CRONACA - 11 agosto 2026, 16:00

Dai ghiacci del Cervino a “Blu Notte”, Mirella Gherardi racconta la scienza che restituisce un nome

A Rhêmes-Notre-Dame sala piena per il medico legale valdostano e il suo “Storia criminale dell’identificazione personale”. Dal 19 settembre sarà su Rai 3 al fianco di Carlo Lucarelli, come esperta medico-legale

Dai ghiacci del Cervino a “Blu Notte”, Mirella Gherardi racconta la scienza che restituisce un nome

C’è un filo che attraversa quasi due secoli di storia: parte dai bassifondi della Parigi dell’Ottocento, passa attraverso fotografie segnaletiche, impronte digitali, misurazioni del corpo e arriva fino al DNA. Ma soprattutto attraversa vite, corpi e identità. Perché dietro ogni tecnica investigativa, prima ancora del colpevole da individuare, può esserci una persona alla quale restituire un nome.

È attorno a questo tema che domenica 9 agosto, al Café du Coin di Rhêmes-Notre-Dame, Mirella Gherardi, medico specialista in Medicina Legale e autrice di Storia criminale dell’identificazione personale, edito da Le Lucerne, ha accompagnato il pubblico in un viaggio tra scienza, diritto, storia e investigazione.

Una serata partecipata, con il salone pieno nonostante il maltempo, costruita come un dialogo con Pasquale La Torre, storico bibliotecario, capace di portare il racconto ben oltre la semplice presentazione editoriale.

Perché il libro di Gherardi è certamente divulgazione, ma poggia su un solido impianto scientifico. È il risultato di una ricerca documentale ampia e di una lunga esperienza professionale, trasformate però in una narrazione accessibile anche a chi di medicina legale non sa nulla. Un approccio che caratterizza anche il podcast dell'autrice dedicato ai personaggi e ai casi che hanno fatto la storia dell'identificazione personale. Il volume, pubblicato nel 2025, conta 240 pagine ed è patrocinato dalla Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni.

Quando la medicina incontra il diritto

Una delle domande dalle quali è partito l'incontro è apparentemente semplice: che cosa fa davvero un medico legale? Non soltanto autopsie. E non soltanto morti.

Il medico legale lavora nel punto in cui la medicina incontra il diritto. Può essere chiamato a rispondere a un numero enorme di domande, differenti a seconda delle necessità investigative del magistrato: stabilire le cause e le modalità di una morte, determinarne l'epoca, interpretare lesioni e reperti, ma anche occuparsi dei viventi e, naturalmente, contribuire all'identificazione di una persona.

Ed è proprio l'identificazione il cuore del libro.

Gherardi ripercorre l'evoluzione delle tecniche che hanno permesso, nel corso del tempo, di sottrarre uomini e donne all'anonimato. Un cammino nel quale scienza, diritto e cultura si intrecciano continuamente e dove, accanto alle grandi intuizioni, trovano spazio anche errori, casualità e personaggi le cui vite sembravano destinate a tutt'altro.

Tra questi c'è Eugène-François Vidocq, figura quasi romanzesca: criminale e frequentatore dei bassifondi diventato collaboratore della polizia francese. È con uomini come lui che comincia a prendere forma l'idea, rivoluzionaria per l'epoca, che le informazioni sui criminali debbano essere raccolte, organizzate, archiviate e rese disponibili alle indagini.

Poi arriveranno Alphonse Bertillon e l'antropometria, la fotografia segnaletica, i pionieri delle impronte digitali e infine la grande rivoluzione del DNA. Un'evoluzione che il libro ricostruisce attraverso personaggi e casi che hanno segnato la storia delle scienze forensi.

Tredici anni per restituire un nome

Ma la storia forse più intensa raccontata domenica sera è anche quella più vicina alla Valle d'Aosta. È la vicenda dalla quale nasce il libro.

Dai ghiacci del Cervino riaffiorarono i resti di un uomo scomparso molti decenni prima. Con lui erano rimasti alcuni effetti personali: sci, un orologio, un portafoglio. Non c'era un crimine da risolvere e proprio per questo, inizialmente, non esisteva quell'urgenza investigativa che accompagna un procedimento penale.

Gherardi, però, iniziò a occuparsene. Furono recuperati e studiati i resti e gli oggetti, vennero raccolti i campioni disponibili e realizzato un identikit. Poi cominciò una ricerca destinata a durare anni. Tredici anni. La soluzione, alla fine, arrivò anche grazie a uno strumento che con i laboratori forensi sembrerebbe avere poco a che fare: i social network.

Identificare significa restituire una persona alla propria storia

Non serve necessariamente un assassino da trovare. A volte il risultato di un'indagine è semplicemente – e immensamente – permettere a qualcuno di sapere che cosa sia accaduto a un fratello, a uno zio, a una persona attesa per anni.

Ed è anche questa vicenda, conferma la documentazione editoriale del volume, ad aprire Storia criminale dell'identificazione personale e a dare origine al viaggio attraverso due secoli di scienza forense.

Dal 19 settembre Gherardi con Carlo Lucarelli su Rai 3

Dalla serata di Rhêmes-Notre-Dame è arrivata anche un'anticipazione importante sul prossimo impegno di Mirella Gherardi.

Dal 19 settembre sarà in prima serata su Rai 3 accanto a Carlo Lucarelli, come medico legale esperto, nelle sei puntate del ritorno televisivo di Blu Notte.

Un ruolo particolarmente significativo perché, come spiegato durante l'incontro, sarà la prima volta che la trasmissione si avvarrà della presenza di un medico legale in qualità di esperto.

Il ritorno di Lucarelli in prima serata su Rai 3 era stato anticipato nelle scorse settimane: il nuovo ciclo sarà dedicato a casi irrisolti, riportando in televisione, dopo anni, il metodo narrativo che ha reso Blu Notte uno dei programmi simbolo del racconto della cronaca nera italiana.

Per Gherardi sarà quasi la prosecuzione naturale, attraverso un altro linguaggio, del lavoro portato avanti nel libro: osservare il dettaglio, interpretare la traccia e spiegare ciò che la scienza può dire, distinguendolo da ciò che invece non può dimostrare.

Perché uno dei messaggi emersi con maggiore forza durante la serata di Rhêmes è proprio questo: la traccia è un linguaggio. Un'impronta, un frammento biologico, un osso, una fotografia o un segno sul corpo possono trasformarsi in un codice da interpretare.

Dal criminale Vidocq che intuì l'importanza di archiviare le caratteristiche dei delinquenti fino alle moderne banche dati genetiche, gli strumenti sono cambiati radicalmente. Non è cambiata, invece, la domanda che sta all'origine di tutto: chi è questa persona?

Ed è forse questa la chiave più affascinante del racconto di Mirella Gherardi. La medicina legale non cerca soltanto prove e colpevoli. Cerca nei corpi e nelle cose ciò che può sottrarre un essere umano all'anonimato.

A volte per risolvere un crimine.

Altre, semplicemente, per restituire un nome, una storia e finalmente una risposta a chi è rimasto ad aspettarla.

Il prossimo appuntamento con Mirella Gherardi e Storia criminale dell’identificazione personale è in programma domenica 16 agosto alle 18.30 all’Hôtel Notre Maison, in frazione Vetan a Saint-Pierre. L’autrice presenterà il volume dialogando con Maria Cristina Ronc.

red.

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