietosi della qualità dei servizi pubblici. Si fanno riunioni, si studiano soluzioni, si annunciano interventi e si monitorano i numeri. Tutto necessario, per carità. Ma al cittadino che aspetta una visita o un esame interessa soprattutto una cosa: sapere quando potrà curarsi. E in una regione piccola come la nostra questo dovrebbe essere ancora più evidente. Abbiamo sempre rivendicato il valore della nostra autonomia anche perché dovrebbe consentirci di costruire risposte più rapide e più vicine alle persone. L'autonomia, però, non può essere soltanto una competenza da difendere: deve essere un risultato che i cittadini possono vedere e toccare.
Lo stesso discorso vale per la sicurezza. Anche qui sarebbe un errore oscillare tra due estremi: far finta che il problema non esista oppure trasformare ogni episodio di cronaca in un'emergenza. La sicurezza è una cosa molto più concreta: significa poter rientrare a casa la sera senza paura, poter chiudere un negozio senza sentirsi abbandonati, poter vivere i propri paesi e le proprie città senza avere la sensazione che qualcuno abbia preso possesso degli spazi pubblici. Servono presenza, prevenzione, forze dell'ordine, collaborazione tra istituzioni e cittadini. E serve soprattutto una politica capace di distinguere la sicurezza vera dalla propaganda sulla sicurezza.
Poi c'è l'acqua, che questa estate ci ha ricordato una cosa che forse avevamo dimenticato: anche in montagna non è una risorsa infinita. La siccità ha creato problemi all'agricoltura e dovrebbe obbligarci a ragionare non soltanto su come affrontare l'emergenza, ma su come gestire il territorio nei prossimi anni. Invasi, reti, manutenzione, agricoltura, energia, cambiamenti climatici: sono temi che possono sembrare lontani quando piove, ma diventano improvvisamente drammatici quando l'acqua non arriva. E la politica seria, in fondo, è proprio quella che si occupa dei problemi quando ancora non sono diventati emergenze.
E allora eccoci qui. L'estate sta finendo e la Valle si prepara al suo solito autunno fatto di Consiglio Valle, bilanci, commissioni, vertici, conferenze stampa, dichiarazioni, repliche e controrepliche. Ma sarebbe bello che questa volta riuscissimo ad aspettarci qualcosa di più. Non soltanto sapere chi avrà ragione sul caso Testolin, chi starà in maggioranza e chi all'opposizione, chi riuscirà a conquistare un posto in più o a conservarne uno che già possiede. Vorrei sapere chi avrà il coraggio di mettere al centro dell'agenda la Valle reale: quella degli anziani che aspettano una visita, degli agricoltori che guardano il cielo sperando nella pioggia, dei piccoli commercianti che chiedono più sicurezza, dei giovani che cercano una casa e un lavoro senza essere costretti a scendere dalla montagna, dei sindaci che ogni giorno devono tenere in piedi servizi essenziali con risorse e personale che non sono mai abbastanza.
Questa è la Valle che dovrebbe interessarci. Una comunità che continua a credere nella propria autonomia e che proprio per questo ha il diritto di pretendere qualcosa in più dalla propria politica. Perché l'autonomia non è un alibi: è una responsabilità. E forse questo dovrebbe essere il vero tema dell'autunno valdostano. Non soltanto chi sarà presidente, ma quale Valle vogliamo costruire quando l'estate sarà davvero finita.
Le montagne resteranno lì, come sempre. I problemi anche. La differenza, questa volta, la farà la capacità della politica di affrontarli prima che diventino emergenze.
Buon autunno, Valle d'Aosta. Ne avremo bisogno.
L’estate sta finendo
L'été s'achève. Une vieille chanson nous le rappelle, mais ce sont surtout les journées qui raccourcissent, les premières matinées où l'air frais descend des montagnes et même les terrasses des cafés qui commencent à se vider un peu plus tôt le soir qui nous le font sentir. Pour la Vallée d'Aoste, pourtant, la fin de l'été n'est pas seulement une question de calendrier. Car avec septembre s'annonce un automne politique qui pourrait être bien plus important que ne le laisse penser le calme apparent de ces derniers jours.
Dans la politique valdôtaine, une question continue surtout de peser : que va-t-il advenir de Renzo Testolin ? Après le jugement du Tribunal d'Aoste qui avait prononcé sa déchéance, le recours en appel a suspendu les effets de cette décision et permis au président de reprendre pleinement ses fonctions à la tête de la Région. Il faut désormais attendre la décision de la Cour d'appel. C'est une affaire qui, au-delà des raisons des uns et des autres et des différentes lectures politiques que l'on peut en faire, a occupé une place considérable dans le débat public. Mais la Vallée d'Aoste ne peut pas se permettre de rester suspendue à l'attente d'un jugement. Car pendant ce temps, la vie continue, tout comme les problèmes qui, eux, n'attendent ni les tribunaux ni les partis politiques.
Il y a notamment la préparation du budget régional, qui constituera l'un des premiers véritables tests pour la politique valdôtaine après cet été. Des ressources importantes devront être engagées et des décisions seront prises sur des sujets qui concernent directement l'avenir de notre communauté : infrastructures, collectivités locales, entreprises, services publics, jeunesse, territoire. Disposer de moyens financiers est évidemment une chance ; savoir les utiliser correctement est une responsabilité. Peut-être est-il temps de juger davantage notre politique sur sa capacité à transformer les ressources de l'autonomie en services, en opportunités et en qualité de vie, plutôt que sur ses déclarations et ses promesses.
Car il y a ensuite les problèmes du quotidien, ceux qui font rarement les gros titres mais qui sont autrement plus importants que nos interminables querelles politiques. Prenons la santé : les listes d'attente restent l'un des indicateurs les plus impitoyables de la qualité des services publics. On se réunit, on cherche des solutions, on annonce des mesures, on surveille les chiffres. Tout cela est nécessaire, bien sûr. Mais pour le citoyen qui attend une consultation ou un examen, une seule chose compte vraiment : savoir quand il pourra être soigné. Et dans une petite région comme la nôtre, cela devrait être encore plus évident. Nous avons toujours défendu la valeur de notre autonomie, notamment parce qu'elle devrait nous permettre de construire des réponses plus rapides et plus proches des citoyens. Mais l'autonomie ne peut pas être seulement une compétence à défendre : elle doit être un résultat que les citoyens peuvent constater concrètement.
Le même raisonnement vaut pour la sécurité. Là aussi, il serait erroné de tomber dans l'un ou l'autre des deux excès : faire comme si le problème n'existait pas ou transformer chaque fait divers en urgence absolue. La sécurité est quelque chose de beaucoup plus concret : pouvoir rentrer chez soi le soir sans avoir peur, pouvoir fermer son commerce sans se sentir abandonné, pouvoir vivre dans son village ou dans sa ville sans avoir le sentiment que quelqu'un s'est approprié les espaces publics. Il faut de la présence, de la prévention, des forces de l'ordre, une coopération entre les institutions et les citoyens. Et surtout une politique capable de distinguer la sécurité réelle de l'exploitation politique de la peur.
Il y a aussi l'eau. Cet été nous a rappelé quelque chose que nous avions peut-être oublié : même en montagne, cette ressource n'est pas inépuisable. La sécheresse a créé des difficultés pour l'agriculture et devrait nous obliger à réfléchir non seulement à la manière de gérer l'urgence, mais aussi à la façon dont nous voulons gérer notre territoire dans les années à venir. Retenues d'eau, réseaux, entretien, agriculture, énergie, changement climatique : autant de sujets qui peuvent sembler lointains lorsqu'il pleut, mais qui deviennent soudain dramatiques lorsque l'eau vient à manquer. Et la politique sérieuse, au fond, c'est précisément celle qui s'occupe des problèmes avant qu'ils ne deviennent des urgences.
Et nous voilà donc arrivés à l'automne. L'été s'achève et la Vallée d'Aoste se prépare à retrouver son rythme habituel : Conseil de la Vallée, budget, commissions, réunions, conférences de presse, déclarations, répliques et contre-répliques. Mais il serait bien que, cette fois, nous soyons en droit d'attendre davantage. Pas seulement de savoir qui aura raison dans l'affaire Testolin, qui sera dans la majorité ou dans l'opposition, qui gagnera une place ou parviendra à conserver celle qu'il occupe déjà. J'aimerais savoir qui aura le courage de placer au centre de l'agenda la Vallée réelle : celle des personnes âgées qui attendent une consultation, des agriculteurs qui regardent le ciel en espérant la pluie, des petits commerçants qui demandent davantage de sécurité, des jeunes qui cherchent un logement et un emploi sans être contraints de quitter la montagne, des maires qui, chaque jour, tentent de maintenir des services essentiels avec des moyens et du personnel qui ne sont jamais suffisants.
C'est cette Vallée-là qui devrait nous intéresser. Une communauté qui continue de croire en son autonomie et qui, précisément pour cette raison, a le droit d'attendre davantage de ceux qui la gouvernent. Car l'autonomie n'est pas un alibi : c'est une responsabilité. Et c'est peut-être cela qui devrait être le véritable sujet de l'automne valdôtain. Pas seulement de savoir qui sera président, mais de savoir quelle Vallée nous voulons construire lorsque l'été sera définitivement terminé.
Les montagnes, elles, seront toujours là. Les problèmes aussi.
La différence, cette fois, dépendra de la capacité de la politique à les affronter avant qu'ils ne deviennent des urgences.
Bon automne, Vallée d'Aoste. Nous en aurons besoin.





