Chez Nous - 15 agosto 2026, 08:00

De bonnes nouvelles

Buone notizie

De bonnes nouvelles

Una buona notizia, finalmente, c'è. Nella zona compresa tra la Torre del Lebbroso e Bramafan sarà installato un sistema di videosorveglianza. È un intervento che va salutato positivamente, soprattutto in un'area della città dove da tempo residenti e frequentatori segnalano problemi legati alla sicurezza, al degrado e alla vivibilità.

Ma proprio perché è una buona notizia, sarebbe un errore considerarla la soluzione del problema.

La sicurezza di una città non può essere costruita attraverso interventi a pioggia, decisi di volta in volta nel luogo in cui i cittadini riescono ad alzare più forte la voce. E non può nemmeno dipendere dalla capacità dei residenti di farsi ascoltare dall'amministrazione comunale, mentre altri attendono pazientemente che qualcuno si occupi dei problemi sotto casa.

La videosorveglianza è uno strumento. Importante, certamente. Ma resta uno strumento. Installare telecamere e poi lasciarle senza un controllo attento, costante e scrupoloso rischia di trasformare un investimento sulla sicurezza in una sorta di presa in giro per i cittadini.

La tecnologia, da sola, non vigila. Sono le persone che devono osservare le immagini, individuare le situazioni anomale e, quando necessario, attivare tempestivamente chi deve intervenire. Altrimenti si rischia di avere occhi elettronici puntati sulla città ma nessuno realmente incaricato di guardare.

E allora la domanda dovrebbe essere un'altra: qual è il piano complessivo del Comune per la sicurezza, il decoro e la vivibilità dell'intero agglomerato urbano di Aosta?

Perché Torre del Lebbroso e Bramafan non possono essere un caso isolato. Se oggi si interviene lì perché i cittadini hanno segnalato con insistenza una situazione problematica, domani dove si interverrà? E con quali criteri? Sulla base delle proteste più rumorose oppure sulla base di una programmazione precisa?

Servirebbe un piano organico, costruito anche ascoltando i residenti di tutti i quartieri, nel quale individuare le aree più esposte, stabilire le priorità, coordinare videosorveglianza, illuminazione, presenza sul territorio, manutenzione e decoro urbano. Un piano da presentare pubblicamente alla città, perché la sicurezza riguarda tutti e non soltanto chi, esasperato da una situazione, decide di farsi sentire.

Dunque, bene le telecamere. Anzi, benissimo quando servono e quando sono inserite in una strategia seria.

Ma non facciamo l'errore di confondere una telecamera con una politica della sicurezza.

Aosta ha bisogno di una visione complessiva. Ha bisogno di sapere dove vuole arrivare e con quali strumenti. E soprattutto ha bisogno di un'amministrazione che non aspetti che i cittadini alzino la voce per accorgersi che esiste un problema.

Le buone notizie, insomma, vanno salutate. Ma dopo le buone notizie devono arrivare anche le buone politiche.

Buone notizie

piero.minuzzo@gmail.com

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