Ad Aosta il libro diventa così il punto di partenza per parlare di una realtà che, soprattutto negli ultimi anni, è entrata con forza nel dibattito pubblico europeo: quella delle conseguenze umane dei conflitti e del rapporto tra memoria personale e grandi vicende della storia. L'incontro organizzato dalle ACLI e da IPSIA Valle d'Aosta si inserisce infatti in un percorso più ampio dedicato alla pace, ai diritti e alla giustizia sociale, nel quale la dimensione culturale viene utilizzata come strumento per favorire conoscenza e dialogo.
L'autrice Sarah Mustafa sarà presente alla Libreria Brivio Due e dialogherà con Mauro Montalbetti, consigliere IPSIA – ACLI Valle d'Aosta, e con Giancarlo Rosso, coordinatore di Voci di Pace in Valle d'Aosta. La scelta di affidare a un romanzo il compito di affrontare questioni così complesse è significativa: la letteratura consente infatti di riportare le grandi vicende geopolitiche alla dimensione delle persone, delle relazioni e delle scelte individuali.
Il giorno che non ti ho ucciso, pubblicato da Homo Scrivens nel 2026, è ambientato nella Pavia degli anni Settanta, in un'Italia attraversata dalle lotte operaie e dalle forti tensioni politiche e sociali dell'epoca. Al centro della storia ci sono Carla, giovane operaia impegnata nella battaglia per i diritti sul lavoro, e Omar, giovane palestinese costretto a confrontarsi con l'esilio e con la violenza della guerra. Le loro vicende personali finiscono per incrociarsi con la grande Storia, mettendo in relazione il mondo delle lotte sociali italiane con la questione palestinese. Il romanzo intreccia quindi amore, politica, classe sociale, esilio e conflitto, facendo della relazione tra i due protagonisti anche una riflessione sulla possibilità di conservare la propria umanità quando la violenza sembra diventare l'unico linguaggio possibile. Il volume conta 268 pagine ed è stato pubblicato il 29 maggio 2026.
È proprio questo intreccio a rendere l'appuntamento valdostano qualcosa di più della semplice presentazione di una novità editoriale. Il tema della Palestina viene affrontato attraverso una storia ambientata in un'altra epoca, ma capace di mettere in discussione anche il presente. La guerra, infatti, non produce soltanto conseguenze militari e territoriali: genera migrazioni, separazioni familiari, traumi, perdita di riferimenti, impoverimento e profonde fratture sociali. Parlare di esilio significa dunque parlare anche di identità e di appartenenza, mentre affrontare il tema della pace significa interrogarsi sulle condizioni politiche e sociali che rendono possibile una convivenza fondata sui diritti.
L'iniziativa arriva dopo la proiezione del docufilm Sar'a e dopo l'incontro con le donne pacifiste di Combatants for Peace, confermando la volontà delle organizzazioni promotrici di costruire in Valle d'Aosta un percorso continuativo di informazione e sensibilizzazione. L'obiettivo non sembra essere quello di limitarsi alla cronaca dei conflitti, ma di mettere in contatto il pubblico con testimonianze, esperienze e punti di vista differenti, nella convinzione che la conoscenza rappresenti una delle condizioni necessarie per affrontare questioni internazionali spesso ridotte, nel dibattito quotidiano, a contrapposizioni schematiche.
In questo senso assume rilievo anche il ruolo delle ACLI e di IPSIA, realtà che operano nell'ambito del Terzo settore e che fanno della partecipazione sociale, della solidarietà e della promozione dei diritti una parte significativa della propria attività. Il progetto nel quale è inserita l'iniziativa è REAL, realizzato con il finanziamento ministeriale concesso per l'anno 2025 ai sensi dell'articolo 72, comma 1, del Decreto legislativo 117 del 2017, e successive modificazioni.
Ma che cos'è, concretamente, questo decreto? Il Decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 è il cosiddetto Codice del Terzo settore, uno dei pilastri della riforma avviata con la legge 6 giugno 2016, n. 106. Il provvedimento ha riordinato e sistematizzato la disciplina degli enti che operano nel Terzo settore, definendone caratteristiche, attività, strumenti di finanziamento, rapporti con le amministrazioni pubbliche e forme di partecipazione alla vita sociale.
Il riferimento contenuto nel comunicato all'articolo 72 non è quindi puramente burocratico. Quella disposizione istituisce infatti un Fondo per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale nel Terzo settore. Le risorse sono destinate a sostenere iniziative promosse da organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e fondazioni del Terzo settore iscritte al Registro unico nazionale del Terzo settore (RUNTS). Il finanziamento avviene sulla base di indirizzi ministeriali e di specifici avvisi pubblici che individuano obiettivi, aree di intervento e attività finanziabili.
È un aspetto interessante anche dal punto di vista politico e sociale, perché fotografa il ruolo assunto dal Terzo settore nella società contemporanea. Lo Stato non considera più queste realtà soltanto come soggetti beneficiari di eventuali contributi, ma riconosce loro una funzione nella realizzazione di attività di interesse generale. Nel caso di iniziative come quella promossa ad Aosta, questo significa trasformare una presentazione libraria in un momento di educazione alla cittadinanza, confronto e sensibilizzazione su temi che hanno una evidente dimensione internazionale ma ricadute concrete anche nelle comunità locali.
C'è poi un elemento economico e sociale da non trascurare. Le guerre producono costi che vanno ben oltre la spesa militare: coinvolgono sistemi sanitari, istruzione, abitazioni, occupazione, flussi migratori e reti di assistenza. Le conseguenze si trasferiscono anche sui Paesi che accolgono chi fugge dai conflitti e, più in generale, sulle comunità chiamate a confrontarsi con fenomeni migratori e nuove fragilità. Per questo iniziative che affrontano il tema dell'esilio e dello sradicamento possono avere una valenza concreta anche in una realtà territoriale come la Valle d'Aosta, dove il rapporto tra identità, mobilità e pluralità culturale costituisce una componente importante della società contemporanea.
La presentazione di sabato 22 agosto alle ore 18, dunque, si colloca all'incrocio tra cultura e attualità. Da una parte c'è un romanzo che racconta una storia d'amore e di conflitto sullo sfondo degli anni Settanta; dall'altra c'è la necessità, ancora attuale, di comprendere cosa accade quando le grandi crisi internazionali entrano nella vita quotidiana delle persone. La scelta di utilizzare la letteratura come strumento di discussione può contribuire proprio a superare la distanza tra le immagini della guerra che arrivano quotidianamente attraverso i media e la comprensione delle esperienze individuali che quelle immagini rappresentano.
In un momento storico nel quale il confronto sulla Palestina e sul Medio Oriente è spesso segnato da forti polarizzazioni, appuntamenti di questo tipo acquistano quindi un significato particolare. Non necessariamente perché una presentazione letteraria possa risolvere controversie politiche di enorme complessità, ma perché può creare uno spazio nel quale ascoltare, interrogarsi e mantenere aperta la possibilità del dialogo. Ed è forse proprio questa la sfida più ampia che iniziative come quella delle ACLI, di IPSIA e di Voci di Pace pongono alla comunità valdostana: fare della cultura non soltanto un luogo di memoria, ma anche uno strumento per comprendere il presente e immaginare, attraverso il confronto e la conoscenza, un futuro nel quale la pace non sia soltanto l'assenza della guerra, ma una concreta condizione di giustizia e dignità.





