CRONACA - 15 agosto 2026, 20:13

Carovana dei ghiacciai 2026, l’allarme che dalle Alpi francesi arriva in Valle d’Aosta

Dal 17 agosto al 3 settembre la VII edizione della campagna internazionale di Legambiente attraverserà l’arco alpino. Dopo la prima tappa in Francia, dal 20 al 24 agosto riflettori puntati sui ghiacciai del Monte Bianco. Al centro del viaggio il ritiro dei ghiacci, la sicurezza delle montagne, le risorse idriche e la necessità di una nuova governance europea degli ecosistemi d’alta quota

Carovana dei ghiacciai 2026, l’allarme che dalle Alpi francesi arriva in Valle d’Aosta

Il ghiaccio si ritira, le temperature aumentano, il permafrost perde stabilità e i versanti diventano più vulnerabili. È questa la fotografia che farà da sfondo alla VII edizione di Carovana dei ghiacciai 2026, la campagna internazionale promossa da Legambiente, in collaborazione con CIPRA Italia e con la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana, che dal 17 agosto al 3 settembre attraverserà l’arco alpino con l’obiettivo di osservare sul campo lo stato di salute dei ghiacciai e richiamare l’attenzione sulle conseguenze della crisi climatica.

Quest’anno il viaggio assume anche un significato internazionale. La prima tappa, infatti, supera i confini italiani e porta la Carovana in Francia, sul ghiacciaio della Grande Motte, nel cuore delle Alpi della Vanoise e del Parco nazionale della Vanoise, la prima area protetta francese, istituita nel 1963, e una delle più importanti realtà di conservazione dell’ambiente alpino in Europa.

Dopo l’appuntamento francese, la Carovana arriverà in Valle d’Aosta dal 20 al 24 agosto, concentrando l’attenzione sui ghiacciai del Monte Bianco. Una tappa particolarmente significativa per una regione che ha nella montagna, nell’acqua e nell'ambiente alpino non soltanto una componente essenziale della propria identità, ma anche una risorsa economica, turistica e territoriale.

Il tema, dunque, non riguarda soltanto la ricerca scientifica o la tutela dell'ambiente. Riguarda direttamente il futuro delle comunità alpine.

La Carovana comincerà il proprio percorso martedì 18 agosto, con il ritrovo alle ore 9.00 presso la funicolare Perce-Neige, da dove partirà l’escursione verso il ghiacciaio della Grande Motte.

Durante l’uscita in quota saranno osservate le morfologie glaciali e saranno approfonditi i cambiamenti che stanno interessando il ghiacciaio attraverso il contributo di un gruppo di esperti composto da Giulia Mazzotti, idrologa dell’Institut des Géosciences de l’Environnement IGE-INRAE, Emmanuel Thibert, glaciologo dello stesso istituto, Philip Deline, geomorfologo dell’Université Savoie Mont Blanc, e Marco Giardino, vicepresidente della Fondazione Glaciologica Italiana e docente dell’Università di Torino.

La presenza contemporanea di idrologi, glaciologi e geomorfologi evidenzia la complessità del fenomeno. Il ritiro di un ghiacciaio non è infatti soltanto una questione legata alla quantità di ghiaccio che scompare. Cambiano la disponibilità e la stagionalità dell’acqua, le condizioni del terreno, la stabilità dei versanti e gli equilibri degli ecosistemi.

È proprio questa interconnessione a rendere sempre più delicato il rapporto tra cambiamento climatico e territori alpini.

Il secondo appuntamento è previsto per mercoledì 19 agosto alle ore 14.00, presso l’ingresso della Riserva naturale Gran Sassière.

Qui la Carovana incontrerà il Parco nazionale della Vanoise nell’ambito del progetto Interreg Alpine Space Waterwise, dedicato anche alla gestione delle risorse idriche e alla protezione delle aree naturali.

Il Parco nazionale della Vanoise venne istituito nel 1963, in una fase nella quale la progressiva pressione esercitata dalle attività umane sulla montagna aveva reso evidente la necessità di proteggere gli ultimi grandi spazi naturali alpini. La sua storia è inoltre strettamente collegata a quella del Parco nazionale del Gran Paradiso, nato dall'esperienza della Riserva Reale di Caccia istituita nel 1856.

Il rapporto tra le due realtà è diventato nel tempo anche istituzionale: il Parco della Vanoise e il Gran Paradiso sono gemellati dal 1972.

Il dato territoriale è significativo: il Parco nazionale della Vanoise comprende un'area di circa 1.250 chilometri quadrati, confermandosi come una delle maggiori aree protette dell’Europa occidentale.

All'incontro prenderanno parte Emma Denise, del Parco nazionale della Vanoise, Solène Pignard, responsabile del progetto Water Wise per le Riserve naturali di Francia, Nicolas Vernon, guardiaparco del Parco nazionale della Vanoise, oltre a Vanda Bonardo, presidente di CIPRA Italia e responsabile Alpi di Legambiente, Marco Giardino ed Elisa Leo di Legambiente e del progetto Water Wise.

È un confronto che assume particolare valore anche per la Valle d'Aosta, perché i confini amministrativi non coincidono con quelli degli ecosistemi alpini. Un ghiacciaio, un bacino idrografico, una falda o un sistema di versanti non si fermano davanti a una frontiera.

Il 20 agosto la conferenza sullo stato di salute del ghiacciaio

Il momento centrale della prima tappa sarà giovedì 20 agosto alle ore 10.00, quando nella sala conferenze del Comune di Tignes, in 238 boucle du Rosset, si terrà la conferenza stampa dedicata allo stato di salute del ghiacciaio della Grande Motte.

Sarà anche l'occasione per affrontare il tema del Lac de Rosolin, lago glaciale collegato alla dinamica del ghiacciaio e ai possibili rischi derivanti dalle cosiddette GLOF, acronimo di Glacial Lake Outburst Floods: improvvise inondazioni provocate dalla rottura o dal collasso di un bacino glaciale.

Il fenomeno introduce un elemento che va oltre il semplice dibattito sul cambiamento climatico. Il ritiro dei ghiacciai può trasformare progressivamente la geografia stessa dell'alta montagna, creando nuovi laghi, modificando i sistemi di drenaggio e aumentando in determinate condizioni la possibilità di eventi improvvisi.

A richiamare l'attenzione su questo aspetto è Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e della campagna Carovana dei ghiacciai. Bonardo sottolinea che le Alpi sono sempre più fragili a causa delle alte temperature e della crisi climatica, evidenziando il susseguirsi di crolli e frane e l'accelerazione della fusione glaciale. Nel suo intervento, la rappresentante di Legambiente richiama in particolare l'attenzione sul ghiacciaio della Grande Motte e sul Lac de Rosolin, chiedendo un monitoraggio più attento dei rischi legati alle GLOF e, più in generale, agli effetti del riscaldamento climatico, dal degrado del permafrost all'instabilità dei versanti.

Ed è qui che la Carovana dei ghiacciai entra direttamente nel cuore della questione valdostana.

Dal 20 al 24 agosto il programma prevede infatti una tappa in Valle d'Aosta, dedicata ai ghiacciai del Monte Bianco.

Per la Valle d'Aosta non si tratta di un appuntamento marginale. Il Monte Bianco rappresenta uno degli elementi più riconoscibili del paesaggio alpino europeo e, contemporaneamente, un sistema ambientale nel quale gli effetti del cambiamento climatico sono destinati ad avere conseguenze che interessano molto più della sola dimensione paesaggistica.

La trasformazione dei ghiacciai riguarda l'acqua, l'agricoltura, l'idroelettrico, il turismo, l'alpinismo, la sicurezza dei territori e la gestione delle emergenze.

Per una regione come la Valle d'Aosta, dove l'economia e l'organizzazione territoriale sono profondamente legate alla montagna, il tema assume quindi una dimensione politica.

La domanda non è soltanto quanto ghiaccio perderanno le Alpi nei prossimi decenni. La domanda è come dovranno cambiare le politiche pubbliche per gestire una montagna che non sarà più quella conosciuta dalle generazioni precedenti.

È proprio questa la direzione indicata dal manifesto che accompagnerà tutte le tappe della Carovana: il Manifesto per una governance dei ghiacciai e delle risorse connesse, promosso da Club Alpino Italiano, CIPRA Italia, Fondazione Glaciologica Italiana e Legambiente e sottoscritto da oltre 90 sigle.

L'obiettivo è spostare il dibattito dalla sola conservazione del ghiaccio alla gestione complessiva degli ecosistemi collegati ai ghiacciai.

La parola chiave è governance.

Significa mettere insieme ricerca scientifica, amministrazioni pubbliche, comunità locali, gestori delle risorse idriche, mondo agricolo, turismo e protezione civile. E significa anche superare una visione esclusivamente nazionale delle Alpi.

La stessa Carovana, attraversando Francia, Valle d'Aosta, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Piemonte, rende evidente che il problema ha una dimensione transfrontaliera e interregionale.

Dopo la Francia e la Valle d'Aosta, il programma proseguirà infatti dal 24 al 26 agosto in Lombardia, sul ghiacciaio dei Forni; dal 26 al 29 agosto in Friuli Venezia Giulia, sul ghiacciaio del Montasio; infine dal 31 agosto al 3 settembre in Piemonte, sul ghiacciaio del Coolidge-Monviso.

Cinque territori, cinque sistemi glaciali, ma una sola grande questione: come affrontare la trasformazione delle Alpi.

Per la Valle d'Aosta è anche una questione economica

La discussione sul futuro dei ghiacciai non può essere separata dall'economia valdostana.

Il turismo è uno dei settori maggiormente esposti ai cambiamenti della montagna. La progressiva riduzione della disponibilità di neve e la trasformazione degli ambienti glaciali obbligano già oggi gli operatori a interrogarsi sulla capacità di adattamento del modello turistico.

Ma il problema non riguarda soltanto lo sci.

Il progressivo cambiamento dell'alta quota può incidere sull'escursionismo, sull'alpinismo, sul turismo naturalistico e scientifico, sulla gestione dei rifugi e sulla stessa accessibilità di alcune aree.

Contemporaneamente c'è la questione dell'acqua. I ghiacciai rappresentano una componente del complesso sistema di accumulo e rilascio idrico delle Alpi. La loro progressiva riduzione modifica inevitabilmente gli equilibri stagionali e impone una riflessione sulla gestione della risorsa idrica.

Per la Valle d'Aosta, che ha una forte vocazione idroelettrica e una tradizione agricola legata all'utilizzo dell'acqua, questo aspetto merita particolare attenzione.

La crisi climatica, quindi, non è soltanto una questione ambientale. È anche una questione economica e infrastrutturale.

C'è poi il tema della sicurezza.

Il degrado del permafrost, la fusione del ghiaccio e l'instabilità delle pareti rocciose possono modificare le condizioni di sicurezza dell'alta montagna. Frane, crolli e fenomeni di instabilità possono interessare infrastrutture, sentieri, vie alpinistiche e aree frequentate da residenti e turisti.

Per una regione alpina significa investire sempre di più nella prevenzione, nel monitoraggio e nella conoscenza scientifica del territorio.

È una trasformazione importante anche dal punto di vista delle politiche regionali. La montagna che cambia richiede infatti una capacità di previsione maggiore e una collaborazione sempre più stretta tra amministrazioni, università, enti di ricerca, protezione civile e comunità locali.

La tappa valdostana della Carovana può essere letta anche attraverso la particolare condizione istituzionale della regione.

La Valle d'Aosta, grazie al proprio Statuto speciale, dispone di competenze e strumenti che in molti settori consentono una maggiore capacità di intervento rispetto alle regioni ordinarie. La tutela della montagna, la gestione del territorio e delle risorse rappresentano quindi ambiti nei quali la dimensione dell'autonomia può diventare anche una responsabilità concreta.

L'autonomia, di fronte al cambiamento climatico, non può però significare isolamento.

Al contrario, proprio la natura transfrontaliera dei problemi alpini rende necessario un coordinamento con Francia, Svizzera, Piemonte e gli altri territori dell'arco alpino.

La sfida potrebbe quindi essere quella di utilizzare l'autonomia non soltanto per amministrare meglio il territorio valdostano, ma per costruire una capacità politica e scientifica della Valle d'Aosta di essere protagonista nel confronto europeo sul futuro delle Alpi.

È un passaggio culturale prima ancora che istituzionale: non subire il cambiamento della montagna, ma partecipare alle decisioni su come governarlo.

Un altro strumento che accompagnerà le tappe della Carovana sarà la piattaforma politico-culturale “Governare le Alpi che cambiano”, che Legambiente presenterà nei diversi appuntamenti.

Il titolo contiene già una precisa impostazione: il cambiamento climatico non viene considerato soltanto come un fenomeno da osservare, ma come una trasformazione alla quale le istituzioni devono rispondere.

Per le comunità alpine il tema è particolarmente delicato. La montagna non può essere trasformata in un museo del passato, ma neppure può essere trattata come un territorio nel quale continuare a operare ignorando i nuovi limiti ambientali.

Servono equilibrio, investimenti, ricerca e capacità di programmazione.

E soprattutto serve una discussione che coinvolga chi vive in montagna tutto l'anno.

I giornalisti interessati a seguire la Carovana possono accreditarsi inviando una e-mail all'indirizzo carovanadeighiacciai@legambiente.it.

Per partecipare alle diverse iniziative della tappa è inoltre necessario compilare il relativo form previsto dal programma.

La campagna può essere seguita anche attraverso i canali social di Legambiente, su Facebook, Instagram e YouTube.

Per sostenere il progetto e contribuire alle attività di monitoraggio e divulgazione è possibile utilizzare la pagina ufficiale dedicata alla campagna: Sostieni Carovana dei Ghiacciai

Il viaggio della Carovana dei ghiacciai arriva dunque in Valle d'Aosta in un momento nel quale parlare di ghiacciai significa parlare di futuro.

Il ghiaccio che arretra non è soltanto una fotografia destinata a cambiare il paesaggio. È un indicatore di trasformazioni profonde che coinvolgono acqua, biodiversità, sicurezza, turismo, economia e organizzazione del territorio.

La Valle d'Aosta, per posizione geografica, storia e competenze istituzionali, può avere un ruolo importante in questa partita. La sua dimensione ridotta può essere un limite, ma può anche diventare un vantaggio: permette di sperimentare politiche territoriali integrate, mettere in rete ricerca e amministrazione e costruire una strategia specifica per una regione interamente inserita nell'ambiente alpino.

Il punto, in fondo, non è soltanto salvare i ghiacciai. È capire quale rapporto vogliamo costruire con una montagna che sta cambiando rapidamente.

La Carovana dei ghiacciai porta questo messaggio oltre i confini italiani. E la tappa valdostana può diventare l'occasione per trasformare l'allarme scientifico in una discussione politica più ampia: quale Valle d'Aosta vogliamo costruire nell'epoca delle Alpi che cambiano?

Perché il ghiaccio può continuare a diminuire, ma la capacità delle comunità alpine di prepararsi al cambiamento dipende dalle decisioni che verranno prese oggi.

pi.mi.

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