Confcommercio ha scelto uno strumento semplice: un questionario, anonimo e aperto ai cittadini, per raccogliere opinioni e preoccupazioni su viabilità, traffico, sicurezza, impatto sui negozi di vicinato, qualità urbana, carico e scarico delle merci, rapporto con il contesto residenziale e futuro dell'area verde.
Non è un referendum e Confcommercio non sostiene che debba esserlo. L'associazione ha chiarito di voler utilizzare gli elementi raccolti per formulare osservazioni formali nell'ambito della procedura urbanistica.
È, dunque, un'iniziativa di partecipazione. E proprio per questo dovrebbe essere salutata con favore.
Il sindaco Raffaele Rocco, nella nota diffusa oggi, pone una questione che non può essere ignorata: un questionario non può sostituire le valutazioni tecniche previste da una variante urbanistica.
È evidente.
La viabilità deve essere verificata attraverso dati e studi. Gli eventuali effetti sul traffico devono essere misurati. Rumore, sicurezza, ambiente, inserimento urbanistico e sostenibilità dell'intervento richiedono valutazioni tecniche. E le osservazioni alla variante devono essere esaminate per il loro contenuto e non semplicemente contate come voti favorevoli o contrari.
Su questo punto sarebbe sbagliato alimentare un equivoco.
Ma proprio perché la distinzione tra partecipazione e procedimento urbanistico è evidente, viene da chiedersi perché il Comune senta la necessità di precisarla con tanta insistenza.
Confcommercio, infatti, non sta chiedendo al sindaco di trasformare il questionario in una perizia tecnica. Sta cercando di dare voce a cittadini e operatori economici prima di presentare le proprie osservazioni.
E questa è una cosa diversa.
Il punto, allora, non è contestare al sindaco il diritto di spiegare come funziona una procedura urbanistica.
Il punto politico è un altro.
Un'amministrazione comunale dovrebbe avere l'ambizione di stare dentro il confronto, non di commentare dall'esterno le modalità con cui un'organizzazione rappresentativa decide di promuoverlo.
Confcommercio ha promosso una consultazione. Bene.
Il Comune, anziché spiegare che un questionario non è una verifica tecnica, potrebbe fare un passo ulteriore: sedersi a un tavolo con Confcommercio, i residenti, le categorie economiche e gli altri soggetti interessati e affrontare nel merito le questioni sollevate.
Perché è esattamente questo che ci si aspetterebbe da un'amministrazione che dice di voler ascoltare.
Il sindaco afferma che «ascoltare non significa dare automaticamente per dimostrata una preoccupazione». È un'affermazione condivisibile.
Ma vale anche il contrario: verificare una preoccupazione non significa delegittimare chi quella preoccupazione la solleva.
E soprattutto non significa che l'amministrazione debba entrare nel merito dell'opportunità o della metodologia di un'iniziativa autonoma promossa da un'associazione di categoria.
Confcommercio rappresenta una parte della comunità economica cittadina. È quindi assolutamente legittimo che si interroghi sugli effetti che una nuova grande struttura commerciale potrebbe produrre sul commercio di prossimità.
Può farlo attraverso studi, osservazioni, incontri, assemblee e anche attraverso un questionario.
Non spetta al Comune stabilire quale strumento sia più o meno opportuno per raccogliere il punto di vista dei commercianti e dei cittadini.
Spetterà poi all'amministrazione valutare le osservazioni secondo le procedure previste dalla legge.
È questa la fisiologia di un confronto democratico.
E c'è un'altra questione che non dovrebbe essere sottovalutata: il commercio di vicinato può anche non essere, in senso stretto, un parametro tecnico della variante urbanistica, come ricorda il Comune. Ma è certamente una componente della qualità e della vitalità urbana.
Una città non è soltanto una sommatoria di volumetrie, parcheggi, indici urbanistici e flussi di traffico.
È anche fatta di negozi, relazioni, persone e servizi.
La discussione non dovrebbe ridursi allo scontro tra chi è favorevole e chi è contrario al supermercato.
Su questo, ancora una volta, il sindaco ha ragione.
La domanda più seria è quale Quartiere Dora vogliamo tra cinque, dieci o vent'anni.
Quale sarà l'impatto della nuova volumetria? Come cambierà la viabilità? Quali effetti ci saranno sul commercio esistente? Come sarà organizzato il carico e scarico? Quale sarà l'impatto sulla vivibilità dei residenti? Che fine farà l'area verde? Quali compensazioni o opere pubbliche saranno previste? E soprattutto: questa trasformazione risponde davvero a una strategia complessiva per il quartiere oppure rappresenta semplicemente l'approvazione di un singolo intervento?
Sono domande politiche prima ancora che tecniche.
E proprio per questo meritano un confronto politico e pubblico.
Il Comune ha tutto il diritto di difendere la correttezza della procedura.
Non dovrebbe però permettersi il lusso di trasformarsi nel giudice dell'iniziativa con cui Confcommercio prova a coinvolgere la comunità.
Perché se l'amministrazione è davvero convinta che tutte le preoccupazioni debbano essere ascoltate e verificate, la risposta più naturale non è un comunicato nel quale si spiega perché un questionario non può dimostrare un impatto.
La risposta naturale è: incontriamoci.
Apriamo un tavolo.
Mettiamo intorno allo stesso tavolo Comune, Confcommercio, residenti, operatori economici e, per quanto di competenza, i soggetti coinvolti nella trasformazione.
Facciamo emergere i dati.
Mettiamo a confronto le diverse posizioni.
Verifichiamo le criticità.
E se alcune preoccupazioni saranno infondate, emergerà dai numeri e dagli studi. Se invece saranno fondate, sarà altrettanto doveroso affrontarle.
Questa sarebbe la vera partecipazione.
Per questo l'iniziativa di Confcommercio va sostenuta, senza trasformarla in una crociata contro il progetto.
Compilare il questionario non significa essere contro il supermercato.
Significa esercitare il diritto di dire la propria su una trasformazione che riguarda un pezzo importante della città.
E significa anche chiedere all'amministrazione comunale di non limitarsi a ricordare quali sono i confini formali della procedura, ma di dimostrare nella pratica quella disponibilità all'ascolto che il sindaco rivendica.
La politica, dopotutto, non può essere soltanto applicazione delle procedure.
Le procedure sono indispensabili.
Ma una buona amministrazione dovrebbe avere anche la capacità di costruire consenso, ascoltare le comunità e cercare soluzioni prima che le decisioni diventino definitive.
Sul Quartiere Dora sarebbe ancora possibile farlo.
Confcommercio ha aperto una porta. Il Comune, invece di spiegare perché quella porta non conduce direttamente alla decisione urbanistica, dovrebbe semplicemente attraversarla. E convocare un tavolo vero.





